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24 novembre 2010

La Gelmini mette il “turbo” alla riforma ma i ricercatori non si lasciano trovare impreparati

Non si placa l’ondata di protesta contro il decreto Gelmini nelle università italiane.

In una nota unitaria si legge:”Questo progetto di legge non ha nulla a che vedere con la riforma della quale l’università italiana ha urgente bisogno, ma rappresenta un’epocale operazione di smantellamento del nostro sistema universitario pubblico che, qualora portata a compimento, cancellerebbe per sempre il diritto allo studio, la libertà di ricerca e di insegnamento e la dignità del lavoro negli atenei italiani“.

Intanto si apprende che i finiani di Futuro e libertà non voteranno contro la riforma dell’Università in esame alla Camera. Lo dice, a margine dei lavori parlamentari, Fabio Granata, spiegando che sui punti sollevati dal suo partito ci sarebbero state rassicurazioni da parte del ministro Gelmini. “Il voto finale – ha dettato alle agenzie – sarà o l’astensione o il voto favorevole. Comunque non sarà un voto negativo“.

Insomma, per la riforma il cammino ormai sarebbe in discesa.

Il testo attuale del decreto Gelmini rispetto a quello uscito dal Senato– secondo una nota della segreteria nazionale della Cgil- è stato ulteriormente peggiorato e avrà effetti devastanti“.
Il sindacato,quindi, chiede “un atto di responsabilità: il ritiro del testo e l’avvio di una discussione sulle vere priorità di cui l’Università ha bisogno“. Secondo la Cgil il testo contiene “effetti devastanti” sia sotto il profilo finanziario sia dal punto di vista delle regole di funzionamento dell’istituzione. “Pieno sostegno” alle occupazioni degli atenei e delle scuole arriva dalla Flc.

La scelta dei ricercatori universitari di occupare i tetti delle facoltà – afferma il segretario di categoria Mimmo Pantaleodimostra che anche il patetico bluff dei concorsi elemosina non è servito a spaccare il movimento“.

La Gelmini vuole accelerare i tempi di conclusione della riforma e il mondo della conoscenza accoglie questa accelerazione politica sull’università accelerando la sua protesta.

I ricercatori, che da tre mesi di fatto bloccano 40 atenei su 66, hanno scelto di salire in massa sui tetti delle facoltà.

Salerno, Pavia, Palermo, Roma, queste alcune università che hanno deciso di mobilitarsi contro un decreto che nonostante il “no” deciso del mondo universitario è in via di approvazione in Parlamento, seguono Bologna, Torino, Pisa e altre ancora che sono pronte a dichiarare guerra al decreto Gelmini.

Salerno– Ieri (23novembre) la ”Rete della Conoscenza”, sotto una pioggia battente, ricercatori e studenti hanno occupato il tetto del Rettorato del Campus di Fisciano.
Oggi (24 novembre) è partita la settimana di mobilitazione questi in vista della discussione alla Camera del DDL Gelmini. Dopo l’occupazione”continua” del tetto del rettorato continua la protesta il piazza del Rettorato a partire dalle 12.30, per giovedì è previsto un dibattito pubblico alle 10.00 presso l’ aula 6/7 della facoltà di Lettere e Filosofia, mentre è per le 12.30 alla mensa l’appuntamento con “Racconta ciò che non va” dove gli studenti sono invitati a sfogare i problemi che hanno e stanno riscontrando nell’università, venerdì 26, invece,sempre alle 12.30 presso la stazione di Salerno è indetto il FlashMob.
Una settimana intera, quindi, dedicata al discernimento e alla preparazione per affrontare la manifestazione nazionale a Roma.
”Riteniamo inammissibile che dopo mesi di mobilitazione, cortei, occupazioni, lezioni in piazza – spiegano – il ministro non abbia mai risposto nel merito alle critiche e alle proposte degli studenti, e che il Governo agonizzante, privo di una maggioranza, possa cercare con arroganza di ottenere l’approvazione di una riforma che con l’ingresso dei privati nei Cda, la sostituzione delle borse di studio con sistemi di indebitamento degli studenti, la precarizzazione della ricerca, distruggono l’università pubblica”.

Roma– Tensione tra polizia e studenti a Roma. Da ieri i collettivi della Sapienza hanno preso possesso delle facoltà di Fisica, Ingegneria, Igiene e Scienze Politiche. E a causa delle proteste è saltata l’inaugurazione dell’anno accademico della facoltà di Giurisprudenza. Secondo gli organizzatori due ragazzi sono stati fermati dalle forze dell’ordine che hanno effettuato due cariche di alleggerimento in via San Marcello, dietro la sede del Pdl, perché gli universitari in corteo stavano tentando di sfondare i cordoni di contenimento in direzione della Camera. Poco prima avevano lanciato uova contro il Senato e tentato l’assalto a Palazzo Madama per dire no al ddl Gelmini sull’università. Sul tetto della facoltà di Architettura a piazza Fontanella Borghese dove è salito anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per manifestare l’appoggio e la solidarietà alle proteste contro la riforma Gelmini che ha definito un “disastro omeopatico”.Il presidente Schifani ha chiesto di abbassare i toni della polemica: “Attenzione – è in sostanza il suo messaggio- con questo clima prima o poi ci scappa il morto” .Solidarietà del presidente della Camera Gianfranco Fini a Schifani che ha voluto esprimere “la ferma condanna” contro quello che ha definito “un atto di violenza inaccettabile e intollerabile“.

Palermo– la facoltà di Lettere e Filosofia è stata occupata e per domani è stato indetto un corteo di protesta. Ventun istituti sono in stato di agitazione, altri diciassette – gli “Studenti in movimento” – si sono dissociati dai Collettivi. Dopo il Rettorato della Facoltà di Scienze politiche preso (e rilasciato) al giro del 14 ottobre, in queste ore Lettere è stata nuovamente occupata. Blocco dell’attività nella facoltà di Scienze. Maratona di lezioni – e qui ci stanno anche i prof – a Farmacia, Medicina e Ingegneria. Gli studenti del liceo classico Garibaldi hanno invaso la loro succursale. Ancora, blocchi agli scientifici Cannizzaro ed Einstein, agli artistici Catalano, Regina Margherita e Almeyda, al tecnico Pareto. Occupazione bianca (per non saltare le lezioni) al classico Meli: lezioni la mattina, assemblee il pomeriggio e quindi presidio notturno degli studenti. Al classico Umberto I nei giorni scorsi la reazione del preside era stata dura: richiesta di sei in condotta per sedici maggiorenni e segnalazione di massa alla Digos (ci sono stati anche tre fermi). Due le facoltà occupate a Catania: Lingue e Lettere (quest’ultima sgomberata)

Torino– picchetti informativi sono stati organizzati davanti le sedi delle facoltà in vista dell’assemblea d’ateneo: “Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo l’università!”questo lo slogan

Pisal’attività didattica è stata completamente sospesa, su indicazione del Senato accademico, per consentire la massima partecipazione possibile all’assemblea di ateneo e state indette le assemblee di facoltà in tutto l’ateneo e sette facoltà dell’università sono state occupate almeno fino a venerdì.

Pavia– gli studenti dell’Udu, i dottorandi e ricercatori hanno occupato il rettorato, con i caschetti gialli, per chiedere un colloquio con il rettore.

Bologna– fermi anche i licei: lo scientifico Sabin e il commerciale Rosa Luxembourg, ottomila volantini per invitare al “No Gelmini day” di giovedì.

Milano– docenti e ricercatori della facoltà di design del Politecnico hanno organizzato una notte “no stop” di mostre, incontri e concerti al campus della Bovisa. Tra Milano e provincia sono stati occupati i licei scientifici Volta e Cremona, così l’artistico Tenca. Autogestioni al Da Vinci, al Virgilio e al Parini.

Firenze– nella notte gli studenti sono entrati nella sede del Polo scientifico di Sesto Fiorentino e di un dipartimento di Matematica. Al plesso di via Morgagni è prevista una maratona di lezioni in notturna con docenti delle facoltà di Ingegneria, Scienze, Medicina e Farmacia.

Questa, in linea di massima, è la situazione nelle varie università d’Italia alla quale si aggiungeranno, nei prossimi giorni, anche altre università come quelle di Napoli e Venezia. E questo è solo l’inizio, la “guerra” per la salvaguardia della conoscenza è appena iniziata.

Dora Della Sala

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