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11 settembre 2011

Il numero chiuso alle università sistema sterile e anti democratico

Da anni ormai le Università italiane, nella maggior parte delle facoltà, hanno adottato il sistema del numero chiuso fondato su test e prove di vario tipo rendendo di fatto l’accesso allo studio universitario un percorso ad ostacoli.

L’opinione pubblica è divisa tra sostenitori del sistema e contrari.

Coloro che lo considerano un sistema positivo sostengono che garantirebbe maggiore meritocrazia garantendo l’accesso ai migliori, ai più preparati, a coloro che davvero hanno voglia di studiare e non considerano ,invece, l”università un modo come un altro per non lavorare o per continuare a condurre una vita priva di responsabilità e senza eccessive preoccupazioni, inoltre fanno notare che in Europa il numero chiuso è presente da molto tempo e dunque l’Italia deve adattarsi.

I contrari fanno notare, invece che il numero chiuso è antidemocratico e non garantisce il dritto allo studio sancito dalla Costituzione.

A ben vedere il numero chiuso non appare un criterio democratico.

Il numero chiuso crea infatti un’ Università di élite in cui solo pochi eletti possono studiare e gli altri si vedono invece sbattuti la porta in faccia perché non ritenuti all’altezza di compiere il percorso universitario. L’ università non può e non deve essere un luogo di esclusione ma di inclusione, deve favorire lo scambio di idee, di conoscenze, deve essere fucina di talenti, ma anche di nuove forze in grado di migliorare sotto il profilo economico, culturale, sociale , politico nel senso più ampio del termine il nostro paese. Se invece si taglia fuori il giovane dalla possibilità di studiare si tappano le ali a chi ha voglia di spiccare il volo per costruirsi un futuro e che spesso vuole contribuire a rendere migliore la terra dove abita.

Quanto alla meritocrazia, è fuori dubbio che debba essere alla base di ogni attività umana, soprattutto quando si tratta di settori cruciali come quelli della cultura e del mondo del lavoro. Tuttavia, la meritocrazia va applicata dopo: durante gli esami, nel momento di premiare i migliori, nel momento delle scelte che portano ad occupare posti di responsabilità e di importanza strategica, mentre invece le condizioni di base di accesso alla cultura e allo studio non possono essere negate a nessuno, perché tutti hanno il dritto di studiare, sarà poi la vita e gli anni futuri spesi sui libri a decidere se chi si è iscritto all’università è in grado di poter davvero completare il ciclo di studi.

Poi ,sorge anche spontanea una domanda? Davvero un test accerta le reali capacità di un futuro studente? Un test come è organizzato in Italia accerta davvero le conoscenze di una futura o aspirante matricola? Spesso sono dei tizzoni a risposta multipla,spesso ci sono domande al limite dell’assurdo come è dimostrato dalle vicende di questi giorni riportate anche su Controcampus.
La cultura non può risolversi in un “Lascia o Raddoppia”, in un gioco a quiz, bisogna che la smettono di ridicolizzarla con test poco seri o comunque spesso inadeguati.

La verità è che il numero chiuso nasce fondamentalmente da due ragioni che nulla hanno a che vedere con la meritocrazia: nascono perché molte università, soprattutto quelle medie e piccole hanno carenze logistiche quindi aule insufficienti ad accogliere un numero elevato di studenti e servizi non sufficienti. Alcune sono cresciute come numero di matricole e laureandi troppo in fretta e non hanno avuto tempo per adeguare le proprie strutture. L’altra ragione è che il numero chiuso è figlio di un’ idea che si fa strada organizzata da chi decide tutto,ossia creare un manipolo di giovani acculturati e una massa ignorante e facilmente ricattabile e malleabile e inoltre si cerca di uccidere l’università pubblica per favorire le private.

Cosa possiamo fare noi giovani? Studiare di più, emanciparci dal sistema, aumentare le nostre conoscenze individuali, informarci e mettere in crisi il sistema e soprattutto fare il nostro dovere reclamando ogni giorno i nostri diritti che nessuno può toglierci .

Vincenzo Amone

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