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22 gennaio 2012

Il Consiglio dei ministri si interrogherà sul valore della laurea

Quanto vale una laurea? Questa è la domanda che si porrà il prossimo venerdì il Consiglio dei ministri. L’organo collegiale affronterà un dibattito in merito al valore legale del titolo accademico e del suo peso nell’ambito dei concorsi pubblici.

L’importanza della laurea potrebbe essere soggetta a una considerevole revisione. Il Corriere della Sera ha reso note alcune delle novità, emerse da indiscrezioni, che probabilmente saranno contenute nelle proposte al vaglio del Consiglio dei ministri.

Innanzitutto, il voto di laurea potrebbe essere poco influente nell’ambito dei concorsi pubblici. Potrebbe non rappresentare più un elemento di punteggio. Inoltre potrebbe essere eliminato il vincolo del tipo di titolo di laurea, per dare maggior importanza all’esito del concorso. Eccezione fatta per i concorsi adibiti per l’assunzione di personale tecnicamente specializzato, infatti, si potrebbe partecipare ai concorsi pubblici con qualsiasi titolo di laurea.

Se il tipo e il voto di laurea potrebbero non essere considerate più come elemento distintivo del curriculum vitae nei concorsi pubblici, a fare la differenza potrebbe essere l’Università dove è stato conseguito il titolo. Il prestigio ed il valore dell’Ateneo in cui ci si è laureati, infatti, potrebbero assumere un peso tutt’altro che irrilevante nella selezione dei partecipanti a un concorso.

Alcune ipotesi di revisione del valore del titolo accademico hanno già rappresentato un tema di confronto per il Consiglio dei ministri venerdì scorso, durante un dibattito informale. Scelte come quelle appena descritte, sarebbero accolte positivamente dalla Confindustria. I vertici della confederazione hanno infatti dichiarato che un piano del genere andrebbe nella direzione di una vera liberalizzazione.

Alessio Testa

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