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26 febbraio 2011

Le stravaganze della politica italiana

Se leggere è un piacere, rileggere è un dovere. Se dopo aver letto e riletto non avete ancora capito quello che state leggendo tranquilli: non è colpa vostra ma di chi scrivendo, non s’è spiegato.
Balbettare qualcosa senza riuscire ad organizzare un pensiero e come affidare un auto a uno che ha appena preso il foglio rosa:pericoloso se non folle.
Occorrerebbe fermarsi un po’ e riflettere un momento. Fare autocritica. Qualcosa non va? Qualcosa non è andato come doveva? Tranquilli. Conservate, riflettete e ripartite. Se siete ansiosi voi figuratevi chi vi sta attorno. Quindi ragazzi niente paura calma, sangue freddo e avanti tutta.

La facilità della lettura di un testo, a prescindere dall’argomento trattato, è un buon indicatore della personalità dell’autore.
E così che si comprano alcuni libri e si ascoltano certi dischi.
Ma se i dischi si possono anche scaricare e certi libri tranquillamente evitare, i politici, e le loro stravaganze non si possono ignorare e quindi poi, tocca sudare. Ma non certo per la passione che essi trasmettono, bensì per le difficoltà che più o meno consapevolmente, essi creano.
L’ultima trovata della Gelmini s’inserisce in quest’ottica di masochismo burocratico.

In breve: il Governo ha istituito un finanziamento nuovo di zecca: due milioni l’anno per cinque anni. Totale, dieci milioni. Da destinare a uno scopo decisamente particolare: spiegare ai dirigenti degli enti locali i segreti del nostro futuro federalista. Pazzesco. Incomprensibile. Mentre l’universo giovanile lamenta l’assenza di occasioni di confronto col mondo e i precari circumnavigano il globo col trolley in mano e qualche dubbio in testa, il Governo si preoccupa di incentivare un corso privilegiato ed esclusivo di misantropia locale.
Bisognerebbe farsi capire anche dal contadino di Poggio Versezio.
In assenza di contadini potremmo affermare che bisognerebbe farsi capire anche dal tronista di Venezia e la letteronza di Canicattì.

Non è facile, ma bisognerebbe provare. In Italia qualcuno però, confonde la chiarezza con la semplicità e la semplicità con la semplicioneria. Pure allitterazioni. Nulla di più. Niente di meno.
A diminuire a dismisura, invece, è la fiducia della gente nello Stato che a pochi giorni dai festeggiamenti dell’Unità d’Italia trova il modo di complicarsi la vita istituendo questo piccolo esclusivo torneo riservato a due soli atenei virtuosi uno del Sud e uno del Nord cui saranno destinati i preziosi fondi.
Non c’è che dire: l’Italia non si smentisce mai e nel momento in cui dovrebbe unirsi di più preferisce ripararsi sotto la coltre di una vegetazione fitta, riottosa, cespugliosa e oscura.

Del resto non ci si deve proprio lamentare. In Italia è così. In Italia chi si ferma è perduto e chi si sofferma un pentito. E’ chi si pente, è un codardo è un codardo è un vile. Parole che bloccano qualsiasi anelito alla chiarezza e alla trasparenza che in Italia infatti, è considerata poco. Proprio come la popolazione cui questa, dovrebbe essere rivolta la quale legittimamente poi si volta e s’arrovella. Su cosa è facile intuirlo. Anche se non è semplice capirlo. Molti pur parlando non comunicano. Preferiscono restar obliqui sfumandosi prima dei titoli di coda.
Proprio come la vita degli insegnanti precari cui non bastano le ciambelle ministeriali. Ci vorrebbe un babà ogni tanto.
Ma la musica è finita e gli amici se ne vanno e nessun occasionale e propagandistico sventolio di tricolore potrà di certo indurli a tornare indietro.

Gaetano Santandrea

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