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7 aprile 2012

Fusione nucleare: il primato è italiano

Nell’ambito della ricerca sulla fusione nucleare, l’Italia occupa il primo posto fra le nazioni impegnate nel progetto ITER, ed ha intenzione di proseguire su questa strada mediante un nuovo progetto.

Il progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) prevede la realizzazione di un reattore a fusione termonucleare in grado di produrre energia elettrica, e al momento è l’unico progetto avanzato che vede la collaborazione di molti paesi, tra cui Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti, Corea del Sud, India e la stessa Unione Europea.

L’Italia ha partecipato attivamente a questo progetto, ricevendo ottimi introiti grazie agli investimenti degli ultimi anni. L’obiettivo del nostro Paese è di finanziare ulteriormente la ricerca sulla fusione nucleare, in modo da realizzare un nuovo reattore sperimentale, chiamato FAST (Fusion Advanced Studies Torus) e sviluppato dall’Enea e dalla Comunità Europea dell’Energia Atomica (Euratom), il cui costo si aggira attorno ai 300 milioni di euro.

Aldo Pizzuto, direttore dell’Associazione Euratom-Enea, definisce l’importanza di questo progetto per l’Italia: “Fast darà la possibilità ai nostri ricercatori di mantenere le competenze acquisite nel progetto ITER e di svilupparne di nuove. Senza questi mezzi non ci sarebbero possibilità di formazione ed innovazione per il nostro paese, provocando così gravi danni nel settore industriale. In un momento così delicato, l’Italia può e deve essere competitiva in un settore in netto sviluppo come quello della fusione nucleare: basta un finanziamento modesto“.

Grazie al progetto ITER, l’Italia ha ricevuto ottime entrate, come afferma l’onorevole Amalia Sartori, presidente del comitato Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo: “La comunità internazionale ha investito alcuni miliardi in questo progetto, e l’Italia, grazie alla sua partecipazione, ha incassato circa 500 milioni di euro“.

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