Serie A: crisi del calcio e della Serie A per Salvatore Soviero

Redazione Controcampus 26 Marzo 2014

“La Serie A purtroppo sta sprofondando in un baratro.

L’unica squadra che ha avuto il coraggio di investire in strutture e settore giovanile è la Juventus: un esempio da seguire”. Intervista esclusiva al Mister Salvatore Soviero, ex portiere di Serie A.

Serie A

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Calcio Serie A: la crisi della serie a secondo Salvatore Soviero, l’inesorabile tramonto del calcio italiano

Diverse correnti di pensiero sostengono che il calcio italiano sia irretito da un’irrefrenabile parabola discendente.

La Serie A non è più quella di una volta. Le squadre italiane faticano a reggere il passo delle europee, e il divario tecnico-economico è ormai giunto a livelli siderali; sicché i grandi campioni scelgono di approdare in campionati dotati di ben altro appeal, abbandonando i manti erbosi dello stivale.

La Serie A annaspa nelle retrovie del calcio europeo e non servono elucubrazioni escatologiche per scalfirne i motivi. Basta scorgere attentamente il nuovo Rapporto Deloitte  relativo ai fatturati dei club del Vecchio Continente per farsi un’idea sull’attuale stato di degrado. Il fulcro nevralgico del “de profundis” calcistico d’impronta italiota alberga essenzialmente in due fattori: il deleterio calo dei tifosi e l’inadeguatezza delle strutture. A rimpinguare il già abissale divario è poi l’aspetto economico. Dal Report Deloitte, infatti, emerge un dato tutt’altro che confortante: le squadre italiane della Serie A stentano a diversificare le fonti di guadagno. Circa il 53% degli incassi annuali dei club appare incentrato sui diritti radiotelevisivi. In sintesi, la Serie A non brilla per introiti da stadio e merchandising, ed è questa, probabilmente, la sua pecca principale. Un limite atavico, ancestrale, che i club nostrani si trascinano dietro da molti, forse troppi anni.

Juventus

Juventus

Juventus l’esempio da seguire. Al di là degli inesorabili afflati regressivi, la Serie A sembra potersi aggrappare soltanto agli edulcoranti risultati finanziari e calcistici della Juventus. Dal Report Deloitte 2013, infatti, emerge una piacevole sorpresa: la Vecchia Signora è la squadra italiana più ricca, nonché nono club più facoltoso in Europa. Il club di proprietà della Famiglia Agnelli è rinato dalle ceneri di calciopoli, ritornando al trionfo grazie a lodevoli scelte manageriali. Il progresso degli ultimi anni è stato davvero degno di nota. La costruzione dello Juventus Stadium e i nuovi sponsor redditizi hanno concesso alla squadra guidata dal duo Conte – Alessio di assurgere al rango di grande d’Europa.

Ciò nonostante la sinossi del rapporto annuale Deloitte risulta non del tutto magnanima. Gli altri club italiani stentano a crescere. Al calo del tifo da stadio ed all’inadeguatezza delle strutture, purtroppo, vanno aggiunti gli scarsi risultati maturati nelle competizioni europee. Andando avanti di questo passo il divario economico, “lo spread” tra club italiani ed europei continuerà a crescere inesorabilmente.

Che ne sarà della Serie A e del calcio italiano? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Soviero, attuale allenatore della Palmese (campionato di Eccellenza) ed ex portiere di Genoa, Reggina, Venezia e Salernitana.

Salvatore Soviero

Salvatore Soviero

Salvatore sei stato uno dei portieri più talentuosi ed al contempo discussi degli ultimi anni. Istintivo, passionale, genuino, talvolta irruente ed irrefrenabile, sei stato autore di incredibili parate e memorabili prestazioni calcistiche. Gli ottimi riflessi e l’indiscussa personalità ti hanno fatto assurgere al rango di estremo difensore della Reggina nella massima serie. Il 6 novembre del 2004, infatti, hai fatto il tuo esordio in Serie A con la squadra amaranto guidata da Walter Mazzarri, compiendo dei veri e propri prodigi. Al Granillo, quel giorno, la Reggina batté per 2 a 1 la Juventus di Fabio Capello. Che ricordi hai di quella partita?

“Il mio esordio è stata una cosa fantastica perché venivo da una squalifica di cinque mesi per la rissa di Bari. L’allenatore voleva far giocare l’altro portiere. Quindi il mio esordio, che doveva sancire la mia fine a Reggio Calabria, si è poi rivelato un trionfo. Per me è stata una vittoria contro l’allenatore. Al di là delle parate decisive, credo che vincere contro la Juve, esordendo a 31 anni in Serie A, sia un vero e proprio sogno. E’ stato il momento calcistico più bello della mia vita. E pensa che ho vinto tre – quattro campionati, ma niente è equiparabile a quelle emozioni”.

Parlaci del tuo rapporto con il Mister Mazzarri.

“In realtà non c’è mai stato nulla di frontale, niente di concreto. Anche perché è difficile affrontarmi a tu per tu, e poi per motivare delle scelte occorrono argomenti validi. E lui non ne aveva. Mi venivano riferite delle cose dalla dirigenza, e alla fine avevo capito di non rientrare più nei suoi piani. Tra l’altro io e Mazzarri avevamo giocato insieme a Nola. Conoscevo bene il suo carattere. Ma napoletani e toscani non vanno molto d’accordo”.

Salvatore che cosa ne pensi del calcio italiano, della Serie A e della crisi degli ultimi anni? Credi che investire sui baby talenti in serie A possa essere una mossa positiva?

“La Serie A purtroppo sta sprofondando in un baratro. Le regole impongono di far giocare per forza i giovani. Ma in realtà gli under vengono messi in campo, anche nella mia categoria, soltanto perché sono under e non perché sono forti. I giovani devono crescere senza speculazioni. Il rischio è che vadano allo sbaraglio. Spesso questi ragazzi fanno qualche anno da under e poi smettono di giocare. E questo non è un buon segnale. Credo tuttavia sia giusto investire sui giovani, a patto che non si speculi sul loro futuro. Il problema della Serie A e del calcio italiano è che non si fanno investimenti sui giovani, ma solo speculazioni. Per quanto riguarda il divario tecnico-economico devo dire che molte squadre italiane, come l’Udinese, non costruiscono, non pensano al futuro, ma speculano sui giovani, investendo poche migliaia di euro, per rivenderli a milioni. Al di là di questo, va detto che in Italia, anche in Serie A, mancano le strutture per far crescere i giovani. Non penso si tratti di un problema di regime fiscale. Il problema è strutturale. Non è una questione economica. Il problema trae origine dal fatto che si tende a non investire il ricavato nelle strutture. L’unica squadra che ha avuto il coraggio di investire nelle strutture e nel settore giovanile è la Juventus: un esempio da seguire”.

Nel 2010 hai dato l’addio al calcio giocato, iniziando a dedicarti alla carriera di allenatore. Parlaci della tua esperienza alla Palmese?

“Avevo già allenato la Palmese qualche anno fa, prima di ricominciare a giocare. Quando ero alla Scafatese, andai a Città di Castello. Così iniziai ad allenare con profitto. Avevo una squadra fortissima. I giocatori mi seguivano. Ma l’ho lasciata con cinque vittorie consecutive per ritornare a giocare a Castellamare. E mi è dispiaciuto. Poi, dopo aver smesso di giocare, sono andato ad allenare la Palmese”.

Purtroppo, nel corso della tua carriera calcistica, hai vissuto momenti piuttosto frenetici, a causa dei quali sei entrato nell’olimpo degli irascibili, degli artisti corredati da genio e sregolatezza. Come John Wilmot, il libertino Conte di Rochester, e Francis Begbie, rissoso personaggio del fortunato romanzo di Irvine Welsh, sei stato autore di gesta (extra-calcistiche) non del tutto ortodosse. Se potessi tornare indietro, che cosa non rifaresti?

“Solo il gesto ad Alessandro Del Piero. Poi per quanto riguarda il resto va bene tutto”.

E’ difficile diventare allenatore di calcio?

“Non è difficile. E’ necessario approfondire le proprie conoscenze. Personalmente, sono cresciuto in una famiglia di calciatori. Mio fratello ha giocato in Serie c, come il fratello di mia madre, calciatore della Reggina. Quando fui ingaggiato dalla squadra amaranto, andai a vivere a casa sua. Anche mio padre era calciatore, giocava in porta come me. Poi, quando smise di giocare, allenò la Palmese, portandola per la prima volta in Serie C 2 dall’interregionale. Per me è un onore allenare questa squadra, anche perché oggi mio padre non c’è più”.

Qual è il tuo schema di gioco ideale?

“Mi affascina molto il 4-3-3 zemaniano. Purtroppo a volte non ho gli uomini per praticare quest’idea di calcio offensivo, e in alcuni casi ripiego sul 4-4-2. Ma il 4-3-3 mi si addice anche dal punto di vista caratteriale”.

Quali sono per te i migliori calciatori (portiere, difensore, centrocampista e attaccante) di sempre?

“Come portiere, credo Zoff e Buffon. Come difensore direi Paolo Maldini. Per quel che concerne i centrocampisti, devo dirti che preferisco i giocatori caratteriali, di quantità, per cui ti direi Salvatore Bagni. Il miglior attaccante, invece, è Maradona”.  

Antonio Migliorino

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto