• Google+
  • Commenta
26 Maggio 2011

Cercare lavoro con una laurea umanistica

L’esperienza universitaria è spesso considerata come una battaglia all’ultimo sangue, diverse le difficoltà, le vittorie e le ritirate; lo studente come un guerriero cerca durante i 5 anni di superare ogni ostacolo, cade si rialza, trova la sua forza nei compagni di avventura, si ferisce e viene curato.

Un iter passionale e difficoltoso, specialmente se l’ateneo è così numeroso da portare scompiglio e disorganizzazione. Poco male, molti gli studenti che si dichiarano fortunati, considerando gli anni universitari una palestra di vita, “dopo questi 5 anni sono pronto a tutto”.

Condivisibile come affermazione, ma siamo sicuri che i dolori finiscono con l’università?

Dopo la laurea si viene a presentare un secondo cammino tortuoso “la ricerca del lavoro”.
Le difficoltà dei laureati a cercare lavoro oggi è paragonabile alla scalata dell’Everest, soprattutto per chi ha deciso di dedicarsi come Antonio al mondo dello spettacolo e delle materie umanistiche.

Il menù del giorno esibisce con ludibrio:

-* come primo piatto “le scarse possibilità lavorative”

-* nei casi più fortunati e in base alla disponibilità dello chef “stipendi bassi”

-* i piatti pregiati “compromessi sulle modalità e posizioni lavorative”

-* specialità della casa “stage lavorativi” poco felici

-* e come dolce, per chi può permetterselo “la fuga all’estero”

Passa l’appetito dire, ma queste sono le condizioni più frequenti, e stiamo parlando di livelli firmati GamberoRosso.

Spesso si sente dire dai laureati “ Siamo capitati proprio in un momento sbagliato, per i nostri genitori non era così difficile inserirsi nel mondo del lavoro”. In effetti tempo addietro si riusciva ad avere un buon lavoro con la metà degli sforzi e degli studi che oggi invece la società arroga.

Che fine ha fatto l’affermazione “ l’università come investimento per il futuro?

Chiediamolo ad Antonio, che oggi ci racconta la sua storia alla ricerca del lavoro dei sogni ancora non trovato…

Antonio ha 27 anni, si è diplomato presso l’istituto Tecnico Industriale indirizzo Informatica di Galatone (LE) decide di trasferirsi a Roma per intraprendere quello che per lui sarebbe stato l’inizio della realizzazione di un sogno, mettere in pratica e studiare finalmente materie di suo interesse quali cinema, fotografia, editing digitale. Iscritto all’università Sapienza, ha subito appurato che le sue aspettative superavano quello che poi era la realtà: solo teoria nessuna pratica.

Caro Antonio, parlaci del tuo approccio all’università nei primi anni.

Sono sempre stato responsabile, sapevo quello che volevo e gli obiettivi da conseguire e soprattutto per un fuori sede come me, essere in corso con gli esami è un dovere altrimenti, niente borsa di studio. Mi piaceva seguire le lezioni, confrontarmi, conoscere nuove persone ogni giorno…il primo anno è sempre così, penso per tutti.
Era un dovere essere a lezione in un dato orario, prendere appunti, pausa mensa e poi ritorno a lezione. Seguirle facilitava l’esame finale. Per quanto riguarda gli anni successivi poche lezioni da seguire e a volte poco tempo per farlo perché lavoretti saltuari erano più importanti per poter racimolare quel poco che serviva per non pesare sulle spalle dei miei genitori.

Hai conseguito la laurea triennale, ma parlaci anche della scelta specialistica.

Pensavo che sarebbe stato inutile fermarsi ad una laurea triennale in “Arti e scienze dello spettacolo digitale” così speranzoso, mi iscrivo per conseguire la laurea specialistica. È stato un percorso migliore del precedente perché gli esami da sostenere erano in maggioranza pratici, beh sarebbe stato assurdo il contrario essendo un indirizzo che comprendeva materie quali editing video, animzione 3D.
Mi laureo quindi in “Saperi e tecniche dello spettacolo teatrale, cinematografico e digitale” con il massimo dei voti compresa la lode , proponendo una tesi su come il teatro possa essere interpretato attraverso il video e l’effettiva resa in tv prendendo in esame il regista teatrale Gabriele Vacis.

Grande gratificazione la tanto attesa laurea. Ma cos’è successo dopo? La Sapienza ti ha dato una mano per l’inserimento nel mondo del lavoro?

Dopo la laurea…febbre per una settimana, lo stress alla fine si fa sentire! Scherzi a parte, inutilmente ho cercato in tutti i modi un lavoro che poteva essere attinente agli studi. L’università non mi ha dato nessun contatto, nessuna mano per potermi inserire nel mondo del lavoro, almeno nel mio ramo. Quello dello spettacolo è un mondo molto chiuso e se non si hanno i giusti agganci è difficile entrare, diciamo che la Sapienza di Roma poteva aiutarmi e aiutare gli altri ma evidentemente non è un ruolo che gli compete.

Come ti sei impegnato nel frattempo?

Ho avuto l’opportunità di svolgere uno stage di 4 mesi (con piccolo rimborso spese) in un’azienda di Ingegneria del software, curavo la comunicazione multimediale, curando l’aspetto grafico e creando piccoli spot del prodotto realizzato. Poi promoter e organizzazione di feste per bambini curando l’animazione e l’allestimento delle sale.
Mi sono impegnato, come ben hai detto tu, capisci che a 27 anni senza un lavoro e alcuna esperienza professionale nell’ambito lavorativo scelto non è che sia il massimo.

Forse sei un po’ esigente e pretenzioso nel lavoro?

Assolutamente no, voglio lavorare, pensa che ho lavorato per 2 mesi per un datore di lavoro che mi ha promesso il mondo e poi non mi ha nemmeno retribuito il periodo lavorativo. Io volevo lavorare, il resto aveva poca importanza. Era un lavoro che mi interessava tanto, ci speravo ma la delusione è stata veramente alta, ma comunque è passato, ora prima di iniziare a lavorare…nero su bianco.

Come la vedi la situazione in Italia e che ne pensi dei paesi esteri, magari trovare il tuo lavoro li?

La situazione italiana sono io e un buon 55% dei laureati della mia facoltà. Possono essere anche tanti i laureati che oggi dichiarano di essere lavoratori soddisfatti, ma di disoccupati e precari ce ne sono un’infinità.
Le mie cugine in Svizzera lavorano da anni ormai, dalle scuole medie..scuola-lavoro…scuola-lavoro…scuola-lavoro, e senza una laurea… figuriamoci, credo che sia più semplice!!!
Il pensiero di un’esperienza all’estero c’è stata e ancora mi frulla in testa, ma come andare all’estero senza prima mettere da parte i soldi qui in Italia? Da una parte sono costretto a rimanere … quindi per adesso sono qui…ma se le cose continuano come adesso… probabilmente ci resterò!

Perché hai deciso di rilasciarci questa intervista?

Intanto ringrazio controcampus.it per l’opportunità e per la serietà che mi ha dimostrato e comunque ho accettato questa intervista per dichiarare quella che è la realtà almeno per quanto riguarda il mio indirizzo di studi e palesare quello che è il mio percorso.
Sai, molte volte mi domando “Avrò forse sbagliato corso?” ma in fin dei conti non mi interessa, io questo volevo fare: studiare con gioia quello che amavo e non quello che mi garantiva un lavoro statale. Penso che non ci sia cosa peggiore di completare un corso di studi mai piaciuto, solo perché costretti da una società che garantisce solo determinati posti di lavoro o addirittura costretto dai miei genitori.

Mi hai tolto le parole di bocca, spiegami il ruolo dei tuoi genitori nella tua scelta universitaria?

L’amore dei miei genitori è stato sempre dimostrato in maniera smisurata, sono sempre stato appoggiato da loro, e la scelta universitaria è stata una delle tante volte che ho sentito il loro appoggio più assoluto. Comprenderai quindi come mi sento oggi, tutti abbiamo fatto sacrifici, loro e io, ma non per fare solo il promoter nel periodo dei saldi.
Vorrei essere soddisfatto, e la soddisfazione più grande risiede nel svegliarmi alle 6 di mattina lavorare tutto il giorno nel mio settore e tornare a casa dopo cena ed essere soddisfatto, sicuramente stancante ma ho studiato per lavorare e avere un futuro, non basta immaginarlo.

Cosa consiglieresti ai tuoi colleghi?

I consigli sono infiniti, non vorrei però che le parole fino ad ora dette risultino troppo scoraggianti ai lettori.
Una cosa la ritengo essenziale però, invito tutti a prediligere la scelta universitaria come espressione della propria essenza e personalità senza pensare troppo al dopo.
La felicità risiede nel seguire le proprie attitudini, questo non va dimenticato e anche se non ho ancora trovato il lavoro dei miei sogni.
Dopo tutto mi sento una persona FELICE…

Maria Teresa Violi

Google+
© Riproduzione Riservata