• Google+
  • Commenta
28 marzo 2011

Milano: cinque insegnanti in fuga da genitori invadenti

In uno dei licei più prestigiosi del capoluogo lombardo è guerra aperta tra genitori e insegnanti. La partita al momento è ferma sull’1 a 0 per i genitori, che hanno “costretto” al trasferimento alcuni professori. Il motivo? Difendono a spada tratta i loro figli, insultando gli insegnanti.Basta un voto troppo basso o una nota di biasimo, ed ecco che una madre infuriata si presenta a scuola urlando al professore insulti di ogni tipo, accusandolo di non saper fare il proprio mestiere, di essere un fallito o di sfogare le proprie frustrazioni sugli studenti.

Da troppo tempo il liceo Parini è spettatore di episodi del genere, e a niente è valsa la circolare del preside Carlo Pedretti: “I genitori che per qualsiasi ragione personale abbiano motivi di critica nei confronti di un docente non devono avere atteggiamenti aggressivi o offensivi.” Alcuni insegnanti hanno deciso, con amarezza, di andare via.

Cosa succede alla scuola italiana? È stata invasa da un esercito di insegnanti incapaci o da genitori esagerati? Naturalmente non tutti i professori sono perfetti, e i genitori vogliono un a scuola di eccellenza, ma sembrano non tenere conto del fatto che loro, in quell’aula, non sono presenti, e non possono sapere se l’interrogazione è andata davvero bene o se il prof ha messo per dispetto un voto troppo basso.

Davanti alla parola del figlio contro quella dell’insegnante, si decide senza minimo dubbio di credere alla prima. Si apre uno spettacolino indecente di urla e ingiurie (come ci insegna la dea televisione) contro l’artefice di quel voto basso, in nome del prestigio: famiglia prestigiosa, scuola prestigiosa, andamento scolastico prestigioso. Ma per il bene dei figli, o per fare bella figura con gli amici?

Una cosa è certa. Negli anni ’60 se ad un genitore veniva detto che il proprio figlio non studiava abbastanza, di certo non avrebbe pensato due volte a dare uno scappellotto al pargolo, come monito a cambiare modo di fare. Magari davanti ai suoi stessi compagni e insegnanti, così che la brutta figura potesse diventare una lezione di vita.


Marilena Grattacaso

Google+
© Riproduzione Riservata