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27 Maggio 2011

La cultura che vive del passaparola

Affitto da pagare, bollette, tasse universitarie, abbonamenti mezzi pubblici. Vivere da studente fuori sede costa. Ma c’è ancora una Cultura a costo zero per chi non vuole rinunciare all’arte.La cultura in Italia costa. Si sa.
Specie per chi studia fuori, ed ha dunque sulle spalle il peso di un affitto da pagare, e le bollette che non finiscono mai.
E allora che succede ??
Che si esce un po’ meno, si rinuncia al cinema della domenica sera, ad uno spettacolo teatrale, ad un concerto, o alla visita di mostre e musei.
Per forza.

Quello che molti non sanno è che esiste un altro tipo di cultura, quella nascosta, quella che vive del passaparola, che si offre gratuitamente ad un piccolo pubblico per farsi un po’ di pubblicità.

Questa è la stessa cultura che non può permettersi lo spazio di un museo, né quello di una grande sala cinematografica, ma, che se va bene, può usufruire delle quattro mura del Centro Sociale.
Contro l’idea comune, il Centro Sociale non è, o forse non lo è più, quel luogo dove si rintanano i “ribelli” della società a fare progetti inconcludenti su come salvare il mondo dalla mediocrità.
O meglio, resta l’intento salvifico, ma è cambiato il mezzo. Oggi, sono numerosissimi i centri sociali che vengono portati avanti con entusiasmo e dedizione da giovani studenti e non, e soprattutto, ecco dove volevo arrivare, sono tantissime le attività culturali proposte.

Questa volta è toccata al Centro Sociale Volturno Occupato di Roma.
Ci sono capitata per caso domenica sera, un amico mi invita a vedere la proiezione di interessanti cortometraggi di Francesca Staassch, regista dall’indiscutibile talento.

In uno stile che interseca noir, onirico e iper-reale, i pochi minuti di proiezione raccontano il viaggio di una giovane donna all’interno della vita di coppia. Suggestiva l’idea, ambizioso il progetto.

Al di là di questo, di cui non varrebbe la pena parlarne per il semplice fatto, che si tratta di un evento ormai passato, il mio invito va diretto a venerdì 27 maggio 2011.

La Rassegna di Cultura Indipendente Volturnèe presenta, alle ore 21.00, lo spettacolo teatrale Brecht a Babilonia.

Lo spettacolo è uno sguardo critico sul sistema in cui viviamo, sulla propaganda per il consenso su un unico modello di vita omologato, sulla mercantilizzazione della vita umana; col sorriso e con la satira. E’ la storia di una città, Babilonia, dove si va per godersi la vita. La città della felicità e della libertà, dove tutto è possibile, purché si abbia denaro.
La felicità si può comprare? A Babilonia sì! Se hai denaro, puoi fare tutto: sesso, tranquillità, alcol. Ma…ma qualcosa manca. Cosa? L’umanità. Quella non si compra, quella si scopre e il denaro non serve proprio a niente per questo.

E’ una creazione collettiva di tre attori che si incontrano nel desiderio di immergersi nell’opera di Brecht per ricercare l’anima del teatro politico e il ruolo sociale del teatro.
Non è teatro rappresentativo né realista, ma racconta una storia, lo fa attraverso la parola, la drammaturgia degli oggetti, le immagini, il canto e il corpo.

Ed ecco, al di là dello spettacolo Brecht a Babilonia, che vi invito comunque a vedere, il mio consiglio è quello di guardarsi un po’ intorno, di guardare oltre alla cultura super pubblicizzata, perché, per fortuna, c’è tanto altro. Una miriade di progetti e proposte interessanti a costo zero che ci permette di non rinunciare alla cultura e soprattutto, cosa ancora più importante, ci rendono partecipi di un movimento ed un momento di aggregazione che sta alla base dei rapporti umani.

Margherita Teodori

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