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1 settembre 2011

LA MONTAGNA SACRA

Propongo a tutti la visione di questo film molto interessante.Qualche sera fa ho deciso di vedere il film “La Montagna Sacra” di Alejandro Jodorowsky.

Sapendo di che film si trattava, non me la sono sentita di vederlo in solitudine ed ho scelto la compagnia del mio amico Marco, l’unico che avrebbe potuto trarre grazia con me da questo film.
Dopo averlo visto però, ho sentito il bisogno di incoraggiare altri, tutti, a vederlo, perché anche chi non è un amante di questo genere, può trovare molti spunti per una riflessione personale.

Il titolo originale del film è The Holy Mountain, è del 1973 ed è ambientato a Città del Messico.

Il film narra di nove bizzarri personaggi (un giovane ladro e sei potentissimi Signori, ciascuno in rappresentanza di un pianeta del sistema solare, più un mistico e il suo assistente che fanno loro da guida) intraprendono l’ascesa alla Montagna Sacra, alla cui sommità sperano di accedere alla rivelazione del segreto dell’immortalità da parte dei Nove Saggi, di cui loro dovranno prendere il posto.
Ma giunti alla loro meta troveranno un’inaspettata risoluzione.

Non è facile capire questo film che può sembrare, in particolare i primi 40 minuti, una sequenza di immagini oniriche slegate tra loro.

Nella prima parte del film vediamo un ladro, che ha le sembianze di Gesù Cristo, compiere una “scristianizzazione” di se stesso, e spogliato delle sue credenze religiose si reca nella torre di un’ alchimista; quest’ ultimo tenterà di condurre il ladro ed altri 9 uomini alla verità assoluta scalando la montagna sacra.

Questa parte centrale è la più interessante, perché il regista si sofferma sui 9 uomini, che non sono altro che l’allegoria della società di quel tempo. Infine, nell’ultima parte, il gruppo, tenterà la scalata alla montagna, ma la verità che cercano sta dentro di loro e non sulla vetta del monte. Il finale spiazza non poco lo spettatore.

Lo stile surrealista del film è, a mio avviso, un’esperienza catartica per gli occhi e per la mente. Per buona parte del film siamo investiti da immagini completamente prive di dialoghi, immagini oltraggiose, violente e blasfeme.

Anche se non possiedo la cultura necessaria per comprendere appieno un film del genere, posso dire che sia molto interessante addentrarsi in esso; si sente il bisogno di spogliarsi di ciò che siamo e concentrarsi perfettamente sulla visione.

Il viaggio dei personaggi deve essere compiuto anche dagli spettatori che si incamminano con loro e risalgono la montagna e patiscono il dolore, provano il disgusto, contemplano la natura e sentono il suo respiro.

Il film è anche molto ironico con scene talmente bizzarre da far scappare qualche risata, però poi ti rendi conto che non sono così lontane dalla realtà.

Jodorowsky è un regista, scrittore e drammaturgo. Per lui il cinema è pura magia, e la Montagna Sacra più di ogni altro incarna questa sua convinzione, in un trip psichedelico – filosofico ricco di elementi in stile con Bunuel, Fellini e Kurosawa, che fa muovere lo spettatore in un mondo di storpi, alchimisti, puttane, uomini – mostri e falsi profeti.

Il regista raschia fino all’ultimo il vaso di Pandora, portando fuori – tutto – carico di angoscia visiva, e la ricerca della vita eterna perde assolutamente il valore iniziale di redenzione dalla fisicità.

Lo sberleffo finale ricorderà a tutti che la morte è necessaria in quanto dissoluzione e liberazione e che l’immortalità è un feticcio.

Immaginare la faccia del regista con un sorriso a 32 denti pensando alle facce degli spettatori che restano inevitabilmente delusi dal finale, ma solo per un attimo, racchiude tutto ciò che lui intende affidare: vivete e morite.

Fine.

Giulia Migliola

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