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20 aprile 2012

Gli sprechi di Tiburtina F.S.

Ci sono grandi opere che non vedono mai la luce e quelle che vengono inaugurate in ritardo.  Ci sono poi opere che non solo vengono ultimate e  non attivate, ma che spendono soldi pubblici anche da ferme.

È il caso della nuova stazione tiburtina a Roma, una stazione fantasma, dove mancano negozi e ristoranti, deserto d’ acciaio e vetro rinforzato. L’apertura in pompa magna risale al 28 novembre scorso, dopo vari rinvii dovuti anche al famoso rogo (che fine hanno fatto le indagini?), con la presenza del Presidente della Repubblica affianco alla Polverini e Zingaretti e al simpatico sindaco Alemanno.

Simpatico perché salutò la mastodontica opera come non solo un lusso per la Capitale, ma anche come opportunità di lavoro e crescita. A queste cose ci aveva abituato già da tempo, ad esempio con i cantieri delle metropolitane e delle strade in costruzione, ultimate solo in odor di elezioni, e poi neanche tanto funzionanti.

Fuori, tenuti a bada da numerose froze dell’ordine in tenuta antisommossa, un gruppo di rappresentanti degli 800 addetti ai treni notturni con la Francia e il sud licenziati per far posto ad altri lavoratori, probabilmente francesi.

Sono passati circa 150 giorni ed è ancora vuota. Tralasciando qualche operaio che si vede a lavoro, essa è praticamente inerte.  Tutti i servizi: ristoranti, bar e negozi non sono ancora stati aperti. I passeggeri continuano ad utilizzare la vecchia stazione a livello terra. Come se nulla fosse cambiato. Gli otto spazi sospesi in aria, che assomigliano a grandi bolle, sono vuoti. Il motivo del ritardo è molto semplice: al momento dell’inaugurazione non era stato fatto il bando europeo per la gestione della stazione. Semplice. In realtà c’è un vincitore, Grandi Stazioni, società partecipata al 60% da Ferrovie dello Stato, che già gestisce stazioni di Milano, Torino, Firenze, Napoli e la stazione Termini. Una ventata di originalità insomma. E non si dica che in Italia vincono sempre gli stessi.

Il boulevard sopraelevato è solo una punta dell’iceberg forse più costoso della storia di Roma. Sotto di esso c’è la nuova tangenziale da 170 milioni, scavata fino a Batteria Nomentana per sostituire la presente sopraelevata. Soldi oramai spesi, ma forse con la fine del rimpallo di responsabilità tra Comune e Rfi i cittadini finalmente potranno goderne.

Questo è giusto, ma non si considera (e non si capisce) come mai questa stazione inutilizzata, deserta e non ultimata debba essere accesa 24 ore su 24. Lo spreco è palese. Si perché, nonostante manchi di tutto, le quasi 24.000 lampade sono accese tutto il giorno, così come i fari esterni per abbellirne l’estetica. I cartelloni elettronici segnalano treni ad atrii vuoti. Tutto funziona, ma niente è funzionale. E allora come spiegarlo ai romani, e italiani, che la bolletta della luce che pagano a fine mese è in aumento anche per dar luce a una stazione fantasma?

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