• Google+
  • Commenta
24 giugno 2012

Dai post laureati ai pre pensionati: il posto fisso, questo sconosciuto

Diciamolo, quando viene pubblicata una nuova ricerca Istat, le probabilità che i nuovi dati sviscerati possano essere portatori di buon umore per chi legge e per i protagonisti del sondaggio stesso, sono molto basse tanto da evitarne la lettura nei momenti della giornata con il più alto tasso di stress da crisi famigliare, lavorativa, locale e mondiale.

Oggi infatti un po’ per la crisi globale, un po’ per le peculiarità politico-strutturali del territorio italico, i problemi più che a risolversi, hanno la tremenda tendenza ad “allargarsi” coinvolgendo fette di popolazione che erano riuscite a resistere meglio a questi tempi di vacche magre extra slim.

Ecco allora che il posto fisso, antico mito di un epoca che non c’è più, si scopre non solo nemico dei giovani e dei neolaureati ma anche degli over 35 sino a coinvolgere i maturi 65enni d’Italia (la popolazione young non tema: il primato degli occupati a tempo determinato è ancora giovane con una percentuale del 56%).

I dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica riguardanti il primo trimestre del 2012,  attestano come quasi un milione di dipendenti compresi nella fascia d’età prima citata, non abbia un posto fisso di lavoro e tiri a campare con i gettonatissimi contrattini a tempo determinato.

Facendo così un confronto con il 2011, si riscontra un incremento del 3,3%  e se ci si vuol far male davvero tornando indietro nel tempo con la memoria e dati Istat alla mano, rispetto ai primi mesi del 2004, si arriva ad un incremento pari al 43,8% in otto anni.

Tirando le tristi somme tra lavoratori a tempo determinato, occasionali, precari e collaboratori, di età ora più che mai variegata compresa tra i post laureati e i pre pensionati, il popolo italiano e il ministro Fornero, si trovano a convivere (e purtroppo spesso a sopravvivere) con oltre 2 milioni di lavoratori senza una fissa dimora lavorativa.

Se non c’è da piangere forse almeno c’è da preoccuparsi anche perché l’unico dato in crescita rilevato dall’Istat è quello relativo alle ore lavorative di straordinario (pagato?): + 0.2% con i settori dei servizi e della comunicazione maggiormente coinvolti in questo trend di lavoro extra.

Google+
© Riproduzione Riservata