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3 febbraio 2012

In arrivo la spending review per enti locali e università

Arriverà sulla scrivania di Mario Monti entro pochi giorni il primo abbozzo del programma che punta ad estendere agli enti locali e alle università la cosiddetta spending review: la riforma, che in linea teorica dovrebbe servire ad eliminare, o perlomeno a ridurre, sprechi ed inefficienze, è per il momento allo studio di un organismo appositamente creato, il Comitato sulla riqualificazione della spesa, guidato dal dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, e del quale fanno parte il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, e il viceministro dell`Economia, Vittorio Grilli.

Al momento, il lavoro sulle cifre sembra essere ancora in fase embrionale, quindi le bozze, par di capire, saranno incentrate sul metodo e sulla strategia da seguire per applicare le nuove regole, ma Giarda e gli altri componenti del Comitato sembrano ugualmente decisi a sottoporle a Monti in tempi rapidissimi per avere un primo parere sul provvedimento, che secondo le primissime stime dovrebbe garantire almeno 5 miliardi di risparmio, con la possibilità di arrivare fino a 10.

Ma in cosa consiste, esattamente, questa spending review, o revisione della spesa, per usare la traduzione letterale? In parole povere, si tratta dell’analisi dei capitoli di spesa all’interno delle attività di un ente, il cui scopo è quello di individuare e tagliare, quando è possibile, le voci superflue o comunque “eliminabili”, in modo da evitare inefficienze e sprechi di denaro. Il fine ultimo di questa revisione è dunque quello di giungere ad un controllo efficace dell’effettiva utilità della spesa pubblica.

Al momento, la spending review è stata adottata in via sperimentale dal governo Monti per monitorare le attività di tre ministeri (Interno, Istruzione e Affari regionali): il via libera alla sperimentazione è arrivato giusto la settimana scorsa, ma l’intenzione dell’esecutivo è chiaramente quella di procedere ad un intervento ad ampio raggio, tanto che, come si è detto, a breve il Comitato sulla riqualificazione della spesa presenterà, prima in forma ridotta poi in maniera più dettagliata, il piano concernente gli enti locali e le università.

Poiché allo stato attuale delle cose non sono state rese pubbliche neppure le bozze di queste misure, non è dato sapere in che maniera queste andranno ad incidere sulle condizioni, peraltro non buone, in cui versa gran parte degli atenei italiani, e lo stesso discorso si può fare per gli enti locali, che a loro volta non se la passano troppo bene. Per farsi un’idea più precisa, bisognerà vedere quali saranno i criteri adottati nell’applicazione della spending review in ambito universitario, e quali saranno di conseguenza le voci di spesa catalogate come inutili e superflue: il timore, ovviamente, è che questo nuovo strumento venga utilizzato, oltre che per eliminare gli sprechi, per tagliare servizi necessari o comunque importanti, finendo dunque per abbassare la qualità dell’offerta dei nostri atenei. C’è da augurarsi, ovviamente, che non sia così, ma come si è detto in assenza di dati certi è impossibile fare previsioni.

Andrea Mari

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