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6 giugno 2011

Un’Idea dell’India

Dalla fertile simbiosi universitaria emergono numerosi punti di contatto. L’India, al pari dell’Italia, avverte il bisogno di dover educare le giovani generazioni, sensibilizzandole alla cultura dello sviluppo sostenibile; unica forma di coltre protettiva contro l’inquinamento dovuto all’avanzamento tecnologico.Prosegue con grande zelo e con aperture a nuovi orizzonti la partnership tra l’Università di Udine e la Jawahrarlal Nehru Technological University (Jntu) di Hyderabad.

A partire dal 2000 erano state avviate numerose attività di collaborazione nel settore matematico ed informatico. La recente visita del Rettore Daggula Narasimha Reddy, ha edulcorato di sapori orientali l’intero campus friulano.

Le conferme delle collaborazioni ratificate negli anni passati e l’ipostasi di nuovi accordi hanno fatto da sfondo ad un’osmosi tra colori e culture differenti ma legate da un unico imperativo categorico: sviluppo sostenibile quale limite al progresso.

Si registrano aperture a titoli di studio congiunti e offerte didattiche in lingua inglese nei settori tecnologici, energetici e ambientali, i quali negli ultimi tempi, hanno assunto un’importanza nevralgica anche in India. Va detto che da diversi anni in India è in corso una vera e propria rivoluzione economica. La produzione è in costante aumento. La società muta iniziando ad assaporare la coltre del benessere.

Tuttavia, diversi scienziati temono che la mancanza di una corretta educazione ambientale possa rallentare il processo evolutivo, ergo infliggere duri colpi all’economia. L’India è il quarto paese più inquinato del mondo dopo Usa, Cina e Russia. Ogni indiano produce 0,3 tonnellate di gas carbonici contro le 2,5 di un europeo e le 5,5 di un americano.

Sebbene non sia giusto sottoporre un paese in via di sviluppo alle medesime regole riduttive delle emissioni di co2 di un paese sviluppato, va detto che in India vive circa 1/5 della popolazione mondiale, cioè 1,1miliardi di persone destinate ad un aumento annuo dell’8%.

L’idea di tutela delle risorse naturali risale a migliaia di anni fa, cioè a quando il Governo decise di istituire riserve di caccia e boschetti sacri. Nel 1850 vennero varate le prime leggi in materia forestale, sintomo di profonda tradizione ambientalista.

La legislazione moderna, sebbene abbia proseguito il percorso di conservazione ambientale, non sempre è apparsa in grado di fronteggiare gli incalzanti problemi dovuti all’industrializzazione. Con una popolazione che rasenta il miliardo di abitanti, il Governo Indiano, ha dovuto adoperarsi nella ricerca di strumentali strategie di sviluppo economico agricolo ed industriale, danneggiando l’ambiente.

Milioni di ettari, pari al 6% della flora mondiale, si dipanano lungo le pendici dei Ghati occidentali estendendosi fino alle rive del Gange. Circa il 10% della flora indiana si sta estinguendo a causa della deforestazione. Per far fronte all’emergenza il Governo ha approvato diversi provvedimenti volti a tutelare in maniera cospicua la superficie territoriale.

Ciononostante la crescita industriale non mostra cenni di rallentamento. Il rilancio dell’industria manifatturiera ed agricola, l’aumento del livello d’istruzione scientifica, le aperture finanziarie e politiche l’hanno, evidentemente, lanciata verso l’alto.

Con 516,3 milioni di persone, l’India detiene la seconda forza lavoro del mondo. Le riserve in valuta estera sono aumentate a dismisura: da 5,8 miliardi di dollari americani nel 1991, sono passate a 308 miliardi nel 2008. Ha un potere d’acquisto pari a 4.726 miliardi ed un pil in termini nominali pari 1.090 miliardi e questo la rende la dodicesima potenza mondiale.

Un tempo, l’India, era meta di vacanze culturali, un luogo in cui, forse, si respirava il vero odore della spiritualità. Oggi e soprattutto domani si correrà il rischio di respirare anche ingenti quantità di polveri tossiche, come in occidente, d’altronde.

Antonio Migliorino

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