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9 novembre 2011

Tirocini: cambiano le regole

Gli interventi del governo in materia economica che si sono susseguiti a partire dal mese di luglio sono stati molto discussi, e i loro effetti sui vari settori produttivi del nostro Paese ripetutamente analizzati: un po’ meno si è parlato di come questi interventi vadano ad incidere in un settore come quello dell’istruzione, in particolare per quanto riguarda l’università.

Nei talk-show televisivi non se ne è parlato, o se ne è parlato molto poco, ma il Decreto Legge 138/2011 (la manovra di agosto o manovra-bis, per intenderci), recentemente convertito in legge (Legge 148/2011), ha introdotto una nuova disciplina in un importante settore dell’università italiana: quello dei tirocini. In primo luogo, questa legge riconduce la precedente gamma dei tirocini in 4 macro-categorie: tirocini curriculari, non curriculari, di inserimento/reinserimento al lavoro, in favore di soggetti svantaggiati. Le prime due categorie ricomprendono tutti i tirocini promossi dalle università, e mentre per i tirocini curriculari tutto è sostanzialmente rimasto come era prima, la disciplina dei tirocini non curriculari subisce alcune sostanziali modifiche rispetto al passato: in primo luogo, da ora in avanti tali tirocini non potranno più essere effettuati dai laureandi, ma solo dai laureati che abbiano ottenuto il titolo da meno di 12 mesi (prima il limite era di 18 mesi); secondariamente, la durata massima del tirocinio, proroghe comprese, non potrà superare i 6 mesi, anziché i 12 previsti precedentemente; infine, soltanto chi è in possesso di una laurea di I o II ciclo potrà accedervi, mentre chi è in possesso di un altro titolo universitario (ad esempio master, dottorato o scuola di specializzazione) deve considerarsi escluso.

Tuttavia la circolare 24/2011 del Ministero del Lavoro, diramata lo scorso 12 settembre, nel definire i primi indirizzi operativi della nuova regolamentazione dei tirocini, offre alcune “scappatoie” alle università, le quali potranno far rientrare nel novero dei tirocini curriculari alcune tipi di stage fino ad oggi considerati non curriculari: infatti, secondo tale circolare, per essere considerato curriculare (quindi accessibile a tutti gli studenti, compresi quelli dei master e dei dottorati) un tirocinio deve essere incluso “…nei piani di studio delle Università sulla base di norme regolamentari…”, deve svolgersi nel periodo di frequenza del corso di studi, anche se non comporta il riconoscimento di crediti formativi, e la sua finalità principale non deve essere l’inserimento lavorativo ma il miglior apprendimento dello studente.
Approfittando delle possibilità offerte dalla circolare ministeriale, si potranno mantenere i tirocini finalizzati all’elaborazione della tesi (spesso effettuati dai laureandi) e i periodi di placement all’estero, con alcune piccole differenze: d’ora in avanti, queste tipologie di tirocini dovranno essere esplicitamente previste nei regolamenti dei corsi di studio, per ognuno di questi stage dovrà essere redatto un progetto formativo che dimostri come le sue finalità siano di tipo didattico e non legate all’inserimento nel mondo del lavoro e infine sarà necessario stabilire un orientamento generale sulla durata dei singoli tirocini, valutandone l’incidenza sui tempi del conseguimento del titolo di studio.

Tirando le somme, sembra che per stavolta, pur con qualche vincolo in più rispetto al passato, si sia riusciti ad evitare sacrifici eccessivamente dolorosi: per ora i tirocini restano quasi del tutto identici a come erano prima, per il futuro vedremo.

Andrea Mari

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