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13 giugno 2012

Europei di calcio: molti investimenti pochi posti di lavoro

Sono da poco cominciati i campionati europei di calcio giunti alla loro quattordicesima edizione e per la prima volta nella storia del torneo continentale si giocherà in Paesi dell’ex cortina di ferro, la Polonia e l’Ucraina.

Quando nel 2007 vennero scelte le due nazioni dell’Est (ricordando che anche l’Italia era candidata ad ospitare gli europei) fu subito chiara l’intenzione di esportare il prodotto calcio in nuove economie emergenti con l’Ucraina paese trainante la cui rivoluzione arancione non era del tutto sopita e la Polonia si affacciava all’Europa come nuovo punto di riferimento per l’area orientale.
Gli Europei volevano dire non solo nuovi campi di calcio, ma ingenti investimenti per strade, autostrade, porti e aeroporti nuove infrastrutture per far decollare il settore turistico, nuovi posti di lavoro e la premessa di un boom economico.
A distanza di cinque anni la situazione si è ribaltata: l’Ucraina si è accartocciata su se stessa causa una politica interna a dir poco instabile mentre la Polonia è cresciuta in maniera costante tanto da essere nel 2009 l’unico Stato dell’Unione a non conoscere la parola recessione.

Va di pari passo il dislivello di investimenti operato dalle due nazioni: da un’analisi condotta da PricewaterhouseCoopers sono 4.5 miliardi di euro il giro d’affari per gli Europei di calcio 2012 considerando che la Polonia e l’Ucraina hanno speso rispettivamente 20 e 13 miliardi di euro dal 2007 per prepararsi alla manifestazione e che gli introiti, se escludiamo quelli televisivi, sono solo ipotetici.
Visto lo scarso appeal delle due nazioni ospitanti ( anche la crisi gioca la sua parte) le presenze sono sotto le aspettative e la ricaduta occupazionale è di appena 60.000 posti di lavoro in Polonia nel 2012 (www.geopoliticamente.wordpress.com), la capienza di uno degli stadi che ospitano la manifestazione, anzi la situazione non va migliorando anche se come scrive il Warsaw Voice il tasso di disoccupazione è sceso nel mese di maggio dello 0,3%.

L’augurio è che sia in ambito economico che occupazionale, tale manifestazione non si riveli per i due Paesi ospitanti come un boomerang innescando un altro caso Grecia post olimpiadi.

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