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5 ottobre 2013

Medicina e Chirurgia. Perché studiare medicina all’estero: iscrizioni senza test e numero chiuso

Rischia di diventare l’ultima moda in fatto di fuga dei cervelli: partire diplomati per tornare un giorno “dottori”. È la fuga degli aspiranti camici bianchi che  parte per studiare all’estero.

Sono sempre di più gli studenti italiani che provano ad indossare il camice fuori dallo Stivale, iscrivendosi ai corsi di medicina all’estero, senza passare per la roulette russa dei test d’ingresso.

Lo scoglio del numero chiuso ha fatto aguzzare l’ingegno a molti giovani, che si sono visti costretti a ripetere anche quattro volte il test d’ingresso in facoltà come quelle sanitarie.

Sono molti i Paesi dell’UE dove studiare medicina e pronti a raccogliere gli esclusi: Spagna, Belgio, Romania, Ungheria. Ma anche Bulgaria e la gettonatissima Albania, che ogni anno riservano agli studenti italiani percentuali di posti sempre meno limitato. Tanti studenti italiani li scelgono perché convinti di fare un anno all’estero e poi accedere liberamente, presso un qualsiasi ateneo in Italia. 

Il motivo delle iscrizioni all’estero? I posti sono sempre gli stessi, circa 11 mila (rispettivamente 10.021 e 954), ma i concorrenti sono aumentati di quasi un quarto: in 84.165 hanno presentato la domanda, mentre negli ultimi due anni erano stati all’incirca 69 mila. Morale sette medici su otto non ce la fanno. I numeri sono impietosi: per 85 mila aspiranti “dottori”, i posti disponibili sono 10.173 per Medicina e circa 900 per Odontoiatria. Lo riferisce il Consiglio universitario nazionale (Cun), sottolineando che le università pubbliche più affollate di aspiranti giovani medici sono state: Roma Sapienza 1 e 2 (7.830 domande), Milano Statale (4.013), Napoli Federico II (3.831), Torino (3.721 domande), Bari (3.493), Padova (3.218), Catania (3.154) e Palermo (3.122).

Studiare medicina all’estero, dicono, conviene. Un esodo, quello degli aspiranti camici bianchi, dai contorni sempre più consistenti, tanto da essere giunto negli ultimi anni ad una soglia di giustificato allarme sociale. Diverse le ragioni che animano i tanti giovani respinti ai test e ora decisissimi ad espatriare pur di ottenere la loro rivincita.

A cominciare dai test di ammissione all’ambita facoltà: i test d’accesso  in Italia risulterebbero spesso, e a detta non solo dei delusi, complicati se non addirittura impossibili da passare. I test puntano ormai più su logica e ragionamento che sulla cultura generale. Difficoltà che rilanciano l’attenzione sull’altro grande nodo della polemica: il numero chiuso. Anche quest’anno, infatti, è lecito supporre che saranno centinaia le aspiranti matricole, che, appena diffusi i risultati delle immancabili graduatorie,  scopriranno di non essere state ammesse, dacché ancora una volta il trend degli iscritti alle prove calcolato per l’a.a. 2013-2014 è dato in netto incremento (i candidati sono aumentati del 23%, mentre i posti disponibili non sono cresciuti proporzionalmente).

Così  tra il bonus abolito, i ricorsi che partiranno a breve e il debutto della graduatoria unica a livello nazionale (quest’anno le graduatorie saranno accorpate tra 12 gruppi di Università con una sensibile diminuzione, quindi, del rapporto vincitori/concorrenti), anche quest’anno c’è chi cercherà di aggirare l’ostacolo andando a studiare medicina all’estero.

Secondo l’ultimo rapporto Migrantes, ad oggi sono circa 42mila ragazzi che hanno varcato i confini e studiano all’estero. Tra di essi migliaia i candidati medici rimbalzati contro quei test assurdi per due, tre, quattro anni consecutivi prima di decidersi a coltivare i loro sogni in un terreno meno ostile.

I Vantaggi si studiare Medicina all’estero. Vantaggi quelli prefigurati dall’agenzie che sembrano corrispondere in pieno i desiderata degli esclusi di medicina in fuga dalle nostre università, che presto, denunciano gli esperti, cominceranno a guardare all’estero non più come un ripiego ma come una prima scelta. Stando all’immaginario dei futuri camici, i buoni motivi per frequentare medicina oltre confine non mancano di certo:

  • Possibilità di dribblare “legalmente” i test d’ingresso senza perdere anni di studio;

  • Nessun accesso programmato e selezioni all’ingresso. I test di ammissione sono inesistenti o, comunque sia, più blandi rispetto a quelli nostrani;
  • Opportunità di apprendere una lingua straniera,
  • Opportunità di studiare in ambienti internazionali;
  • Possibilità di conseguire titoli di studio spesso prestigiosi e, soprattutto, valevoli su tutto il territorio europeo grazie alle direttive europee che favoriscono l’integrazione e il diritto allo studio;
  • Opportunità, al rientro in patria dopo un anno, di iscriversi presso qualsiasi facoltà di medicina italiana, con annessa convalida degli esami sostenuti all’estero,
  • Clientelismo e raccomandazioni di famiglia assai più limitati che non in Italia;
  • Docenti più preparati, disponibili e presenti;
  • Offerte didattiche che valorizzano maggiormente le attitudini dello studente e la pratica clinica, che in Italia è spesso sacrificata. Causa modelli di insegnamento eccessivamente teorici e tradizionalisti;
  • Migliori opportunità di inserimento lavorativo.

Gli Svantaggi di studiare Medicina all’estero. Analizzando a fondo le offerte, vengono al pettine alcune vistose incongruenze:

  •  Anzitutto l’iscrizione all’università straniera non dà perciò stesso diritto, al rientro in patria, di iscriversi per il secondo anno ad una facoltà di medicina italiana senza il superamento dell’odiato test;
  • Il riconoscimento dei crediti conseguiti all’estero non è scontato. I crediti degli esami sono sì una sorta di “moneta unica dell’istruzione” nell’Ue (ognuno corrisponde a 25 ore di apprendimento e consente di tradurre in equivalenza gli esami), ma prima occorre ottenere il sì di un’apposita commissione del corso di laurea di Medicina dell’Università scelta, che decide se si può riconoscere o meno i crediti raggiunti all’estero;
  • Lo stesso vale per il titolo di laurea, che non sempre è automaticamente spendibile negli altri stati UE. L’equipollenza (il valore legale del titolo) non è un automatismo, ma esige una valutazione del percorso formativo da parte di una università italiana che può o richiedere l’integrazione di alcuni esami o respingere la validità del titolo.

  • Se la laurea è conseguita in uno stato extraeuropeo, non si applicano ad essa le direttive europee, il che complica le procedure di riconoscimento del titolo. La trafila prevede una domanda formale al Ministero della Salute che sottopone il candidato al alcuni esami, che solo una volta superari, autorizzano lo svolgimento della professione medica in Italia;
  • Le informative sono spesso lacunose ed ingannevoli: mancano indicazioni chiare sulle spese di agenzia (intermediazione e preparazione in primis) e sui servizi realmente resi a fronte invece di richieste di esborso, come abbiamo visto, particolarmente onerose per studenti e famiglie;
  • Scarsa trasparenza circa il trattamento dei dati personali, con obbligo per l’interessato di lasciare necessariamente nome, cognome, numero di telefono, indirizzo e mail al momento della compilazione della richiesta;
  • Nessuna delucidazione circa la “frequenza” da tenere. Studiare medicina all’estero, assicurano le agenzie, non impone un trasferimento definitivo nelle sedi prescelte. Basta passare qualche periodo all’estero, lontano da casa, per tornare tutte le volte che lo si desidera in Italia oppure prendere residenza fuori passando solo qualche periodo in terra straniera.
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