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20 aprile 2013

Web dipendenza tra i giovani, aumentano i pericoli sul web

Crescono gli internauti
Web Dipendenza

Web Dipendenza

Ecco cos’è la web dipendenza: prevenzione e cura, sintomi e cause. Quali sono i rischi di chi passa troppo tempo in rete e come evitarlo.

Cos’è la web dipendenza, chi ne è vittima, cause e pericoli di chi passa parecchio tempo su internet.

Il web e la sua inevitabile non circoscrivibilità di tecnologia.

L’inafferrabilità giuridica dei confini di internet, la sua incontenibile fluidità e casualità, l’assenza di un’etica del web (netiquette) universalmente condivisa rappresentano oggi più che mai delle zone d’ombra nelle quali spesso possibilità e pericoli finiscono inevitabilmente per intrecciare i loro destini.

Una dato è certo: i nostri ragazzi sono in assoluto i fruitori più attivi della rete, oltre che i suoi utilizzatori più “esperti” e “precoci”.

Utenti giovanissimi che, nonostante non siano ancora compiutamente alfabetizzati, dimostrano una eccezionale padronanza e una competenza quasi istintiva dei mezzi informatici. Con tutte le gioie e i dolori che una simile penetrazione virtuale rende plausibili in termini educativi e formativi.

Web Dipendenza: cause e i pericoli di chi passa molto tempo davanti ad internet

Secondo le ultime stime europee, i minori trascorrerebbero in media circa  90 minuti al giorno al PC. (Complice anche la diffusione di smartphone, tablet ecc, che permettono una connettività praticamente ininterrotta). Progressione crescente per le fasce d’età compresa tra i 15 e i 18 anni.

A preoccupare è, soprattutto,il sensibile abbassamento del cosiddetto “svezzamento virtuale”:  Il battesimo del web avverrebbe sempre più presto: in media attorno ai 9 anni, spesso prima della cosiddetta età scolare.

Una ricerca ha confermato un trend in spaventosa crescita della web dipendenza, specie tra i 12-13enni. Circa il 32% dei nostri teenager  dà il suo numero di cellulare a persone conosciute in rete. Il 27% accetta appuntamenti al buio. Il 20% circa condivide foto e filmati di nudo/semi-nudo con “conoscenti virtuali” (il cosiddetto Sexting). Il 54% invia/riceve messaggi hard, mentre il 17% dichiara di aver avuto rapporti intimi “off line” con persone raggiunte tramite social network, chat, forum, blog ecc. Per non parlare dei cam-ager, i minori che si spogliano on line (per gioco o per soldi), quelli che vendono foto piccanti, video e persino intimo, quelli che giocano d’azzardo, scommettono ecc.

Percentuali di web dipendenza che salgono  vertiginosamente tra i 16 e i 17 anni, anche se con gradi di vulnerabilità diversi.

Statistiche solo parzialmente mitigate da quella che è la situazione italiana all’interno del panorama europeo della web dipendenza.

 

Social network nell’occhio del ciclone della web dipendenza

Nonostante tutto, rispetto alle medie UE, i minori dello Stivale si avvicinano più tardi ad Internet (10 anni, contro i 7 dei paese più all’avanguardia). Colpa della storica difficoltà del nostro paese a garantire a scuole e famiglie un accesso Internet in linea con gli standard comunitari.

I famosi “motivi di studio”, certo, restano una delle principali attività in rete, al pari di delle  attività cosiddette ludiche: scambiare messaggi con i propri coetanei , vedere video, giocare, ascoltare musica.

La net-compulsion Quasi il 60 % dei nostri ragazzi, secondo la ricerca STC, possiede almeno un profilo su social come Twitter, Facebook, Linkedin, MSN. Proprio i social network, infatti, paiono essere divenuti negli ultimi anni il bersaglio privilegiato di un fuoco di artiglieria sempre più deciso, che vede in prima fila migliaia fra genitori, educatori e specialisti di settore (diritto, psicologia ecc). Luoghi virtuali frequentatissimi dai minori, i social rappresentano oggi le aree più sensibili sotto il profilo della sicurezza on line. Terreni accidentati per chiunque, figuriamoci per quelle categorie tradizionalmente più “deboli”.

Le cause della social web dipendenza: isolamento, crisi della famiglia  e difficoltà relazionali. Anonimato, facilità di registrazione e di utilizzo, possibilità di incontro ed interconnessione infinita, visibilità/esibizionismo, condivisione di materiali personali, rapidità ed occasionalità dei contatti ecc sono alcune delle ragioni che spingono questa eccezionale affermazione dei social tra gli under 18. In tanti si presentano con un’identità fittizia e giocano a fare i “grandi”, dichiarando un’età spesso molto superiore a quella reale. Il motivo di solito è lo stesso: il baby smanettone, in fuga da una realtà famigliare sempre più precaria, bazzica i social perché sente di riuscire ad esprimere se stesso meglio “on line” che non “face to face”.

La responsabilità dei genitori sulla web dipendenza dei minori

Tutti i genitori moderni o quasi tutti dimostrano una grande flessibilità rispetto alla percezione di Internet come strumento indispensabile, del quale i loro piccoli non possono fare a meno.

Pc, videogiochi, tablet, smart phone ecc sono tutti strumenti di navigazione d’uso comune, che molti minori maneggiano ormai con una perizia e, soprattutto, con un’autonomia sempre crescenti, in molti casi addirittura superiori a quelle dei genitori stessi.

Quasi sempre a dominare è una sorta di fiducia passiva nel comportamento del minore: Internet ce l’hanno tutti e lo utilizzano tutti. Che male c’è? Atteggiamento “kamikaze”, incoraggiato puntualmente da una fondamentale ignoranza dei rischi connessi ad un uso “inconsapevole” del web e della conseguente web dipendenza. Molti genitori, anzi, si dicono esaltati dalla precocità con cui il loro bambino è riuscito al familiarizzare col pc, coccolando, viziando ed assecondo tutti i desiderata di questi enfant prodige della tastiera. “Mi fido dei mie figli”, si difendono i genitori. “Mamma e papà si fidano di me”, confermano i figli.

Il risultato? La navigazione tende a divenire un’esperienza sempre più individuale: il 50% dei teenager suole collegarsi dalla propria cameretta, il 33% da telefono mobile o pad digitale. Ben l’87% si connette da casa e il 63% da scuola. Tutti in rigorosa autonomia.

Morale, i genitori sono quasi sempre impreparati e disorientati. Non riescono, cioè, ad accompagnare adeguatamente e consapevolmente il minore nella scoperta e nella corretta pratica dell’attività digitale. Esiste, insomma, un problema di “educazione informatica” che riguarda tanto i genitori quanto i minori.

I pericoli della web dipendenza: adescamento sul web e cyberbullismo

Abitudini massicciamente diffuse, poco controllate o peggio ancora ignorate, che trasformano il web un far west legale in cui il minore è minacciato ad ogni passo da un’infinità di pericoli.

Il grooming e la web dipendenza sono la piaga più diffusa nella rete? Senz’altro l’adescamento dei minori sul web. 1.274 le segnalazioni ricevute dalla Polizia Postale nel 2012 rispetto alle 1.087 del 2011. I profili social, quasi sempre aperti all’insaputa dei genitori anche da bambini di 9-10 anni falsando identità ed età per una media di 5 profili per minore,  sono le vetrine privilegiate dai potenziali abusanti. Da un’indagine condotta dal Moige nel 2012 è emerso, infatti, che 1 minore su 2 è stato contattato via web più volte con proposte indecenti da persone sconosciute. Il profilo del cyber-adescatore può essere assai variabile: altri adolescenti (giovanissimi pedofili in erba), vicini, parenti, amici di famiglia, semplici sconosciuti. In generale si tratta di uomini “al di sopra di ogni sospetto”, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, scapoli e senza precedenti penali.

Lucido ed eccezionalmente paziente, l’adescatore on line è solito creare un profilo ad hoc e contattare minori che normalmente già conosce (anche superficialmente). In alternativa “spulcia” la rete alla ricerca di profili compatibili, spesso presentandosi come coetaneo. La tecnica di adescamento più frequente è il “grooming”: l’abusante, in una fase preliminare, tenta un approccio goliardico, cerca di instaurare e coltivare un rapporto con la vittima, di captarne la fiducia attraverso lusinghe, giochi, scommesse, salvo poi passare a richieste più esplicite.

Web Dipendenza, chat e ambienti più pericolosi

Il molestatore chiede al minore informazioni anagrafiche e personali e di mostrarsi via chat, per saggiarne la “disponibilità”, dopodiché sposta gradatamente la conversazione su temi di carattere esplicitamente hard. Il passo successivo è chiedere il numero di cellulare per ottenere un accesso più diretto e rapido alla vittima. L’obiettivo? Passare dall’incontro virtuale a quello reale o, in alternativa, ottenere direttamente dal minore materiale fotografico e video.

Per non parlare del preoccupante proliferare di siti illegali, “invisibili” gestiti da privati (non necessariamente adescatori) o, peggio, da vere e proprie organizzazioni criminali dedite alla produzione e al commercio di materiale illecito.

Ma allarmanti sono anche le percentuali relative al gioco d’azzardo tra i minori. Secondo il X Rapporto Telefono Azzurro/Eurispes sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza,  1 bambino su 4, in Italia, riferirebbe di giocare on line “a soldi” (poker-room e slot on line), spesso perché lo ha visto fare ad amici e genitori, e di scommettere (scommesse sportive su tutte) soldi solitamente sottratti di nascosto a genitori e parenti, ottenuti in prestito da amici o addirittura guadagnati attraverso prestazioni poco lecite.

A cresce, nel contempo, è anche la web dipendenza, nota tra gli specialisti come Internet Addiction Disorder. Sempre secondo la suddetta ricerca, nel nostro paese, circa il 47% degli under 18 ammetterebbe di non riuscire a staccare mani ed occhi dal pc e di accusare sindromi astinenziali ogni volta che sono costretti ad allontanamenti prolungati . Un abuso patologico, evidente soprattutto nei cosiddetti bimbi touch, che annovera tra le sue cause fondamentali una crescente tendenza all’isolamento domestico, le ormai classiche difficoltà coniugali tra genitori (crisi della famiglia) ed una sempre più endemica incapacità relazionale tra coetanei ecc.

Psicopatologie dei minori in rete

Apatie, instabilità emotiva, disturbi cognitivi e della memoria, ritiro dalle relazioni sociali, indifferenza ai doveri e alla cura fisica (igiene), vertigini, insonnia, disturbi dell’attenzione, danni alla postura sono solo il normale corollario di un rapporto chiaramente disfunzionale coi moderni mezzi informatici.

Per contenuti a rischio, vanno intesi anche siti, gruppi, pagine, community, forum, blog inneggianti all’odio razziale, alla guerra, alla violenza, ad ideologie criminali (fascismo, nazismo ecc), al terrorismo ed in generale all’assunzione di  condotte diseducative e devianti.  Un terzo dei nostri  ragazzi (33,9%), ad esempio, naviga in siti che esaltano una fisicità eccessivamente artefatta (fisici rifatti, dopati ecc), il 19,3% bazzica siti che istigano alla violenza, alla xenofobia (13,1%), alla criminalità (12,1%), l’anoressia (9,9%) addirittura il suicidio (4,9%).

Tra tradizione e novità, invece, si colloca un fenomeno di cui solo da qualche anno si è cominciato a parlare con una certa insistenza ed interesse, ossia  il bullismo elettronico o cyber bullismo.

Il caso più eclatante nel nostro Paese (nonché quello che ha dato il via al dibattito nel nostro paese) è quello del 2006, quando tre 17enni di un istituto torinese, hanno pestato in classe un loro compagno autistico, riprendendo l’aggressione (premeditata, con tanto di inneggiamenti vari al nazismo) e caricando il video su Youtube.

Il filmato, presto finito tra i “ video più divertenti”, fu rimosso solo più tardi.

Si tratta una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta assai diffusa tra i minori dell’era 2.0, attuata attraverso internet, telefoni cellulari ecc. contro singoli coetanei o gruppi di coetanei allo scopo di molestare, irridere, diffamare, minacciare e, spesso, ricattare la vittima anche in vista di “favori” di natura economica e intima.

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