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5 agosto 2011

Il nepotismo: una pratica medioevale iniqua da estirpare

Si annunciano tempi duri per i “Baroni” universitari.

Stefano Allessina ricercatore di Carpi trapiantato a Chicago, ha individuato un metodo semplice ed efficace per arginare e individuare il fenomeno del nepotismo attraverso il quale, come si può leggere nell’articolo pubblicato sulle colonne di questo giornale dal collega Danilo Ruberto, ha portato alla luce una vera e propria parentopoli nelle università italiane.

Il Nepotismo ha ormai messo solide radici in Italia e in particolare al Sud.

Una pratica atavica, ancestrale, retaggio culturale che richiama alla mente epoche lontane. In epoca mediovale, i sovrani trasmettevano potere e ricchezze ai loro discendenti e altrettanto facevano i nobili feudatari. Siamo nel 2011 eppure, ancora questo sistema tribale basato sul richiamo del sangue, persiste mascherato sotto forme diverse e si insinua in ogni ambito della vita sociale del paese

Si perpetua nella forma più perniciosa dunque, il baronato esercitato da docenti, presidi di facoltà, impiegati che come autentici principi scorrazzano tra le aule universitarie affermando un dominio incontrollato e incontrastato.

Affermano una sorta di diritto di discendenza quasi inviolabile. Un comportamento inaccettabile non solo perché frutto di una mentalità arcaica e retrograda ma, sopratutto, perché queste forme di potere condizionante, creano una sorta di classi elitarie formate da schiere di figli, nipoti e parenti del signorotto locale.

Si genera una situazione fastidiosa. E’ come se il posto di docente o ricercatore, spettasse obbligatoriamente ai rampolli delle famiglie che contano in campo universitario per una sorta di dritto divino, indiscutibile e non per merito acquisito con sacrificio e sudore.

Ovviamente, anche tra i “delfini” dei baroni, ci saranno persone preparate ma, quando si manifestano e si evidenziano presenze di familiari in un numero troppo elevato, i dubbi restano sui criteri applicati per la scelta, ci si chiede il perché, scorrendo l’elenco degli operatori culturali e dei professori universitari, spuntano con frequenza i soliti nomi.

Ciò che maggiormente colpisce è come questo fenomeno venga ormai considerato normale, giusto, equo e addirittura chi non ricorre a questi espedienti è indicato come uno sprovveduto e viene messo ai margini della vita sociale.

La banalità del male, come direbbe la filosofa Hanna Arendt, mostra il suo volto mostruoso.

Quando le pratiche illegali o inique entrano a far parte della prassi quotidiana e non vengono più contestate, significa che la società si avvia lungo il pendio della disgregazione, dell’illegalità, della mancanza di regole e quindi si innescano fenomeni di autodistruzione.

Il nepotismo infatti, è solo una delle varie forme tramite le quali i potentati locali e nazionali controllano al vita dei singoli individui.

Inoltre, il nepotismo sbarra spesso la strada a volenterosi e capaci giovani che potrebbero assolvere a compiti e mansioni importanti con competenza, solerzia, volontà.Potrebbero cioè, dare lustro all’Italia mentre invece, spesso sono costretti ad emigrare perché devono andare avanti i figli dei potenti che a volte sono inetti e incapaci.

Un circolo vizioso che produce ulteriore stagnazione del mercato del lavoro e della ricerca perché il nepotismo invade non solo le università ma anche altri settori della vita pubblica italiana.

Un’ ulteriore riflessione a margine è doverosa.
Al Sud il fenomeno è maggiormente presente Perché il nepotismo nel meridione d’Italia è legato a filo doppio con la mala vita organizzata che è la referente principale di coloro che intendono sistemare i parenti.

Perché la criminalità organizzata è il punto di riferimento privilegiato? Semplicemente perché, quando il signorotto non ottiene ciò che desidera, lo impone tramite l’ intervento di delinquenti e gente di malaffare erogando favori in cambio del servizio reso e stringendo quindi un patto scellerato e offensivo per la gente onesta

Ben vengano dunque, ricerche come quelle promosse da Stefano Allessina che hanno il merito di scoperchiare la pentola di nefandezze compiute da chi detiene il potere e si sente intoccabile.

Non si può che essere favorevoli a iniziative simili. L’augurio più grande è che spinti da questi esempi, cominciamo tutti a lottare per riaffermare la meritocrazia ed estirpare la mala pianta del nepotismo, fastidiosa, asfittica, irritante.

Vincenzo Amone

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