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9 giugno 2013

Numero Chiuso e Crisi delle Università: Il numero chiuso è una tematica scottante: Antonio Santoro del Cnsu

Secondo una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani il numero chiuso non viola il diritto allo studio. Qual è la tua opinione sul numero chiuso e su questa storica sentenza?

 “Il numero chiuso è una tematica assai scottante, difficile da affrontare. Io sono contrario al numero chiuso, in linea di principio. Per fare in modo che un sistema formativo sia a numero chiuso bisogna fare in modo che poi tutti gli iscritti abbiano la stessa qualità della formazione. Se ci sono le risorse e le competenze per fare in modo che il numero chiuso non crei squilibri formativi tra gli studenti bene, altrimenti no. Occorre adottare degli strumenti che eliminino gli svantaggi. L’anno zero ed altri tipi di iniziative possono andare bene se vanno nella direzione di annullare gli effetti negativi del numero chiuso. In linea di principio sono assolutamente contrario, poi nella pratica bisogna verificare se in alcune situazione il numero chiuso non sia davvero necessario e lavorare per ridurre quanto più possibile questo genere di situazioni, avendo come metro di misura la qualità della didattica per ogni singolo studente.”

In tempi di spending review e di trasparenza si parla, tra le altre cose, anche di riduzione dei costi degli organi di Ateneo. A cominciare dagli stipendi dei rettori. Sei d’accordo con questa operazione? 

“Sulla necessita di rendere i processi più trasparenti sono assolutamente d’accordo. Bisogna rendere pubbliche le cifre che vengono percepite da docenti, personale, dirigenti. L’importante in ogni caso è che queste cifre siano proporzionate alle responsabilità che si vanno a ricoprire, cioè siano giuste. Bisogna che ci sia razionalità, buonsenso ed etica su certe questioni. Credo anche, però, che si faccia molta retorica sulle indennità, il grande nodo della questione specie quando si parla di sprechi e spending review. Ci sono una serie di spese inutili , sprechi belli e buoni che non vengono tenuti in considerazione e che meriterebbero altrettanta attenzione. Se si agisce su questo tipo di sprechi e si cerca di migliorare, avremo sicuramente un’altra strada per recuperare denaro. Chiaramente riduzione dei costi degli organi di ateneo e eliminazione degli sprechi non sono discorsi in contraddizione, anzi. Certamente se i rettori si riducessero l’ingaggio in un momento di difficoltà come quello che l’università sta vivendo, sarebbe un atto bellissimo. Tuttavia io sarei più contento se il rettore piuttosto che abbassarsi lo stipendio facesse interventi che vadano nella direzione di abbassare i costi in generale così che i soldi risparmiati vengano restituiti agli studenti in termini di borse di studio, tasse più leggere, ecc.

Come si colloca l’Unisa rispetto al tema degli sprechi e della tassazione (borse di studio in primis)?

“Nel programma di tassazione che noi abbiamo approvato, ancora, ci sono tre nuove fasce che percepiscono redditi molto alti, per cui i soldi della tassazione di queste fasce benestanti vengono investiti per aiutare le famiglie più in difficoltà o che hanno a carico più di uno studente. Per quanto riguarda le borse di studio, il problema è che il sistema funzione a base regionale , quindi risente molto della situazione finanziaria delle singole regioni. Sia io che il CNSU proporremo un sistema di diritto allo studio di respiro nazionale che non sia penalizzante soprattutto per le regioni del sud che sono quelle che vivono le situazioni di bilancio più critiche. Novità tuttavia non credo che ce ne siano di qui a breve. Intanto è da apprezzare molto il lavoro dell’ADISU Salerno che negli ultimi anni ha fatto i controlli , per quanto riguarda le dichiarazioni degli studenti, non più a campione ma caso per caso. Quest’azione ha portato non solo a scoprire diverse situazioni di dichiarazione mendace e di evasione fiscale, ma ha anche permesso una più equa distribuzione dei fondi destinati alle borse di studio.” 

In collaborazione con Matteo Napoli

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