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12 ottobre 2013

Il Santo Graal. Tutto sul Santo Graal secondo Giorgio Baietti: il mistero di Rennes Le Château

“A Rennes Le Château sono arrivato per puro caso. La casualità, ovviamente, non esiste. Però, in questo luogo misterioso, ho trovato una serie di simbologie molto accattivanti. Ci sono ad esempio dei simboli che rimandano ai riti dell’antico Egitto, al linguaggio degli uccelli, cui fanno cenno sia Salomone, sia San Francesco”. Giorgio Baietti

Maddalena

Maddalena

Che cosa è il Santo Graal? E Quali misteri si annidano nella affascinante cittadina francese di Rennes Le Château? Intervista esclusiva a Giorgio Baietti, talentuoso scrittore, giornalista ed opinionista scientifico di trasmissioni televisive come Mistero (Italia 1) e Voyager (Rai Due).

L’enigma del Santo Graal, celeberrima reliquia della tradizione cristiana, affonda le proprie radici nel I secolo dopo Cristo. Secondo alcuni storici, un discepolo di Gesù, Giuseppe d’Arimatea, fuggito da Gerusalemme, si recò a Glastonbury Tor, misteriosa Isola del Vetro anglosassone, portando con sé una coppa contenente il sangue del Redentore. In seguito, qualcuno condusse il Santo Graal (Sangue Reale, the Holy Bloody, o Sang Real) dall’Inghilterra arturiana alla Francia templare. Precisamente, a Rennes Le Château, paesino, situato sui Pirenei francesi, salito agli onori della cronaca mondiale grazie alla misteriosa figura di F. B. Saunière, il parroco della Chiesa di Santa Maddalena, protagonista di numerose opere letterarie dedicate al Santo Graal.

Per alcune correnti di pensiero, il Santo Graal riecheggerebbe la rappresentazione allegorica dell’eterna ed inesorabile ricerca del sapere originario. Una ricerca incessante, infinita, corredata da sublimi bagliori ed ottenebrata da angoscianti orrori. Quando Adamo ed Eva, sobillati dal sinistro Serpente, si lasciarono tentare dall’inconscia sete di conoscenza, infatti, l’orrore iniziò ad aleggiare sulla flebile umanità, creata da Dio ed educata all’insegna dei principi e delle regole paradisiache. Una delle probabili interpretazioni della leggenda del Santo Graal, dunque, potrebbe coincidere proprio con la Cacciata dal Paradiso. La ricerca del Santo Graal e del significato esoterico del Sangue di Cristo, in effetti, potrebbero simboleggiare il desiderio inconscio di redenzione dell’umanità, rea di essersi macchiata del Peccato Originale e, a causa di esso, di aver smarrito la sublime e divina condizione iniziale. Il Graal potrebbe raffigurare la riconquista della luce paradisiaca, ergo la ricerca del bramato perdono Divino.

Nell’iconografia cristiana, le cui descrizioni sono state oggetto di celebri argomentazioni ermeneutiche d’impronta trascendentale, il Santo Graal assurge al rango sia di calice dell’Ultima Cena, sia di Coppa in grado di raccogliere il sangue del Nostro Redentore Gesù Cristo, simbolo dell’umanità, trafitto da Longino ad una costola. E, non a caso, Eva, colei che, per sete di conoscenza, cadde nella trappola ordita dall’astuto serpente, fu generata proprio da una costola di Adamo.

Giorgio Baietti

Giorgio Baietti

Desiderosi di evidenziare e chiarire alcuni aspetti relativi all’affascinante segreto del Santo Graal ed ai misteri che aleggiano intorno alla ormai celebre cittadina francese di Rennes Le Château, abbiamo contattato il Prof. Giorgio Baietti, esperto di enigmi esoterici, docente italiano, giornalista, talentuoso scrittore ed autore di diverse opere letterarie dedicate all’argomento.

Prof. Baietti, nell’opera “L’Enigma di Rennes Le Château” discorre, con dovizia di particolari, del tesoro perduto dei Templari.

Che cosa simboleggia in realtà il Santo Graal?

“Sul Graal si è detto tutto ed il contrario di tutto. La parola potrebbe derivare da Gradalis (piatto di portata per le carni) o dal greco Krater (calice con maniglie). Il primo autore che ne parla è Chretien de Troyes nel Perceval e, guarda caso, dedica l’opera al figlio del conte Thierry d’Alsazia, crociato, che aveva fatto costruire una cappella dove custodire il Preziosissimo sangue di Cristo. Nel Perceval il Graal è un piatto d’oro ornato di gemme che si trasforma in un calice usato nell’Ultima Cena con lo scrittore Robert de Boron che ne scrive all’inizio del Tredicesimo secolo. Infine, Wolfram Von Eschenbach nel suo Parzifal trasforma il Graal in una pietra purissima, il lapis exillis.

Graal e Templari

Graal e Templari

A mio avviso il Graal ha un significato prettamente umano, quindi soggettivo e non del tutto individuabile in un oggetto specifico, rappresenta il cuore, la conoscenza. E’ un po’ come la pietra filosofale per gli alchimisti. E’ una sorta di percorso spirituale che ha l’uomo, per cui da materia grezza viene poi rifinita fino ad assumere una lucentezza, una purezza che permette di aspirare a Dio; di scalfire la purezza dell’universo. Attraverso il Santo Graal, come con la Pietra Filosofale, si ha la possibilità di diventare un tutt’uno con l’universo.

Il Santo Graal dunque, non simboleggia un oggetto, ma un percorso iniziatico attraverso il quale l’adepto, l’uomo, diventa egli stesso pietra filosofale, cioè capace di cambiare la materia a suo piacimento. L’arricchimento è una conseguenza molto secondaria perché chi raggiunge questi livelli, non ha più bisogno del denaro o dell’oro. Il Graal è tutto questo e molto altro ancora.

 Desidero aggiungere un aneddoto relativo al Graal, riguardante i Templari e Catari. La cosa singolare è che i Templari non partecipano, o se vi partecipano lo fanno in modo riottoso, alla crociata contro i Catari ordita da Innocenzo III. Nel 1244, infatti, i Templari erano la “Militia Christi per eccellenza”, però non si distinsero in tale crociata perché videro nei Catari degli amici, delle persone dotate di una conoscenza, di una gnosi tale da essere in sintonia con i propri ideali, con il proprio modo di essere e pensare. Non a caso, Rennes Le Château, cittadina di cui mi occupo da circa trent’anni, è proprio al centro di questo paese Cataro del sud di Francia. Un paese dove i Catari e i Templari convivevano e, probabilmente, collaboravano”.

Secondo Lei, è verosimile ipotizzare che il mistero ed il misticismo di Rennes Le Château, paese simbolo del Santo Graal, fossero presenti ancor prima della nascita di Cristo?

Rennes Le Château

Rennes Le Chateau

“Ne sono convintissimo anche perché a Rennes Le Château sono stati trovati,  da un amico ricercatore oggi scomparso, due templi, uno, situato nel centro di Rennes, dedicato ad Iside, e l’altro, situato sulla collina gemella posta di fronte, dedicato ad Osiride. Tuttavia, anche il culto del Dio Mitra è molto radicato, ma non soltanto lì. Ad esempio, l’ultima mia scoperta è avvenuta in un paese dell’entroterra di Savona, Cengio Alto, dove c’è una chiesa del 600 costruita su un antico tempio al cui interno c’è una colonnetta mitraica.

Al di sotto di questa pietra abbiamo scoperto una grande grotta con una serie di strane simbologie. Ecco, mi piace vedervi questo collegamento ideale con antichissime civiltà celtiche o addirittura pre-celtiche che quindi anticipano addirittura il cristianesimo”.

Rennes Le Château è un luogo affascinante e misterioso, cui Lei ha dedicato, e dedica, gran parte della sua vita e delle sue opere. Ci parli del mistero che circonda questo piccolo borgo situato nella Francia meridionale.

“A Rennes Le Château sono arrivato per puro caso. La casualità, ovviamente, non esiste. Però, in questo luogo misterioso, ho trovato una serie di simbologie molto accattivanti. Ci sono ad esempio dei simboli che rimandano ai riti dell’antico Egitto, al linguaggio degli uccelli, cui fanno cenno sia Salomone, sia San Francesco. Esiste, dunque, una serie di incredibili simbologie e misteri che gravitano sopra questo piccolo paese abitato da circa un centinaio di persone. Tutto questo ha fatto si che intorno al villaggio fosse creata una rete di leggende più o meno accattivanti.

Graal

Graal

Tra le opere architettoniche più importanti si ricordano la chiesa ed il castello. Non a caso il paese si chiama Rennes Le Château, cioè Rennes il Castello. Sono davvero pochi coloro i quali hanno potuto visitare il Castello di Rennes. Tuttavia, ho avuto la fortuna di parlare con un carissimo amico che l’ha potuto visitare approfonditamente, il quale mi ha raccontato degli aspetti stupefacenti. Ci sono armature intatte, armi e simbologie concernenti l’epoca Visigota. Teniamo conto che i Visigoti fecero il Sacco di Roma, e si appropriarono del tesoro che poi fu portato nella loro capitale, Tolosa, nel 410, poco prima della caduta dell’Impero d’Occidente.

Per quel che concerne la chiesa, invece, bisogna dire che esistono davvero incredibili stranezze. Ad esempio, si pensi alla via crucis al contrario, o ad una serie di particolari inusuali per una chiesa normale. Anche se, devo ammettere, di avere avuto modo di riscontrare simili stranezze in una chiesa situata a Saliceto, vicino Cengio Alto, il paese accennatole in precedenza. In ogni quadro della via crucis vi sono delle strane incongruenze. Il mistero della chiesa di Rennes, poi, è alimentato anche dalle statue. Santa Germana, San Rocco, Sant’Antonio da Padova, Sant’Antonio Abate e San Luca sono posizionate a forma di M. In un Canto del Paradiso di Dante, si narra che gli angeli formino delle lettere, e che la M appunto è la lettera più splendente. Per combinazione, al centro della M, il 17 gennaio, il sole, illuminando il vetrato, crea all’interno una sorta di albero di mele blu.

Ma perché un parroco come Saunière dovrebbe spendere soldi ed energie per creare strani giochi di luce, cioè cose inutili per i rituali religiosi?”.

Potrebbe renderci edotti in merito al suo nuovo libro?

“Il libro verterà sul mistero del vetro che parte, appunto, da un patto, sigillato vicino Savona,  tra i Templari e i monaci Leriniani al fine di creare una vetreria nell’entroterra. Nell’entroterra ligure, non a caso, troviamo Altare, Saliceto e Cengio, le località citate in precedenza. La cosa che colpisce è che i Templari, per realizzare la vetreria, chiamano dei maestri vetrai della Normandia. Questo fatto suscita non pochi sospetti. La Normandia in realtà si trova ad una notevole distanza da Rennes. E a tal proposito emerge una sorta di stranezza dovuta alla costante presenza di tali vescovi normanni a Rennes. La stessa cosa accade ad Altare. I Templari per realizzare questa vetreria contattano degli artigiani normanni. E tutto ciò rimane stilato su di una pergamena che scorre nei secoli fino al 1866 quando finisce nelle mani di un notaio di Savona, il quale incarica un sacerdote al fin di ricevere chiarimenti in merito ad alcuni aspetti che non gli erano tanto chiari. Ma il parroco, dopo aver preso in custodia la pergamena, decide di suicidarsi gettandosi dalla finestra. A render il tutto ancora più misterioso è la sparizione della pergamena. Quel poco che restava di quell’accordo relativo alla nascita del primo nucleo del vetro ad Altare rimane ancora in un’antica vetreria che stranamente finisce in cenere a causa di un incendio avvenuto nel 1972. Uno strano incendio che eliminò definitivamente le tracce dell’antico patto. Al di là del suicidio e dell’incendio, in realtà, sembra che qualcuno avesse voluto metter la parola fine alla nascita dell’antica vetreria ad Altare”.

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