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2 agosto 2011

Sabina Adelaide Casazza: la pittura a modo mio

Quando si parla di arte, soprattutto di pennelli e tavolozza, si tende il più delle volte ad associare mentalmente tale concetto ai grandi del passato. La pittura da sempre con i suoi interpreti ci ha saputo parlare di grandi amori più di mille scritti, si è fatta portavoce dei silenzi della natura, ha raccontato la storia, di miti e di leggende. È stata a volte liturgica, spesso profana, reale e il più delle volte onirica, a volte semplice altre volte dai significati reconditi complessi e metaforici.

La pittura è stata tutto questo ed è tutto ciò ancora oggi. Con le sue magie di linee, colori, prospettive, oggigiorno è ancora in grado di ammaliare e suggestionare chiunque: cultori, appassionati o semplicemente curiosi. A volte, però, si ha come l’impressione che, un’arte sublime come la pittura abbia arrestato la sua corsa al tempo dei fasti dei grandi nomi che l’hanno caratterizzata nei secoli e che hanno contrassegnato le famose correnti artistiche. Oggi, forse pochi, soprattutto giovani, sono in grado di raccontare di un pittore contemporaneo o post-moderno. Ma vi garantisco che la produzione artistica non si è mai fermata e oggi sono ancora tantissimi gli artisti che cercano di comunicare al mondo se stessi e il proprio mondo interiore attraverso questo canale forse che sa di “antico”, ma che è più moderno di qualsiasi forma espressiva.

Esistono in tutta Italia e nel mondo tante scuole d’arte, accademie, percorsi universitari che preparano giovani talenti a esprimere proprio quel sé, a tirare fuori il proprio mondo, quelle immagini che dal dentro di questi artisti in erba, non aspettano altro che concretizzarsi su una tela o su più svariati materiali. Ma forse molti di più sono quelli che invece hanno scelto di non “temprare” la propria arte, di non professionalizzarla attraverso “regole” accademiche, che hanno preferito di esprimersi nella più totale libertà ritenendo che l’arte “è arte” e non può essere insegnata, spiegata, raccontata e tantomeno potrà mai esistere una deontologia propriamente detta!

A tal proposito ho il grande piacere di intervistare per Controcampus una grande artista. Un enorme talento cresciuto e fattosi da sé, che ha sempre voluto seguire “cocciutamente” una sola regola artistica: io e la mia arte, i miei spazi, le mie tele e la mia ispirazione.

Vi racconterò oggi del grande talento di Sabina Adelaide Casazza, artista di origine varesotta, ormai milanese di adozione. Appassionatasi all’arte della pittura fin da giovanissima, non ha mai smesso di credere nel suo mondo artistico. Ha abbracciato la sua personalissima carriera pittorica con passione e dedizione e come tanti ha preferito seguire unicamente il suo estro. No scuole, nessuna bottega di maestri, nessuno standard o metodologia acquisita.

Sabina, ci racconti un po’ della sua arte…

Tendo sempre a precisare che la mia vena artistica, mi riferisco in particolare alle mie tele informali materiche, è nata un po’ per caso, dall’attrazione quasi viscerale che esisteva e tuttora esiste in me rispetto alla materia, al sapiente mix di impasti di sabbie varie, di colle, ecc. E’ proprio mentre amalgami il tutto, proprio come facevo da bambina con la sabbia in spiaggia, imbrattandoti, che sale l’entusiasmo per quello che verrà, per quello che sta per nascere dal tuo estro. È una sorta di trasformazione: è come raggiungere uno stato di apoteosi. Insomma, pura adrenalina, che cresce man mano che si procede con l’aggiunta dei colori e nella continua sperimentazione della materia stessa. Le mie tele è come se fossero delle vere e proprie sculture su tela. Il rilievo mi ha sempre dato una sensazione di pienezza, di tangibilità, di vero.

Ritiene che un’accademia, un istituto d’arte o similari siano determinanti per far “esplodere” il desiderio d’arte o ritiene che sia più un “genio” innato la capacità artistica?

Sicuramente un’accademia artistica fornisce delle ottime basi e molto probabilmente potrebbe anche plasmare l’estro artistico. Ci sono grandi artisti che non hanno frequentato scuole specifiche e le loro opere sono battute nelle migliori aste del mondo per milioni di euro. Ma a tal proposito preferisco non pronunciarmi, visto che sono autodidatta da sempre e la fama non mi è mai interessata.

Cosa consiglierebbe a un giovane talento che oggi si trova a dover scegliere tra seguire un percorso accademico con futuro professionale preconfezionato o un percorso da pittore fatto di tanti punti di domanda e di un futuro piuttosto incerto?

Che cosa consiglierei? Di fare sempre ed esclusivamente quello che suggerisce il cuore, seguire la spinta dell’entusiasmo per le cose belle della vita e dalla follia. Sì, la follia, perché anche quella richiede di essere ascoltata quando si parla di arte.

• Michelangelo Buonarroti diceva che “Si dipinge con il cervello, non con le mani”. Cosa pensa a tal riguardo: questione di cervello? Di mani o… cos’altro?

Il grande Michelangelo non si discute. Comunque sì, in effetti, è anche una questione di testa. Per me, però, si tratta in prevalenza di una questione di cuore e di amore per quello che faccio. Quando si produce a solo scopo vendita, per le gallerie d’arte per esempio, spesso si rischia di finire per essere vittima di condizionamenti e in un periodo di fermo creativo, non vorrei mai trovarmi in una situazione in cui c’è un gallerista ad aspettare il mio lavoro: significherebbe non avere più la vera essenza della mia arte, la mia libertà d’espressione. Per me, sarebbe come morire.

Da parte mia e di Controcampus un grazie affettuoso a Sabina.

Pasqualina Scalea

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