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7 dicembre 2013

Chiara Ricci: da sette ore per farti innamorare ecco chi è Chiara Ricci

Chiara Ricci
Chiara Ricci

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Ecco chi è Chiara Ricci: l’attrice si racconta a Controcampus, dalle passerelle all’università, passando per Avati e fino al suo fortunato  incontro con Giampaolo Morelli.  Consigli per studenti!

Sul suo essere estremamente bella, nulla da eccepire.

Che sia brava, be’, i “fatti” teatrali e televisivi… parlan da sé.

Un vero portento, che abbiamo visto sbocciare “nei campi” di “Distretto di polizia 6”. Che ha indossato i suoi allori con “Un Matrimonio” di Pupi Avati.

Che ha raccolto “rose e fiori” del mondo delle soap con “Centro Vetrine”, che ha portato con austerità e sorrisi la divisa da “Carabinieri 7”.

Ma che ha sfidato anche il mondo “sacro” con “Don Matteo 7” e con gioia, ha potuto inneggiare con un “Tutti per Bruno”!

Decisamente una bravissima attrice, che soprattutto a teatro, sa fare faville confermando il suo grande talento al suo affezionato pubblico ad ogni tornata.

Dopo lo strepitoso successo al teatro Golden di Roma, Chiara Ricci, la dolce e bellissima Giorgia di “Sette ore per farti innamorare” di Giampaolo Morelli, si racconta a Controcampus in un’esclusiva intervista.

“Reduce” da pochissimo di uno strabiliante successo a teatro con Giampaolo Morelli, Carolina Crescentini e Stefano Fresi.

Chiara Ricci: chi è l’attrice di “Sette ore per farti innamorare”: consigli per diventare famosi

Finalmente il ritorno di Chiara Ricci al suo amatissimo teatro. Alle tue agognate ed esclusive emozioni da palcoscenico.

Com’è andata? Quale minuto speciale Chiara Ricci ha portato con sè di quelle lunghe “sette ore”?  

“L’esperienza di “Sette ore” per me è stata davvero unica.  Ho lavorato con tre colleghi bravissimi, professionali ed estremamente generosi sul palco: credo sia stato questo il segreto del successo che abbiamo ottenuto, insieme ad una regia impeccabile e ad un testo coinvolgente e scorrevole scritto da Giampaolo insieme al regista Gianluca Ansanelli. Speriamo davvero di poterlo portare di nuovo in scena… ci siamo divertiti proprio tanto!”  

Chiara Ricci ha esordito come modella, grazie al suo splendido corpo e al suo essere anche “figlia d’arte”. E’ stato difficile poi affermarsi e acquisire credibilità come attrice? Consiglieresti la stessa “sequenza”?  

“La carriera di modella mi è sicuramente servita per “conoscermi” meglio, per acquistare più sicurezza in me stessa e tenere a bada la timidezza di cui ho sempre sofferto… Recitare e sfilare hanno però qualcosa in comune: si tratta di interpretare, di mettere in gioco una parte di se stessi per regalare emozioni agli altri, per “arrivare” al pubblico…  – Continua Chiara Ricci –

“I pregiudizi nei confronti di un attore o un’attrice con un bell’aspetto ci sono sempre stati ma… personalmente, non mi hanno mai preoccupato più di tanto: diciamo che ho sempre puntato poco sul mio aspetto e tutto sulla preparazione!” – Dichiara Chiara Ricci –

Ti piaceva indossare la divisa? Hai mai pensato di fare un lavoro in divisa e vederti come, per esempio “il capitano Chiara Ricci”?  

“Quando giravo “Carabinieri”, la divisa era la mia più grande preoccupazione: avevo il terrore di non portarla nel modo giusto, di rovinarla… era qualcosa di sacro per cui ho da subito avuto un grande rispetto. A fine giornata era quasi un sollievo toglierla: forse mi incuteva troppa paura… indossare una divisa nella realtà è una responsabilità troppo grande per me!!!”  

Hai lavorato con Pupi Avati. Un’esperienza sicuramente importante per il tuo percorso professionale. C’è un regista italiano in particolare con cui ti piacerebbe lavorare?  

“Quando mi hanno comunicato che sarei stata Valeria Zabban in “Un matrimonio” ho fatto davvero i salti di gioia: l’idea di poter lavorare con Pupi Avati era qualcosa che mi elettrizzava! E l’esperienza è stata davvero indimenticabile: sul set Pupi creava sempre un’atmosfera di vera magia, di serietà, sensibilità… ma soprattutto, di grande verità. Mi ha insegnato tanto, e spero di avere di nuovo l’occasione per lavorare di nuovo accanto a lui!”  

Chiara Ricci e l’esperienza universitaria: consigli per studenti

Sei laureata in Sociologia, titolo che hai conseguito durante il tuo lavoro in passerella. Hai dichiarato che hai scelto questa facoltà a causa del lavoro che non ti consentiva di dedicarti allo studio al 100%. Potendo tornare indietro e avendo più tempo a disposizione, quale facoltà sceglierebbe Chiara Ricci?  

“Mi sarebbe piaciuto molto laurearmi in Lettere… ma in quel momento per me era quasi impossibile riuscire a conciliare l’università con il lavoro, così ripiegai, per modo di dire, su sociologia. Mi sono laureata tardi (a ventisei anni)… ma ho sempre avuto il pallino di una seconda Laurea… prima o poi prenderò coraggio!!!”  

Oggi un laureato in sociologia ha estreme difficoltà d’inserimento nel mondo del lavoro. Il più delle volte è “costretto” a riqualificarsi per poter trovare un impiego. Ti sei mai vista come sociologa?

“Sono onesta: fare la sociologa non è mai stata una mia aspirazione, essendo stata, come già detto, una scelta quasi obbligata… Ma devo dire che più di una volta ho avuto la tentazione di approfondire il ramo della psicologia: ho portato una tesi sulla devianza minorile femminile, e l’argomento, trattato da un punto di vista psicologico, mi ha affascinato molto. Lo studio della mente umana, soprattutto di quella “malata”, mi attrae ancora oggi: leggo molto e mi documento. Magari anche Psicologia potrebbe essere un’idea per una seconda Laurea!”

Come diventare famosi nel mondo dello spettacolo per Chiara Ricci

Consiglieresti ai giovani in procinto di immatricolarsi di iscriversi a una facoltà umanistica, come tu stessa hai fatto?  

“Il consiglio che posso dare ai neo-universitari è, ovviamente, quello di seguire le proprie predisposizioni. Io non avrei mai potuto scegliere facoltà matematiche e simili: le materie umanistiche mi sono sempre state più congeniali. Ma, col senno di poi, forse avrei fatto qualche sacrificio in più per iscrivermi alla facoltà che amavo di più… quindi: seguite l’istinto, non ve ne pentirete!”  

Secondo Chiara Ricci qual è il giusto background da avere (a qualsiasi livello), per affermarsi nel mondo dello spettacolo?  

“Non c’è un background “giusto”… C’è un Background, punto! Studiare, prepararsi, approfondire, leggere, mettersi in gioco… rendere il proprio lavoro qualcosa di specifico. Tutto il resto è approssimazione!”  Tu sei l’esempio concreto che spettacolo e famiglia sono due realtà conciliabili: hai mai pensato di rinunciare alla “famiglia” per la carriera?  

Non potrei mai rinunciare alla mia famiglia per la carriera… e viceversa! Sono le due parti fondamentali di me, non potrei essere completamente serena in famiglia se non fossi soddisfatta anche del mio lavoro… ma non riuscirei a dedicarmi con passione al mio lavoro se non avessi radici private stabili e un nucleo familiare sul quale appoggiarmi sempre. Sono due realtà per me inscindibili e che mi completano.”  

Hai dichiarato che sei “scappata” da Milano (dove hai vissuto da modella) perché a te non congeniale come città. Perché? Cosa ti allontanava da Milano? Cosa è mancato in quegli anni?  

“La mia esperienza milanese è durata molto poco… ma non per colpa della città: i motivi che mi hanno fatto scappare erano pochi ma chiari. Avevo appena finito il liceo, avevo iniziato una bella storia d’amore a Roma… ma soprattutto avevo già capito che fare la modella non sarebbe stato il mio lavoro per la vita!”  “Non me la sono sentita, quindi, di lasciare la mia famiglia, il mio fidanzato di allora, gli studi universitari per qualcosa che non sentivo potesse essere il mio futuro. Così ho deciso di continuare a farlo, sì, ma a Roma, quasi come un gioco che mi permetteva di avere una mia autonomia economica, di viaggiare… ma continuando a stare nella mia città, con i miei affetti… e alla ricerca del mio “vero” lavoro.”  

Che genere di film o fiction non farebbe mai Chiara Ricci?  

La mia prima e indimenticabile insegnante di recitazione, Beatrice Bracco, ripeteva sempre: “Non esistono piccoli ruoli, esistono piccoli attori.”  

“Non ci sono lavori che rifiuterei per partito preso, lo trovo stupido e presuntuoso. L’importante è il tipo di personaggio che viene proposto e il contributo artistico che noi attori possiamo dare all’opera tutta. Cerco di dare il meglio sempre, anche e soprattutto nei piccoli ruoli: hanno meno lati raccontato… quindi hanno bisogno di più lavoro di costruzione e sono più difficili da interpretare.” – Continua Chiara Ricci –

Curiosità: hai indossato lo stesso vestito verde per l’intervista da Marzullo e in scena in “Sette ore per farti innamorare”. Scaramanzia o economia sugli abiti di scena autonomamente gestiti?!  

“Si, confermo: l’abito era lo stesso (complimenti per lo spirito di osservazione)!!! Nessuna scaramanzia, ho semplicemente ritenuto lo stesso abito adatto a due situazioni diverse! Diciamo che, se potessi, risolverei sempre le cose con jeans e stivale… ma a volte non si può!”

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