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12 Maggio 2012

Scoperta l’origine del cancro del kiwi

Il nome del batterio killer è Pseudomonas syringae e ha fatto la sua prima comparsa in Italia nel 2008. Non stiamo parlando di un batterio pericoloso per l’uomo, ma di per le piante di kiwi. Dal quattro anni sta distruggendo i frutteti europei, causando la batteriosi del frutto, nota anche come “cancro del kiwi”, con enormi danni per l’agricoltura.

Adesso, una ricerca finanziata dal Ministero Italiano delle Politiche Agricole e Forestali, ci dice che lo Pseudomonas syringae ha origine dalla Cina, da dove poi si è diffuso nel mondo. L’intervento del Ministero in favore dello studio del batterio si è reso necessario in quanto un’epidemia sta colpendo gran parte dell’Europa, del Sud America e della Nuova Zelanda, sterminando le colture di kiwi.

Lo studio è stato condotto dall’Università della Tuscia, in collaborazione con altre università estere – Virginia Tech, USA; Toronto, Canada; Federale del Mato Grosso do Sul, Brasile; Exeter, Inghilterra – e pubblicato il 9 maggio sulla rivista PlosOne (http://dx.plos.org/10.1371/journal.pone.0036518). Per mezzo di alcune tecniche per il sequenziamento del DNA si è infìdagata l’origine del batterio, mettendo anche a confronto i ceppi attuali con quelli che scatenarono un’epidemia in Cina negli anni ’80.

Dal confronto dei dati ottenuti dal Dna gli esperti hanno evidenziato che i ceppi batterici europei e neozelandesi sono uguali a quelli cinesi. I ceppi giapponesi e coreani invece sembrano essere geneticamente diversi. I ricercatori hanno ipotizzato che l’agente patogeno sia arrivato in Italia e in Nuova Zelanda dalla Cina, ma in modo indipendente, visto che esistono delle piccole variazioni genetiche tra i due ceppi.

Una volta sequenziato il Dna del Pseudomonas syringae e trovata la sua origine, sarà possibile anche cercare una cura veloce per evitare che questo succoso frutto sparisca dalle nostre tavole. Il particolare impegno dell’Italia è dovuto al fatto che il nostro paese è il secondo produttore mondiale di kiwi (con circa 500.000 t annue), grazie soprattutto alla presenza nella nostra penisola di un microclima favorevole allo sviluppo ottimale delle piante.

«Il primo passo per fermare la diffusione di batteri aggressivi come Psa è individuare da dove provengono e come si sono diffusi», ha detto il prof. Giorgio Balestra, coordinatore italiano dello studio. «Ora che abbiamo sequenziato il DNA e trovato la sua origine, potremo sviluppare ed adottare strategie mirate per contrastarlo, e prevenire danni da batteri simili, così da evitare in futuro ulteriori perdite in agricoltura», come riportato da Tusciaweb.eu.

 

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