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18 aprile 2011

Il barone gattopardo dell’università

L’Università, sin dalla sua nascita, in epoca medioevale, è stata da sempre il luogo della cultura per antonomasia. Le università, hanno cioè, rappresentato il fulcro attorno a cui ruotava l’intero universo scientifico, umanistico, culturale in genere, delle varie epoche storiche. Spesso, però, gli atenei sono stati per così dire colonizzati dai centri di potere, divenuti avamposto del sistema sociale, economico esplicitato dalla classe dirigente di un determinato paese. I docenti come i rettori in molti casi hanno costruito vere e proprie nicchie di potere all’interno delle aule universitarie, tant’ è che si parla ancor oggi di baroni.

Questo sistema si è affermato e si afferma ancor oggi attraverso un meccanismo semplice ma efficace. I cosiddetti baroni, controllano la loro sfera di competenza , collocando nei posti chiave uomini di fiducia: parenti, amici, gente compiacente. Un sistema asfittico che toglie ogni spazio di libero pensiero, che monopolizza i saperi, riducendo l’Università a una sorta di setta, sede di centri di potere più o meno visibili e comunque condizionanti.

Lo studente quando si trova inserito in un meccanismo simile è bloccato, costretto a subire i dettami, le regole del gioco passivamente. Chi si rifiuta di sottostare viene messo da parte, ricattato, costretto a piegare il capo, pena il mancato superamento di un esame o l’esclusione dai posti importanti per chi decida di restare nell’ambito universitario. Sebbene ricoperto da una patina lucida, di cultura, nonostante non ricorra ai mezzi esplicitamente violenti, questo modo di fare non è dissimile dai metodi usati dalle organizzazioni criminali. Appare evidente dunque il perché, questi baroni, negli ultimi anni non hanno partecipato ai movimenti di protesta studentesca contro le riforme che gradualmente, stanno distruggendo l’università.
Ai baroni fa comodo che tutto rimanga fermo. Indossano la veste di difensori della cultura pubblica, tuonano dall’alto delle loro cattedre contro ogni tentativo di destrutturalizzare l’ultimo baluardo della cultura ossia, l’università. Nei fatti, invece, all’ombra, dei loro libri, attuano la tattica del Gattopardo descritta abilmente da Tommasi di Lampedusa nell’omonimo romanzo. I politici, gli uomini delle istituzioni, chi ci governa spesso assiste tale sistema, consapevoli dell’importante ruolo dei docenti universitari nella formazione o in alcuni casi, deformazione delle menti degli allievi.
Chi ci comanda, aiuta tale sistema, riducendo al minimo gli strumenti culturali a cui uno studente può accedere e rafforzando il potere dei professori-duca. In un contesto di ignoranti il professore duca ha il coltello dalla parte del manico. Più disinformato, meno acculturato è lo studente più facilmente si può esercitare il controllo sulla sua coscienza e sulla sua mente.
Noi studenti cosa possiamo fare? Anzitutto tenere gli occhi aperti, informarci, acculturarci anche al di fuori dell’ateneo, in maniera tale da essere poco manipolabili e strumentalizza bili. Dobbiamo smetterla di seguire la cultura dominante fatta di ignoranza, violenza e mediocrità e alzare la testa, lottando ogni giorno per difendere i nostri diritti, per istituire un sistema meritocratico. Inoltre, dobbiamo fare il nostro dovere senza mai tirarci indietro. Si può anche perdere questa battaglia ma meglio morire liberi che vivere da schiavi.

Vincenzo Amone

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