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7 aprile 2012

Video arte israeliana: comunicazione artistica, tecnologia e impegno sociale

Video arte israeliana
Video arte israeliana

Video arte israeliana

Video arte israeliana patrocinata dall’ambasciata d’Israele in Italia, dall’assessorato alle Politiche culturali e centro storico di Roma Capitale in collaborazione con la Ermanno Tedeschi Gallery.

Un Group Show video di dieci artisti israeliani, selezionati tra docenti e laureati della Scuola Hamidrasha of Art, Beit Berl College di Israele, una delle scuole più importanti d’ Israele, fondata su una lunga tradizione di arte israeliana, affiancandola alle nuove tendenze sia nazionali che internazionali, con delle attività che abbracciano vari campi delle arti visive: dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al video, dai media digitali e di animazione al cinema.

Gli autori della video arte israeliana, attraverso la loro ricerca video e cinematografica, danno luogo ad una forma d’ arte contemporanea socialmente impegnata, toccando temi di rilevanza universale.
Le video-opere:

  • Hebron road under the bridge, a cura di Oscar Abosh, immortala spaccati di vita in cui gli stranieri e i turisti sono al centro del suo interesse. Con la cronaca di un evento reale particolarmente statico, senza particolari effetti sonori o visivi, la denuncia sociale diventa esplicita in tutta la sua tragica normalità
  • Salit, a cura di Tzion Abraham-Hazan, opera in cui preformance, video, animazione e suono confluiscono tra loro. Un non documentario che costruisce una serie di eventi che iniziano una cucina domestica, e terminano nel cortile del museo dove si trova la scultura di Menashe Kadishman raffigurante l’ agnello sacrificale della storia biblica di Isacco ( che piange per un effetto chimico svolto dal sale da cicina), in un dialogo di sguardi con la Torre di Marganith (campo militare che si trova di fronte al Tel Aviv Museum), suggerendo la prossimità geografica che si trova tra le due strutture e creando una collisione simbolica tra le due icone.
  • Kings of Israel, a cura di Boaz Arad, indaga la storia da un punto di vista personale e viceversa, decretando un fallimento personale e storico.
  • Second Nature a cura di Guy Ben-Ner, un video in tre parti in cui si confondono i confini tra realtà e finzione, arrivando ad una sostanziale equiparazione del genere animale e quello umano, con la convinzione che non si può mai veramente controllare l’ altro.
  • Poetry Meant to Kill di Nadav Ben-Nun, da luogo ad una situazione domestica in cui lo humor è il trait d’union tra parola, immagine e suono. L’ assurdità quasi ludica del video cede il posto, a tratti, ad una verità opprimente nell’ incapacità di esprimersi e il non sentirsi capiti dagli altri.
  • Oasis di Ofri Cnaan in cui il processo narrativo diviene il soggetto stesso della storia. Una riflessione sull’ Odissea omerica che pone domande attuali come la necessità di andare all’ estero e il desiderio di tornare a casa, suggerendo l’ idea che un esilio auto imposto può diventare distruttivo per le radici culturali a cui apparteniamo.Invert ritrae di Ben Hagari , ritrae un mondo capovolto in cui l’inanimato e l’umano si basano su una logica di colori complementari e giochi di luci-ombra invertiti tra loro. L’ artista, la cui immagine è anch’ essa resa in colori invertiti, si aggira con gli occhi chiusi, le orecchie tappate e le narici chiuse nel tentativo di mantenere l’ ordine nel suo mondo invertito.
  • Vulcano di Tom Pnini, è un video diviso in quattro inquadrature frontali che conferiscono all’immagine un’illusione tridimensionale. Una raffigurazione paradossale di un fenomeno naturale all’ interno di un contesto urbano, posizionando il lavoro sul crinale tra un’ immagine metaforica e la rappresentazione reale di una città (Tel Aviv).
  • Fried Sweat di Mika Rottenberg, raffigura una sequenza stretta di azioni estreme eseguite da alcuni performer. Un elemento li accomuna tutti: il sudore, inteso come essenza vitale e allo stesso tempo come liquido corrosivo, a dimostrazione che il corpo non è in grado di contenere se stesso sciogliendosi.
  • Kosher Butcher The Confession di Lior Shvil , si sviluppa nella produzione teatrale ed esplora il territorio del comico in quanto giullare, giocando con gli stereotipi culturali ed affrontando satiricamente le ideologie politiche.
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