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8 giugno 2010

Università: studenti fermi al primo anno

I dati del MIUR (riferiti agli iscritti al primo anno dell’a.a. 2007/2008) parlano chiaro e sono piuttosto preoccupanti: circa il 18.1% degli studenti universitari non si immatricolano al secondo anno.

Ecco alcuni dati: l’Università di Siena è il fanalino di coda con il 40,7% di mancate iscrizioni (su 5.760 immatricolati, ben 3.413 non hanno confermato la scelta); segue l’Università di Foggia con il 34,7% di abbandoni; per quanto riguarda le Università della Sicilia, due presentano percentuali poco incoraggianti: Palermo e Messina riportano rispettivamente il 29% e il 27,3% di studenti in meno, mentre Catania “sopravvive” con il 17,3%; nel Salento c’è un tasso di abbandono intorno al 28,6%; l’Università di Torino ha il 25% di mancate iscrizioni; l’Università Tor Vergata è al 28,5%; La Sapienza al 19,8%; Roma Tre al 19,7%.

Le facoltà che registrano le percentuali di abbandono più alte sono: Scienze matematiche, fisiche e naturali con il 29,7%; seguono Scienze politiche con il 27,7%; Farmacia con il 27,2%; Giurisprudenza con il 21,2% e per finire Ingegneria con il 17,6%.

Per i rettori delle università “Non sono tutti abbandoni, dentro queste cifre c’è anche chi ha cambiato indirizzo di studi dopo essersi accorto di avere fatto la scelta sbagliata”. Ma Guido Fiegna, membro del Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario (Cnvsu), risponde prontamente: “Vero, ma non nascondiamo la gravità del fenomeno: continuiamo a chiamarle mancate iscrizioni, in realtà sono quasi tutti abbandoni. (…) Per ridurre il fenomeno dovremmo cominciare a dare agli studenti informazioni più trasparenti sui corsi e sui loro reali sbocchi lavorativi e di ogni ateneo si dovrebbe sapere quali sono le percentuali di occupati tra i laureati”.

Certo, l’abbandono avviene anche a causa di una selezione in certi casi anche molto drastica. Ma nel 2001 furono introdotti dei test valutativi e di orientamento, obbligatori ma non vincolanti, che avrebbero consentito al singolo studente di capire se realmente quella determinata scelta universitaria potesse essere quella giusta e allo stesso tempo avrebbero consentito l’iscrizione anche nel caso in cui l’esito non fosse stato dei migliori, proprio per limitare eventuali abbandoni. Ma siamo certi che questi test sono stati realmente adottati da tutte le università? La risposta, ovviamente, è no.

I dati, come abbiamo visto, mostrano una situazione per niente positiva: in Italia c’è ancora un tasso di abbandono universitario troppo alto. Forse un’adeguata campagna di informazione seria e dettagliata aiuterebbe le matricole a non fare scelte sbagliate ed azzardate, evitando così pentimenti e risentimenti.

Sebastiano Liguori

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