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19 aprile 2012

Pulitzer 2012: giornalismo online sugli scudi! Brutto tonfo del cartaceo

Chi si aspettava sorprese, anche grosse, non è certo tornato a casa a mani vuote!

Si chiude così, con lo storico trionfo del giornalismo online e l’altrettanto storico tonfo di narrativa e fiction, l’edizione 2012 del Premio Pulitzer, la più prestigiosa onorificenza mondiale per il giornalismo, promossa e amministrata dalla Columbia University di New York.

Sorprese dicevamo. Una su tutte: la definitiva consacrazione del giornalismo online.

Un segno inconfondibile dei tempi o se vogliamo, un riflesso (neanche troppo condizionato) di un’epoca, la nostra, cresciuta a pane ed internet, forse più internet che pane.

Due i nomi sugli scudi: David Wood, giornalista dell’Huffington Post, blog fondato nel 2005 da Arianna Huffington (oggi tra i più letti al mondo) e Matt Wuerker, disegnatore di Politico.com, quotidiano cartaceo distribuito in 25.000 copie nella sola Washington con tre edizioni settimanali, ma noto nel mondo soprattutto nella sua versione online.

Wood e Wuerker. Non esattamente due divi della giornalismo d’èlite, questo il nocciolo della polemica, ma nemmeno due pincopallini qualsiasi, come qualcuno sarebbe tentato di pensare.

Quella di premiare due tra gli interpreti più brillantidell’e-reporting non è né una stravaganza fine a se stessa né una calibrata manovra “ad effetto”, come hanno frettolosamente (e ingiustamente) tuonato molte voci autorevoli del jet set giornalistico mondiale.

Più semplicemente si è deciso di prendere atto di un nuovo modo di fare giornalismo e di riconoscerne i meriti, che ci sono e  sono indiscussi.

Un giornalismo, in poche parole, giovane e all’avanguardia, più spigliato, camaleontico, pervasivo ma, soprattutto, più interattivo della sempre nobilissima carta stampata.
Esemplificativo il commento di Rem Reider, direttore dell’American Journalism Review, per il quale l’assegnazione dei premi di quest’anno “è davvero salutare, perché mostra che i Pulitzer si sono mossi, anche se lentamente, da un focus esclusivo sulla carta stampata. Il mondo è cambiato notevolmente e ci sono molti interessanti sviluppi con le notizie digitali”.

Merito e innovazione. Pensiamo a Wood  e ai suoi illuminanti reportage  sulle vicissitudini dei reduci delle guerre in Iraq e Afghanistan. Ma anche alla satira, caustica e moderna, delle vignette di Wuerker, veri e propri capolavori di incisività e sintesi grafica.

Ora se le polemiche finissero qui, sarebbe indubbiamente un grosso risultato. Ma purtroppo (o per fortuna) per noi non è così.

Se, infatti, non registriamo particolari sussulti per la categoria “quotidiani tradizionali” (con gli “ovvi” riconoscimenti a Jeffrey Gettleman e David Kocieniewski del New York Times per il giornalismo internazionale, che fanno il paio con quelli altrettanto “annunciati” dell’Alabama Tuscaloosa News nella categoria Breaking News), è con grande sorpresa che festeggiamo il premio assegnato ai quattro giornalisti di Associated Press e ai due del Seattles Times per il giornalismo investigativo.

Un plauso speciale va poi a Sarah Ganim, giornalista del Patriot-News Staff, premiata per la sua inchiesta a tinte fosche sugli abusi sessuali alla Penn State University.

Premio “fotografia breaking news” a Massoud Hossaini, giovane fotografo afgano dell’agenzia Agence France-Presse. Un giovane di sicuro avvenire, assicurano.

Lui, intanto, gongola: “Sono onorato di essere un afgano che rende testimonianza della vita e dei momenti difficili a cui si fa fronte qui”. Hossaini, “di stanza” a Kabul, seguiva una processione sciita, il 6 dicembre, quando un kamikaze si è fatto esplodere tra la folla.

Nessuna onorificenza, infine, per le categorie storiche: la categoria narrativa e quella degli editoriali, rimaste entrambe senza vincitori.

Decisione che, manco a dirlo, ha mandato su tutte le furie i diretti interessati. Neri, nerissimi per aver visto sfumare , piuttosto inaspettatamente, i loro (legittimi) sogni di gloria!

Ciliegina sulla torta, la mancata assegnazione del Pulitzer per quella che è considerata la categoria più prestigiosa di tutte: la fiction. Non succedeva da 35 anni!

Ma si sa. Il Pulitzer è questo. Prendere o lasciare.

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