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12 marzo 2012

Quando Gandhi marciò per un pugno di sale

Ottantadue anni fa – il 12 marzo 1930 – Mahatma Gandhi partiva per una lunga marcia: ventiquattro giorni per trecentonovanta chilometri, da Ahmedabad a Dandi, nello stato del Gujarat; con lui settantotto non-violenti. Tutto per un pugno di sale.

Quella che passerà alla storia come la marcia del sale cominciò come un’iniziativa di pochi e finì per coinvolgere diverse migliaia di persone, che si unirono al gruppo durante il tragitto. Un gesto simbolico per protestare contro il monopolio sul sale detenuto dal governo coloniale britannico. L’India Salt Act, emanato nel 1882, stabiliva che il sale potesse essere trattato solamente nei depositi ufficiali del governo, previo pagamento di una tassa.

Gli effetti della decisione britannica colpivano soprattutto gli strati più poveri della popolazione che, non avendo le disponibilità economiche sufficienti per procurarsi quel bene primario, svilupparono in molti casi malattie legate alla mancanza di iodio nell’alimentazione. Per avere un’idea del fenomeno, può essere interessante leggere quanto scriveva nel 1881 Abhay Charan Das: “Se un uomo, con la propria moglie e tre figli, consuma 22 chilogrammi di sale in un anno, dovrà pagare una tassa pari al 7,5% del suo stipendio annuo.”

Le critiche alla tassa si erano moltiplicate nel corso degli anni – lo stesso Gandhi scrisse il suo primo articolo al riguardo nel 1891 -, ma nulla era cambiato. Da qui la decisione di fare della questione un nodo fondamentale della lotta non-violenta e dunque di marciare pacificamente fino ad un punto della costa vicino a Dandi, dove si trovava una grande salina.

Il gruppo, formato all’arrivo da circa 50.000 persone, giunse a destinazione la sera del 5 aprile. Gandhi, intervistato da un giornalista dell’Associated Press, ribadì le ragioni del proprio movimento e annunciò che il giorno successivo la legge sul sale sarebbe stata violata da diverse migliaia di indiani.

E così fu. Il mattino del 6 aprile 1930, in seguito ad una preghiera, il Mathma sollevò in alto una manciata di sale non raffinato e proclamò: “Con questo atto, io scuoto le fondamenta dell’Impero Britannico”. Poi raffinò il sale, violando ufficialmente l’imposizione, invitò quanti lo avevano seguito a fare le stesso e si preoccupò che il processo fosse insegnato a tutti.

Nei giorni seguenti la protesta continuò lungo la costa, arrivando a scontrarsi con la polizia coloniale, che intervenne disperdendo la moltitudine con gli sfollagente e compiendo arresti. Gandhi stesso fu preso ed incarcerato, ma il gesto era stato compiuto e, anche grazie alla grande risonanza mediatica data al fatto dalla stampa straniera, l’indipendenza indiana dall’Impero Britannico era un po’ più vicina.

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