Cosa significa RSA: cosa sono e differenze con RSSA e Case di Riposo

Daniela Saraco 27 Aprile 2020

Cos'è e cosa significa RSA: definizione, significato dell'acronimo, chi ospitano e perché, differenze tra residenze sanitarie assistenziali, RSSA e case di riposo.

Spesso, occuparsi di un proprio caro, specie se anziano e affetto da una condizione patologica degenerativa può diventare un compito difficile.  Diventa così necessario trovare una soluzione ad hoc, anche per  un genitore o un nonno che non vogliono vivere da soli.

La scelta non è certamente facile, ma può essere semplificata scoprendo cosa significa RSA le differenze principali tra Case di riposo ed RSSA.

Quando si parla di anziani, e soprattutto di anziani non autosufficienti, si pensa sempre alle case di riposo. Ultimamente, però, si sente più spesso la sigla RSA. Ma cosa vuol dire RSA?  La legge n. 67/88 spiega cos’è RSA: luogo stabile per anziani.

In base a tali norme, questo tipo di struttura è finalizzata a fornire ai propri ospiti accoglienza e terapie a carattere sanitario, nonché prestazioni assistenziali e di recupero funzionale e sociale.

La Residenza Sanitaria Assistenziale è inserita in una rete di servizi territoriali e fa capo alle attività socio-sanitarie locali e all’ASL di riferimento. Deve offrire ai suoi ospiti una sistemazione residenziale con un’impronta  domestica, stimolando al tempo stesso la socializzazione tra le persone. Inoltre deve garantire tutti gli interventi medici, infermieristici e riabilitativi necessari a prevenire e curare le malattie croniche. Dunque, quali sono le figure professionali che lavorano in questi luoghi? Le figure principali sono varie. Tra queste c’è il responsabile sanitario della struttura che ha compiti di coordinamento.

Il medico di medicina generale e l’infermiere che assicurano l’assistenza medica. Ci possono essere, inoltre, fisioterapisti e animatori. A spiegarci meglio cosa significa RSA e i servizi forniti agli ospiti è Maria Emilia Di Ruocco, fisioterapista presso la struttura Oasi di San Francesco in provincia di Napoli.

Cosa significa RSA: cosa sono le residenze sanitarie assistenziali e come funzionano

L’acronimo RSA significa esattamente Residenza Sanitarie Assistenziali. Sono strutture sanitarie ma non ospedaliere. Ma sono accreditate? E i costi? Ne esistono di pubbliche e private. I costi, infatti, sono a carico del Servizio Nazionale Sanitario. L’ammissione è comunque subordinata alla richiesta di un medico.

Sono state introdotte per ospitare persone non autosufficienti bisognose di specifiche cure da parte di più medici specialisti e di assistenti sanitarie. Le residenze sanitarie assistenziali sono, dunque, una particolare tipologia di strutture di ospitalità e di ricovero per un tempo determinato o continuativo. Sono dedicate agli anziani o ai soggetti con disabilità che non possono essere assistiti a domicilio e necessitano di cure e supporto costante. L’organizzazione delle Rsa le differisce dagli ospedali poiché il ricovero ospedaliero è destinato a interventi temporanei o a carattere emergenziale.

A spiegarcelo è Maria Emilia Di Ruocco:”Nelle Rsa si svolgono servizi di assistenza sanitaria continua. I pazienti ricoverati hanno necessità di cure mediche e infermieristiche. Infatti, nella maggior parte dei casi queste persone non sono autonome e non possono assolvere alle proprie esigenze primarie. Il mio ruolo, per esempio, è quello riabilitativo, volto al contenimento del danno che ne può conseguire ad una patologia neurologica o ortopedica. Cerco, infatti, di svolgere terapie che hanno l’obiettivo di conservare le autonomie motorie o il recupero di funzioni perse. Il mio lavoro è svolto in equipe. Ci sono medici, educatori, assistenti sociali e insieme stabiliamo il progetto riabilitativo per il paziente. Cerchiamo, dunque, di evitare lunghi periodi di allettamento che comportano danni secondari. Tra questi, ci sono i problemi respiratori e alimentari, le piaghe o il peggioramento dello stato cognitivo.”

Ma quali sono le differenze con le case di riposo e le RSSA? Vediamolo nel dettaglio.

Differenze tra residenza sanitaria assistenziale, RSSA e case di riposo

Dopo aver chiarito cosa significa RSA, proviamo a capire cosa sono le case di riposo e le RSSA. Le prime sono alloggi residenziali destinati agli anziani almeno parzialmente autosufficienti. Prima venivano definite “ospizi”. All’interno di una casa di riposo ogni persona ha una stanza arredata. Nelle case di riposo esistono anche spazi comuni che permettono di socializzare o di svolgere attività con più persone. In genere, ci sono i reparti della mensa, luoghi di incontro e di comunicazione, spazi destinati alla ricreazione. Le case di riposo sono a pagamento secondo quote decise dalle strutture stesse. Tuttavia ne esistono di  pubbliche o convenzionate. Per l’accesso bisogna presentare la richiesta all’Ufficio dei Servizi Sociali del comune di residenza. Quali sono i prezzi? Nelle strutture di questo tipo, gli anziani  pagano  la retta in base al proprio reddito.

Mentre cosa sono le RSSA? Sono strutture sociosanitarie. Dunque, le persone ospitate non hanno bisogno di particolari cure mediche, bensì di un alto grado di assistenza. Infatti, le persone che risiedono nelle RSSA hanno gravi disturbi psico-fisici e non sono in grado di condurre una vita in autonomia. Gli anziani che vivono in questi luoghi devono avere più di 64 anni. Le uniche persone con età inferiore ai 64 anni che possono essere ospitate hanno demenze senili o il morbo di Alzheimer.

Dunque, in base alla situazione personale di ogni persona, è possibile scegliere il tipo di struttura idonea.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto