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19 ottobre 2010

In piazza a Montecitorio contro il ddl Gelmini

La notizia è del 13 ottobre: la Ragioneria di Stato ha bocciato la copertura finanziaria del decreto, il quale doveva essere discusso dalla Camera mercoledì pomeriggio. Il provvedimento sarà dunque rimandato di almeno un mese.I Tecnici del Tesoro hanno evidenziato alcuni punti dolenti del disegno di legge, in maniera particolare l’impossibilità di coprire economicamente diversi emendamenti. Tra questi rientra il “Salva ricercatori,” progetto col quale il Ministro dell’Istruzione sperava sia di calmare gli animi dei ricercatori sia di frenare gli scioperi e le opposizioni che da mesi ormai costellano la penisola italiana.

Sfortunatamente manca la disponibilità finanziaria necessaria all’assunzione di ben 9 mila professori associati entro 5 anni, come previsto dal governo.

Consensi bipartisan dal mondo politico circa l’impossibilità di attuare una riforma universitaria che non tenga conto dei fondi indispensabili per la ricerca. Il presidente del Pd, Dario Franceschini, sottolinea che non c’è alcun bisogno di attuare una riforma fatta in fretta; il gruppo Futuro e Libertà dichiara apertamente che se non si troverà una soluzione che soddisfi le necessità della ricerca chiederà al Ministro Gelmini il ritiro del decreto; il leader della Lega Umberto Bossi, infine, ha espresso chiaramente il pensiero unanime dell’intero mondo universitario: “Meglio i soldi alla ricerca che alle bombe in Afghanistan.

Il 14 ottobre intanto davanti a Montecitorio si è riunito il corteo della scuola pubblica, affiancato da quello della Fiom per la difesa dei diritti, democrazia e lavoro.

Nei maggiori atenei romani la protesta continua, i corsi sono bloccati, docenti, ricercatori e studenti tutti vanno avanti con lo sciopero. Non ci sono più soldi per pagare gli stipendi, e i tagli al mondo dell’istruzione sembrano destinati ad aumentare: i membri del Cun infatti (il Consiglio Universitario Nazionale) denunciano un nuovo taglio di 280 milioni al Fondo ordinario di finanziamento.

Impossibile non pensare come possa il Ministro Gelmini continuare a parlare di una riforma innovativa, moderna, che soddisfa appieno i bisogni universitari, se l’Italia intera afferma il contrario, con le parole e con i fatti.

Marilena Grattacaso

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