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1 aprile 2012

Dossier Adapt: inaccessibili i curricula dei laureati italiani

Gli atenei italiani non aiutano i loro laureati a trovare lavoro: questo, in estrema sintesi, è quanto si ricava dalla lettura di un recente dossier di Adapt (Associazione per gli Studi Internazionali e Comparati sul Diritto del lavoro e sulle Relazioni Industriali, un ente no-profit fondato nel 2000 da Marco Biagi), basato su dati forniti dall’Ufficio Studi Bachelor.

Nel dossier si legge, infatti, che la stragrande maggioranza delle nostre università (addirittura il 65%) non garantisce l’accesso gratuito via internet ai curricula dei propri laureati. Un ostacolo non da poco nel percorso che dovrebbe portare i neolaureati ad entrare nel mondo del lavoro.

L’Ufficio Studi Bachelor, i cui dati sono stati utilizzati nella compilazione del dossier, ha commentato, in una nota, i risultati francamente sconfortanti che emergono dalla pubblicazione.

I rilievi che vengono fatti al comportamento degli atenei italiani sono essenzialmente due, entrambi piuttosto gravi: in primo luogo, si segnala che il fatto di non facilitare in alcun modo l’accesso ai curricula dei laureati va contro lo stesso interesse delle università, le quali dovrebbero invece fare tutto il possibile per far crescere il tasso occupazionale dei loro ex studenti, sia per una questione di immagine (più garanzie di trovare lavoro in tempi brevi offre l’università, maggiori sono le possibilità che aumentino le iscrizioni), sia per far aumentare il valore del titolo di studio rilasciato ai neolaureati; secondariamente, non bisogna dimenticare che “nascondere” i curricula come stanno facendo gli atenei del nostro Paese è contrario alla legge: infatti, la legge 183 del 4 novembre 2010 (meglio nota come “Collegato Lavoro”) impone a tutte le università, pubbliche o private che siano, di rendere consultabili gratuitamente online i curricula dei laureati negli ultimi 12 mesi, allo scopo di favorire l’ingresso degli stessi neolaureati nel mondo del lavoro.

Se il 65% delle università non consente la visione gratuita dei curricula, questo significa che c’è comunque un 35% di istituti che invece permette alle aziende di visionare tali curricula senza dover pagare. Occorre però fare una precisazione: gli atenei che gestiscono direttamente la pubblicazione dei curricula sono solo il 10% del totale, tutti gli altri si affidano invece a sistemi informatici esterni come AlmaScelta (di AlmaLaurea) oppure il sistema SOUL (Sistema di Orientamento Universitario al Lavoro, al quale partecipano le università del Lazio).

Infine, dal dossier di Adapt emerge che alcune delle università aderenti ad AlmaLaurea, per rispettare formalmente gli obblighi di legge, “hanno predisposto sui loro siti il collegamento ad AlmaScelta che, in tale ambito di riferimento, mette a disposizione blocchi di 100 CV gratuiti. All’esaurimento del “pacchetto” è necessario rinnovare la richiesta di accesso”, mentre per quanto concerne SOUL va notato che “l’accessibilità al sistema è garantita soltanto alle aziende, non invece alle agenzie per il lavoro, le quali eventualmente devono chiedere direttamente alle facoltà delle università aderenti i CV degli studenti e laureati”.

Non è insomma una bella situazione quella rappresentata nel dossier in questione, specialmente se si pensa che di questi tempi trovare lavoro non è certo la cosa più semplice del mondo: quello che proprio non ci si spiega è perché le nostre università si ostinino a mantenere un atteggiamento svantaggioso tanto per loro quanto per gli studenti.

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