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7 ottobre 2010

Che ansia il test d’ingresso!

L’ansia del test d’ingresso! I test d’ingresso, l’incubo dei giovani che sperano di entrare negli atenei a numero chiuso.

Ansia il test d’ingresso

Ansia il test d’ingresso

Ottanta domande su argomenti disparati; di questi, la metà riguardano cultura generale e ragionamento logico, le rimanenti biologia (18 domande), fisica (11) e chimica (11).

Benché ogni facoltà della penisola sottoponga i test lo stesso giorno, utilizzi lo stesso criterio di valutazione (1 punto per ogni risposta giusta, 0 per quelle non risposte e -0,25 per quelle sbagliate), metta a disposizione lo stesso tempo per rispondere e si avvalga della correzione automatica degli elaborati, il numero dei candidati che riesce a superare i quiz varia di città in città. Anzi, di università in università.

Infatti ogni ateneo mette a disposizione un numero diverso di posti disponibili; questo vuol dire che le possibilità di entrare variano, e a volte anche di molto. Ad esempio, se prendiamo in considerazione la facoltà “chiusa” per eccellenza, ovvero Medicina e Chirurgia, vedremo che il numero di posti disponibili a Foggia era di 75, su ben 904 candidati. Ogni ragazzo aveva dunque l’8,2% di possibilità di entrare.

A Napoli invece la SUN aveva ben 330 posti a disposizione, così ognuno dei 1500 candidati ha avuto ben il 22% di possibilità di entrare; una differenza abissale rispetto all’università pugliese, ma anche riguardo agli altri atenei campani: alla Federico II di Napoli è passato soltanto il 10,6%, a Salerno l’11,2%.

Inoltre, ogni facoltà può decidere la soglia di domande esatte necessarie a ritenere il test superato, e questo rappresenta forse il dato più significativo.

Infatti, possiamo notare che mentre in tre atenei del Centro-Sud i test sono stati ritenuti superati anche con meno della metà di risposte esatte date (38,25 punti a Campobasso, 39,25 a Sassari e 39,75 a Catanzaro), al Nord l’accesso è stato molto più ostico: sono stati necessari minimo 48,75 punti a Milano, a Pavia e a Udine 48,50 e a Padova 48,25.

Forse stabilire un punteggio minimo di accesso e stilare una graduatoria nazionale renderebbe più equo il sistema dei test d’ingresso, e darebbe a ogni studente la medesima possibilità di essere ammesso alla facoltà desiderata.

Marilena Grattacaso

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