L’imbroglio del Natale

Redazione Controcampus 28 Dicembre 2010

E’ Natale!!! Siamo ad un tiro di schioppo dal nuovo anno.

“Era ora” dirà qualcuno colpito da un eccesso di zelo; “meno male” risponderà qualche altro con le tasche piene di promesse non mantenute, appuntamenti mancati, coincidenze saltate, nodi irrisolti di un’esistenza mal vissuta che si stringono spietati attorno ad una vita piena di niente, lasciandoti apparentemente senza alcuna via di scampo. Salvezza, speranza, resurrezione: termini che non hanno nessun senso logico nei confronti di una realtà sempre più orfana di se stessa, ma che all’improvviso trova il suo Purgatorio nel Natale.

Io sono cristiano, ma credo che al di là della ricorrenza religiosa che, è inutile sottolinearlo, ci fa sentire tutti più vicini (anche a volte di chi proprio così vicino non si vorrebbe, e questo non certo per eccesso di egocentrismo), anche il Natale si sia consegnato, armi e bagagli mani e piedi, all’abbagliante ed arido consumismo che da un po’ domina incontrastato la nostra civiltà, spandendo il suo stomachevole odore sulle teste di noi poveri soldati del nulla, la polvere dell’effimero transitorio passabile effetto del tutto e possibile, Fateci caso: succede così tutti gli anni. Appena le luci del Natale si accendono, inizia lo spettacolo, parte la “fiction”.

Tutto sembra prendere una forma nuova incredibile mai vista, per poi accorgerti che quello che ora ti sembra infinitamente nuovo è solo una sfumatura, un colore, una luce, un effetto, un’altra vittima da sacrificare al vorace ed inesausto appetito della tua macchina fotografica, ultimo modello “super-accessoriata”, che chissà per quale disguido o impedimento non aveva ancora fagocitato nella sua inesplicabile ed inesauribile memoria. Eh sì, il Natale è diventato proprio un grande imbroglio. Ed esso, come ogni “fiction” che si rispetti, gode di un copione collaudato, che noi uomini, da bravi soldatini ripassiamo con disinvoltura e noncuranza, infischiandocene degli inferni che “vivono” all’interno di chi ci sta vicino, di coloro che stanno agli angoli delle strade immobili statuari a difendere con il consenso delle stelle i loro marciapiedi da sogno, addormentati con il cuore colmo di gioia per aver passato ancora un giorno senza essere stati contaminati dall’infernale profondità della sorda dissennatezza della cosiddetta “gente perbene”. Ma ci sono inferni che non si possono evitare.

Ci sono persone che l’inferno l’hanno scoperto quasi per caso, mentre cercavano di dimenticare se stessi in un caldo abbraccio materno; chi calciando in alto un pallone così in alto da sentire di poter bucare il cielo, da poter aprire un varco, una via di fuga tra le nuvole in cui, come per un’assurda ed incomparabile magia, tutto rimbalza e diventa più leggero, acquistando all’improvviso una dimensione più naturale e reale. Naturalezza e realtà. Due termini che da questo Natale, poi, per i bambini del Cile e di Haiti fanno rima con la Morte, perché per loro diventerà naturale (se non lo è già diventato: anzi sono sicuro che sia già così) veder morire i propri cari, i compagni di scuola, di giochi, di sogni innocenti impastati di speranza ed amore per la vita, accarezzati da quella fresca brezza della sera, inseguendo un aquilone sulla strada della vita. Quella vita che per molti di loro non c’è più. Si è spenta lentamente tra le rovine di quel disastro chiamato ”terremoto”. Ma a che serve sapere chi ti ha ucciso se tanto sai che non puoi difenderti e comunque saresti morto lo stesso? Più ci penso e più mi chiedo: cosa penseranno mai quelli che sono rimasti di questo Natale? Quelli che pensavano di vivere in un paradiso ammantato di secolare bellezza e conclamata virtù e che, invece, in pochi attimi, si sono scoperti bersaglio mobile di qualcosa di più grande, mostruoso, allucinante? E i senza niente, i senza Dio, scaraventati controvoglia sotto le luci anomale dei riflettori gonfie di promesse di aiuto a loro cosa resterà? Forse con il sangue congelato dalla disperazione e l’animo ruggente di dolore, sperano soltanto che ogni luce si spenga in fretta e questo maledetto “teatrino” cali il sipario e finisca.

Tanto non cambia niente. Nulla. Zero assoluto. Tre settimane e la melassa di vacuità di cui ci cibiamo in quei giorni è già finita. Tutto torna com’era prima. I buoni resteranno buoni, mentre l’indifferenza smascherata ritornerà a sguazzare nelle consuete miserie umane di sempre. Perché come recita un detto popolare “l’abito non fa il monaco” e un bel vestito non cambia il cuore e quindi è meglio smettere di sognare e ritornare alla realtà dove tutto può succedere. Come in una partita di calcio regno incontrastato dell’imponderabile e dell’assurdo dove qualsiasi cosa, anche la più insignificante, diventa pomo della discordia per improvvisati dibattiti televisivi e chiacchiere da bar sport di una squallida periferia.

Può succedere che una gratuita esibizione di violenza possa minacciare, se non addirittura compromettere la realizzazione di un sogno. In fondo, basta poco, che ci vuole? A volte niente. Una pietra, una buona dose di imbecillità e un’orda di animaloidi affamati di vigliaccheria, disposti a tutto pur di ingrassare il loro personale fardello di cretineria. E poi, basta fare un “clic” sul telecomando per ammirare le ultime “valorose gesta” di questi moderni cercopitechi che, armati fino ai denti, affollano i nostri stadi alla caccia di nuove vittime che gridano vendetta senza ricevere in seguito, troppa attenzione. Pertanto, come diceva quello: “Non ci resta che piangere” e chiederci “perché”? Boh! Mistero glorioso. Nessuno fornirà mai una risposta accettabile alla domanda. La torta è finita. La pasta anche. I coriandoli pure (di trippa non se ne parla, quella non mi piace). Insomma, il pianeta- calcio rischia di eclissarsi, i debiti di aumentare, il giocattolo di trenta milioni d’italiani di rompersi, è c’è ancora chi gioca alla guerra con le pietre. Ridicoli. Roba da paleolitico.

Può succedere anche che (per la serie “Giuseppe Garibaldi? Chi era costui” per citare un altro che in quello che sto per dire credeva tantissimo), il concetto di patria diventi un elastico che tiri da ogni parte a seconda delle esigenze personali di ognuno ed ecco spuntato come un fungo sulla pelle di una quattordicenne colta dai primi palpiti d’amore “bell’è pronto” un altro scandalo destinato a riempire le prime pagine di tutti i giornali per almeno un mese. Un mese e nulla più. Perché questo sarà presto sostituito da un altro, e poi un altro ancora quasi che qualcuno si diverta a seminare il panico tra la gente che non sa che tutto questo sta per finire. O meglio, forse lo sa bene ma dirselo (e dirglielo) e dura. Si ha paura. E la paura genera pensieri. E i pensieri riflessioni. E riflettere è un esercizio troppo difficile per noi uomini. Meglio quindi lasciar perdere. Che ci pensi qualcun altro. Già è difficile arrivare alla fine del mese… Ma niente paura c’è il Governo con le sue mirabolanti riforme. E se anche un Governo sente il bisogno di intervenire significa che il grande malato è vicinissimo all’agonia.

Ma come canta il poeta e sussurrano in molti “ma chi se ne importa?”
Intanto la giostra va avanti, continua a girare, regalando le ultime illusioni ai milioni di tifosi che guardando i loro beniamini accarezzare quella sfera a scacchi rincorrono il sogno di tornare bambini urlando con quanto fiato hanno in corpo “Gol! Gol!!, Gol!!! Ma la domanda resta lì sospesa, inevasa, insoddisfatta: Basterà?
Forse sì, forse no, chi lo sa, forse… La certezza non abita qui.
Per guarire non basteranno i decreti, e forse neppure i gol. Una cosa però è sicura: Di certo aiutano a ricostruire quello che ora, anche con le pietre, si prova a distruggere.

Gaetano Santandrea

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto