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25 gennaio 2012

L’Università di Glasgow prova a scoprire quanto vivremo

Il College of Medical, Veterinary and Life Sciences di Glasgow si fa ambizioso, e chiede l’aiuto dell’Università di Exeter e del professor Pat Monaghan: con uno studio apparso anche sui PNAS, gli atti dell’Accademia delle Scienze americana, i ricercatori scozzesi assicurano che si può calcolare l’aspettativa di vita di un individuo grazie alla lunghezza che presentano i telomeri durante l’infanzia dell’individuo stesso.

Precisiamo che un telomero è la regione finale di un cromosoma, ed è composto da sequenze ripetute di DNA che servono per trasmettere le “informazioni” contenute nella cellula durante la duplicazione dei cromosomi, senza perdita di materiale genetico.

Come gli stessi ricercatori ammettono sul sito dell’Università di Glasgow, la lunghezza dei telomeri era già stata largamente studiata nel contesto delle malattie umane e dell’invecchiamento, ma solamente negli ultimi anni è nata l’idea di esaminarne la struttura negli individui sani.

Gli studi sono stati condotti su 99 esemplari di diamante mandarino, piccoli uccelli che vivono al massimo per nove anni, prelevando e analizzando periodicamente dei campioncini di sangue.
Uno dei primi esemplari è spirato dopo soli sei mesi, mentre l’ultimo ha resistito per nove anni; ad avere i telomeri più lunghi erano, in tutti i casi, proprio gli uccellini più longevi, che già nei 25 giorni successivi alla nascita avevano i telomeri più lunghi rispetto ai compagni.

«Questo studio conferma quanto sia necessario intervenire in anticipo sui processi della vita» afferma il professor Monaghan, riferendosi all’esigenza di studiare i telomeri umani durante il periodo infantile, «per poi capire quanto le condizioni dei primi anni di vita possano influire sulla struttura dei telomeri, e l’importanza che assumono i fattori ambientali e quelli ereditari».

Francesca Corno

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