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30 settembre 2011

Smascherato un giro di finti poveri

L’università è un posto difficile se non conosci bene le regole e i personaggi che vi gravitano attorno.

Colgo l’occasione per presentarvene uno: l’automobilista.

Quest’ultima è una tra le tipologie umane più interessanti è degne di nota, vi è l’automobilista.

Tipo curioso quest’ultimo, l’unico essere umano che sente odore di benzina in televisione. L’automobilista ama silenziosamente gli sport che fanno rumore: Formula 1 e moto, kart e acrobazie aeree. I pistoni lo affascinano più dei muscoli; davanti alla velocità di un centometrista, pensa a quella della McLaren. L’automobilista è un’appassionato informato.

A differenza d’altri appassionati, ragiona per numeri e statistiche, record e classifiche.

Quando i dati si abbinano a una forte personalità (un Valentino Rossi, un Michelino Schumacher), l’automobilista va in estasi. Ma è un’estasi irritabile. Quando il l’Automobilista è vicino all’orgasmo, ecco che spuntano come le viole a primavera, le bande dei profani, gente che scopre uno sport quando c’è di mezzo un campione e lo abbandona appena non c’è più. L’automobilista questo, non lo sopporta. Lo so, l’ho provato a mie spese. A nome di tutti i profani- gente che fatica a trovare poesia nel rumore- chiedo comprensione.

Appassionarsi a un campione (o a una rivalità) è un tentativo di penetrare un mondo complicato. Non so se automobilista si nasce o si diventa. Ma, se si diventa, si diventa molto presto.

Ricordo che, da bambino, avevo amici che compravano piste e autostrade varie, e amici che giocavano con le figurine. Io stavo con questi ultimi. Le macchinine che correvano in tondo mi sembravano vagamente noiose, ma ero certo che da grande avrei cambiato idea. Appena compiuti i fatidici 18 anni avrei comprato una 112 bianca con capottina rossa e sarei stato un uomo felice. Non è accaduto.

Sono diventato grande, la 112 bianca con capottina rossa non l’ho comprata e le automobili che girano in tondo continuano a sembrarmi un po’ noiose. Forse per questo gli automobilisti mi affascinano: osservandoli, vorrei carpire il segreto della loro passione.

In quanto a questa anche i motociclisti non scherzano.

Mi piacciono quelli che coperti di cuoio dalla testa ai piedi sfrecciano felici verso il tramonto ( l’ho fatto anch’io da bambino col triciclo accumulando romantiche escoriazioni. Poi per la felicità di mia madre ho smesso).

M’interessano quelli che guardano una Ducati come se fosse una ragazza bionda, e poi strapazzano una ragazza bionda mettendola su una Ducati (rigorosamente sotto la pioggia please ). M’incuriosiscono quelli che durante i Gran Premi in tv recitano i parziali dei tempi sul giro come fossero sonetti del Petrarca. Ammiro quelli che sistemano le vecchie moto, con paste e affetto speciali. Ma non c’è dubbio: non sono dei loro. E i miei rumorosi amici lo sanno. Quando parlano con me, assumono un tono didattico. Anzi evangelico. Ragazzi, che fastidio! Devono convincermi della poesia di un percorso misto, della canzone di un motore, del fascino di un pneumatico.

E quando io dico di vedere solo curve, rumore e gomma, sospirano affranti.

Mi diverto meno quando scopro che in un Paese dove a stento s’arriva a fine settimana e dove non sono molte le famiglie che riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, ci siano studenti che sfidando gli autovelox d’Italia sfrecciano veloci per le strade gabbano il Fisco e scappano impuniti verso nuove e spiacevoli avventure.

Schifoso al cubo.

Anche per questo vien da applaudire quando accadono fatti che ti fanno pensare che la vita è bella certo, ma a volte anche giusta.

Come è successo all’Università di Padova dove la Guardia di Finanza ha smascherato un giro di finti poveri i quali in barba alla verità truccavano le carte da gioco spassandosela poi con macchinoni da urlo.

Gli accertamenti delle Fiamme Gialle su quanto ruota attorno al mondo dell’ateneo e della popolazione studentesca non si sono limitati al fenomeno degli affitti in nero, di per sé già insidioso.

In sinergia con l’Università di Padova, la lente d’ingrandimento dei militari si è posata anche su coloro che, senza averne diritto, hanno illecitamente percepito benefici economici e borse di studio attestando il falso e scavalcando in graduatoria i veri poveri.

Ecco allora spuntare i fuoriclasse della bugia in carta da bollo, come lo studente di cui sopra. Alla faccia dei tanti giovani, realmente bisognosi e desiderosi di ricevere un sostegno economico che li aiuti ad affrontare il loro percorso formativo.

In questo specifico ambito, le erogazioni pubbliche al momento recuperate ai non aventi diritto ammontano a oltre 280.000 euro. I controlli della GdF sono solo all’inizio: le posizioni sospette, attualmente al vaglio, sono centinaia, tutte ottenute analizzando i dati forniti dall’Università sulla scorta del protocollo d’intesa stipulato nel 2010, oltre alla consultazione e all’incrocio delle risultanze delle banche dati di cui dispone il Corpo.

Rimedi necessari, unguenti profumati e salvifici ma che non possono bastare a sanare una ferita che continua a sanguinare.

Bisogna far qualcosa.

In modo che qualcuno non pensi che lo Stato favorisca la truffa e il malaffare.

Nelle segreterie studentesche d’ogni ateneo d’Italia, molte solerti e robuste dipendenti giurano non sia così poi t’accorgi che non caricano esami svolti, perdono statini, smarriscono documenti è il dubbio furtivo e prepotente t’assale pronto a divorarti.

Poi accendi il televisore metti su La7 e guardi il Lavitola di turno rivendicare fiero la sua latitanza.

A quel punto sarebbe meglio chiudere tutto e concludere che questa vita non ci assomiglia.

Meglio sarebbe andare a vivere in un quadro di Chagall.

Ma la sfiga è una donna brutta e in sovrappeso e temo, ci seguirebbe anche lì.

Gaetano Santandrea

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