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13 marzo 2011

Apocalisse in Giappone: la testimonianza di un docente universitario

Il racconto di un docente universitario sui drammatici momenti immediatamente dopo la prima scossa. David Leheny è professore di Studi dell’Asia Orientale presso la Princeton University del New Jersey negli Stati Uniti. Tre giorni fa si trovava seduto in una caffetteria Starbuck nella zona occidentale di Tokyo.

Proprio nella capitale giapponese era impegnato in un periodo studi di approfondimento sulla cultura nipponica. Quella che vi proponiamo oggi è il racconto dell’esperienza diretta dei primi momenti della tragedia che si è abbatuta sul popolo del Sol levante.

La testimonianza dell’uomo, inviata via mail al proprio ateneo, è stata raccolta dal Times e pubblicata in questi giorni sul quotidiano britannico. Quella che riportiamo è la traduzione fedele delle parole del professor Leheny.

Al momento del sisma il docente era seduto in una caffetteria e racconta “Ho visto tutti che si guardavano intorno in un momento che è durato un’eternità. Le persone intorno a me hanno iniziato a mettersi sotto ai tavoli“.

La testimonianza prosegue “Il fatto sorprendente è stata proprio la durata della scossa. È stato uno dei sismi più lunghi che abbia mai sperimentato da quando sono qui in Giappone“.

Il sisma infatti è stato il più potente mai registrato in Giappone ed è durato oltre due minuti colpendo un tratto di litorale lungo 1.300 miglia, con molte scosse di grandi dimensioni.

Le persone all’interno del locale rendendosi conto che la scossa non era terminata, come accade nella maggior parte dei casi, hanno iniziato a riversarsi per le strade.

I commessi di Starbucks hanno scortato gli avventori in sicurezza all’esterno dell’edificio. Ho camminato per alcune miglia verso il nord di Tokyo per giungere dove lavora mia moglie, presso l’Università di Tokyo. C’erano tonnellate di persone per le strade“continua Lehenytutto era lugubre e silenzioso. Ho sentito qualche voce che gridava lungo il mio cammino. Penso che le persone stessero cercando di capire dove andare o se stava per succedere qualcosa di peggio“.

Gli autobus erano stracolmi dato che i treni erano tutti fuori servizio. I bar e i ristoranti con televisori erano pieni fino a scoppiare di persone che cercavano di capire cosa fosse accaduto nel resto della città.” Molti temevano il peggio, l’avvento dello tsunami causato da un sisma con epicentro in mare aperto.

Gli studenti dell’università di Tokyo sono rimasti bloccati assieme alla moglie di Leheny all’interno del campus. Anche fra i giovani è serpeggiata fin da subito l’inconsapevolezza sulla portata del sisma. “Ci aspettavamo che si sarebbe fermato, dopo pochi secondi, come avviene spesso”.

Gli studenti non sono infatti certamente colti alla sprovvista, circa una volta al mese si svolge nell’ateneo un’esercitazione sull’evacuazione e sulla condotta da tenere in previsione di eventi sismici, così come avviene nella gran parte delle aziende e degli uffici pubblici.

Grande apprensione anche per la comunità di studenti stranieri che studiano al Temple campus, l’ateneo ospita infatti circa 3.400 studenti, di cui il 40% proviene dagli Stati Uniti, e il 18% da tutto il resto del mondo.

Al momento sono state riferite dalle autorità notizie rassicuranti di studenti sani e salvi, fermo restando il terrore di queste ore per le scosse ancora in corso. Nessun studente che si trovava all’interno degli edifici universitari sembra essere deceduto.

Gli studenti del laboratorio di informatica di Temple Campus hanno girato un video di 30 secondi circa che racconta in presa diretta la scossa e le loro reazioni, come si vede i ragazzi non sembrano molto preoccupati dalle scosse a cui sono ormai abituati.

Il bilancio attualmente è di 10.000 vittime, ma le cifre crescono drammaticamente giorno dopo giorno. La situazione è resa ancor più tragica dalle condizione della centrale nucleare di Fukushima, le prossime precipitazioni annunciate saranno radioattive a causa del materiale fuoriuscito dalla centrale spinto verso l’Est del Pacifico dai venti.

L’ombra dell’olocausto nucleare riaffiora sul Giappone e su tutto il mondo. C’è poco tempo per riflettere, il nodo che stringe la gola del mondo intero verrà sciolto solo a catastrofe terminata. Forse.

Claudio Capanni

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