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4 ottobre 2011

Superare le difficoltà giovanili è possibile partendo da basi comuni

L’Italia e il mondo giovanile, e di riflesso le univeristà, vivono un momento delicato dal quale, se ne può uscire distrutti, oppure costruire sulle ceneri di un sistema allo sfascio un’ alternativa positiva. Molto dipenderà dalla capacità di noi giovani di reagire e di puntare su ciò che ci unisce per ripartire.

Proprio su questi elementi che ci accomunano intendo soffermarmi e insistere. Secondo il mio modesto parere, queste comunanze possono contribuire a salvarci e a ricostruire questo paese.

Quali sono questi punti in comune? È complesso individuarli, non ho competenze per farlo, fornirò dunque, solo mie impressioni le quali non hanno come obiettivo l’affermazione di una verità assoluta, ma sono solo frutto di piccole osservazioni fatte nel breve percorso di vita.

Tornando alla domanda, oggi credo che siamo uniti da paure di vario genere: paura del futuro generata dalla mancanza di prospettive che ci portano ad essere incerti e insicuri. Paure legate sopratutto alla mancanza di possibilità lavorative, all’impossibilità oggettiva di realizzare le nostre aspirazioni e di inseguire i sogni.

Siamo uniti dalla frustrazione di sentirci come eterni incompleti perché finché studiamo, di concreto in mano abbiamo poco. Siamo a metà strada tra un lavoro e l’adolescenza appena trascorsa. Frustrazione che aumenta quando conseguiamo il titolo di studio e ci troviamo immersi in un mondo non più nostro perché le radici che cerchiamo di piantare si afflosciano al contatto con un terreno arido. La terra della società sembra voler fare a meno dell’acqua ristoratrice, della nuova linfa giovanile.

Spesso dipende anche da noi che non troviamo le giuste modalità per esprimerci al meglio e ci perdiamo in mille rivoli, alcuni fluidi e limpidi altri fangosi e melmosi .Tuttavia questa rabbia ci da la forza di indignarci. L’indignazione è fondamentale per cominciare a riflettere sulla realtà per cambiarla.

Siamo uniti però anche da un idea comune: quella di voler cambiare lo stato di cose attuale. Molti stanno in silenzio e non protestano, altri sembrano invece disinteressarsi per scarsa maturità o perché coltivano solo il loro orticello e inseguono obiettivi individuali.

Altri invece con forza a e vigore quotidianamente nel loro piccolo, cercano di imporre una nuova tabella di marcia innovativa alla società lanciando proposte volte al miglioramento. Altri si lasciano guidare passivamente da forze negative affollandosi dietro i banconi dei bar cercando in una bottiglia o nello stordimento di un musica assordante, di spegnere la lora rabbia, lenire il dolore. Altri si sfogano danneggiandosi e creando danni ad altri.

Ciononostante però la maggior parte di noi è unita da un punto nodale che può essere usato come base per costruire un nuovo avvenire, ossia la consapevolezza che la realtà, in larga parte, si fonda e si regge su presupposti errati che non possono continuare ad esistere poiché portano alla distruzione socio-economica ed affettiva.

Siamo uniti anche da un ulteriore elemento: la capacità di saper cogliere le positività e farle nostre, usarle per trovare la forza di vivere e di andare avanti. la società infatti non è solo un abisso scuro in cui precipitiamo, ma sa offrire anche qualcosa di positivo. Dosando bene questi elementi e unendoli alla saggezza di voler percorrere una strada insieme, mano nella mano verso la meta, e assemblando questa volontà con l’intelligenza e la capacità di adulti che ci possono guidare si può innescare il cambiamento.

Nulla è perduto se non perdiamo la volontà e la voglia di rialzarci d un vero guerriero non è colui che non cade mai, ma chi dalla sconfitta, sa riprendersi e scrollarsi dalle vesti la polvere.

E’ difficile il percorso è irto e disseminato di ostacoli ma perché non provarci ? Stare inerti serve a poco, provarci è fondamentale, ognuno nel suo piccolo può e deve fare qualcosa . Forse non si vincerà la guerra o magari è questione di tempo, ma almeno non resterà il rimorso di non aver provato a invertire la rotta di questa nave “Italia”, sgangherata, piena di falle ma pur sempre nostra, perché ci siamo sopra e dobbiamo prenderne il timone cercando di chiuderle queste falle.

Vincenzo Amone

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