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31 ottobre 2011

Mamma ho perso la metro

Sono gli ultimi giorni di ottobre, cominciano a comparire sciarpe, cappotti e cappelli, mani nelle tasche, guance arrossite dal freddo, mentre qualche ragazza temeraria e poco freddolosa esibisce la sua elegante minigonna corta con delle calze a rete ben portate su tacchi vertiginosi.

Siamo in un centinaio, assiepati su un marciapiede largo si e no due metri. Davanti a noi la stazione Termini, piazza dei Cinquecento, capolinea di decine e decine di linee di autobus che ogni giorno collegano la città da una parte all’altra.

C’è chi sbuffa, chi fuma, chi bestemmia, chi ascolta la musica con l’iPod e nel frattempo percorre il marciapiede in un andirivieni nervoso. Questa volta non sono le scene di uno dei tanti scioperi, diventati ormai una fastidiosa consuetudine per i romani, costretti a subirne quasi uno a settimana.

Queste sono scene di quotidiana e ordinaria amministrazione. Siamo noi, centinaia di ragazzi, studenti, lavoratori di ritorno a casa e anche qualche turista, in attesa pietosa di un autobus sostitutivo della metro A che porti in direzione Anagnina.

Tra i ragazzi con la borsa della Sapienza e quelli della Scuolacomics il tempo scorre, per qualcuno veloce, per altri lentamente. In media si aspetta il sospirato MA2 per almeno mezz’ora, poi se si ha fortuna ne arrivano 2-3 uno dietro l’altro, altrimenti uno solo, con il risultato che almeno la metà dei viaggiatori resta a terra.

Mezz’ora di attesa che trasformano in un incubo il viaggio di uno studente universitario che magari ha osato fermarsi a studiare qualche ora in più in una delle aule studio della città universitaria o che frequenta altri corsi di formazione o di istruzione extrauniversitari, o perchè no, lavora.

Una volta sull’autobus la situazione non migliora, anzi, diventa un viaggio della speranza, con uno spazio a disposizione per il movimento limitato a quello del proprio ingombro corporeo. L’immagine è quella di un branco di sardine messo sottovuoto.

E se magari in uno dei tanti viaggi puoi anche trovarti di fronte la ragazza bionda con gli occhi azzurri che ti sorride e ti fa dimenticare il lunghissimo tempo impiegato dal bus per compiere il tragitto da Termini ad Anagnina, altre volte (cioè quasi sempre) le persone che hai di fronte sono tipi poco raccomandabili e il viaggio si traduce in un oretta di aerosol di aroma di birra, piscio e sudore.

Ora, siamo tutti d’accordo che i trasporti in una metropoli di un certo livello come Roma non sono neanche minimamente all’altezza della situazione. Siamo tutti d’accordo che abbiamo le metropolitane più trascurate (parlo di stazioni) del mondo. E siamo tutti d’accordo che la frequenza delle corse, sia di metro che di alcune linee di autobus, non è adeguata al fabbisogno.

“Vengo dalla Sicilia, da noi certi problemi di ritardi e disservizi non si verificano neanche lontanamente.” Sono le parole di una ragazza mora, con gli occhi scuri e profondi da meridionale nascosti da un paio di occhiali con una montatura spropositata. “Oggi -spiega- sono arrivata in ritardo al lavoro, nonostante fossi uscita di casa in largo anticipo proprio per evitare questo.” E io voglio crederle, voglio credere che in Sicilia tutto funzioni per il verso giusto, perchè anche nello sperduto paesino del Sud del Lazio dove sono nato i trasporti funzionano a meraviglia, le linee sono poche e passano poco frequentemente, ma sono sufficienti a coprire il territorio e, soprattutto, sono di una puntualità quasi svizzera, eccezion fatta per il COTRAL, il trasporto regionale, anch’esso afflitto dal male per il quale le corse spariscono come per magia. Il mistero delle corse sparite, potrebbe essere un nuovo caso per Andrea G. Pinketts e per lo staff di Mistero.

Ma intanto da gennaio 2012 ci troveremo a pagare tutti 1,50 euro di biglietto, ovvero un aumento di 50 centesimi a corsa. Paghiamo di più per un miglior (dis)servizio. La beffa è accompagnata dall’alone di incertezza circolante ancora sulle sorti delle agevolazioni regionali sul trasporto riservate ai giovani studenti o lavoratori sotto i venticinque anni. Eh si, perchè l’agevolazione introdotta dalla Giunta Marrazzo per un triennio è ormai giunta al termine e, un eventuale rinnovo da parte della nuova Giunta Regionale (Polverini, ndr), è tutt’ora un punto interrogativo, legato a voci di corridoio e comunicati stampa che non hanno ancora mai visto applicazione.

Quale incentivo all’utilizzo del trasporto pubblico? Nessuno. E così da povero studente medio, stufo dei continui ritardi, mi ritrovo a sognare un motorino, anche scassato e smarmittato come quello della Pantera Rosa, che però mi consentirebbe di abbattere notevolmente gli insostenibili tempi e condizioni di percorrenza offerti dal trasporto pubblico.

Quella della linea MA2 è un esempio lampante di una situazione che dovrebbe essere transitoria. La metro A infatti ogni sera (ad esclusione del sabato perchè la gente deve andare a spasso, ovviamente) chiude alle 21. E così dovrebbe essere fino ad Aprile. D’accordo, la gustificazione è plausibile, si sta lavorando per il collegamento con la nascente linea C e tutte le belle cose. Ma possibile che la direzione Anagnina, se pur priva di grandi attrattive turistiche, sia un incubo costante sia di giorno (sempre troppo affollata) che di sera (a causa della scarsissima frequenza dei bus sostitutivi)?

La cosa bella è vedere che nella linea opposta, direzione Battistini, i bus passano almeno ogni 5 minuti, praticamenti semivuoti. Che ci vuoi fare? E’ Roma, la città dai mille contrasti e dalle mille contraddizioni.

Mirko Carnevale

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