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12 ottobre 2011

Laurendi, laureati, abilitati, abilitanti e disabilitati…

Tra disparità e valutazioni ministeriali che fanno rabbrividire le nuove generazioni. Tra studenti laureati e laureandi che non sanno più cosa verrà deciso per il loro futuro, o se un futuro l’avranno.Ci dicono che ormai non dovremmo più stupirci delle continue ingiustizie che avvengono ogni giorno sotto i nostri occhi, ma a tutto c’è un limite. E’ questo il caso dei laureandi e laureati in Scienze della Formazione Primaria.

Consci dei problemi che attraversa il nostro Paese, in balia di uomini (o detti tali) che si ritrovano in Parlamento per consumare dispute, baruffe, e compagnia bella che quasi sempre finiscono in banchetti , festicciole e stipendi pompati all’inverosimile, mentre c’è chi non arriva alla fine del mese lavorando “onestamente” , ci poniamo un problema che non è di poco conto, che è la situazione che attraversano questi insegnanti, che ad insegnare non saranno chiamati mai dal Ministero.

E perché poi? La discriminazione di cui sono vittime questi laureati e laureandi sta nella diversità di trattamento subita a confronto con i colleghi dello stesso Corso di Laurea. Infatti gli studenti immatricolati nell’anno 2007/2008, molti dei quali non ancora laureati e conseguenti il titolo, vengono ammessi nelle G.a.E. (Graduatorie ad Esaurimento) a discapito di quegli studenti, immatricolati nell’anno 2008/2009, molti dei quali già laureati ed in possesso dei requisiti (tirocinio, laboratori, ecc) richiesti per far parte di queste graduatorie.

In una lettera al presidente Napolitano, noto come strenuo difensore delle generazione future e fautore (a suo avviso) dell’occupazione giovanile, il “Coordinamento dei docenti abilitati ed abilitandi per le G.a.E. chiede parità di trattamento come sancito nell’art.3 della Costituzione, articolo che definisce l’uguaglianza di tutti i cittadini.

Nell’appello rivolto al Presidente della Repubblica da questo gruppo formato da circa 20.000 elementi che altro non chiedono se non giustizia e la possibilità di poter svolgere il lavoro che spetterebbe loro di diritto si fa riferimento al DM 249/10 all’art. 15 sulle “Norme transitorie e finali” che avrebbe dovuto tutelare gli immatricolati del triennio a cavallo dei due sistemi di reclutamento, ma da quel che si vede, queste norme state totalmente ignorate.

Ancora viene citato l’ordine del giorno G105 (seduta n.510 del 26 febbraio 2011) dove il Governo prendeva atto della discriminazione e all’unanimità si impegnava a legiferare al più presto per sanare la situazione. Ma di sanatorie ne abbiamo viste ben altre, e non rivolte ai cittadini onesti che chiedono solo di poter lavorare.

Il Coordinamento dei docenti abilitati ed abilitandi per le G.a.E. conclude questo appello al Presidente Napolitano citandone un famoso discorso di fine anno, dove il Capo dello Stato invitava le nuove generazioni a far parte della vita politica del Paese, senza esserne solo semplici spettatori, e sottolineando come in casi come questo, dopo continue ed estenuanti sollecitazioni, di fronte alla totale assenza delle istituzioni, magari l’ultima carta che rimane sarebbe quella di rivolgersi al Santo Padre? (naturalmente l’allusione è ironica).

E’ triste , a mio avviso, constatare come vi sia questa crescente disparità tra classi che mai porrà fine ai problemi reali del nostro convulso e mal-organizzato Stato. Da un lato una casta (o più caste) che si dividono i poteri e fanno i loro interessi. Dall’altro i cittadini onesti, che altro non chiedono che di lavorare, ma che non vengono neppure presi in considerazione. Se non ricordo male, l’Italia non dovrebbe essere “una Repubblica fondata sul lavoro?” (art.1 della Costituzione)

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