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15 giugno 2012

La crisi dei partiti secondo Curzio Maltese

Si è tenuto nel pomeriggio presso la libreria Coop Ambasciatori di Bologna, nell’ambito dell’ampio programma della Repubblica delle Idee (di cui vi abbiamo già parlato) l’incontro con Curzio Maltese intitolato Partiti on/off. L’opinionista del quotidiano romano, accompagnato in quest’occasione dalla collega Annalisa Cuzzocrea, ha detto la sua sul difficile momento che stanno attraversando i partiti politici del nostro Paese e ha risposto alle domande che su questo tema gli hanno rivolto non solo i numerosi spettatori fisicamente presenti, ma anche le persone che hanno seguito l’incontro in streaming sul web e che si sono fatte sentire tramite Twitter.

In primo piano naturalmente la crisi dei grandi partiti che, pur nascondendosi sotto sigle sempre diverse, hanno dominato la scena politica negli ultimi vent’anni, a cominciare dal PDL e dalla Lega Nord, che secondo Maltese rischiano di scomparire non già per loro volontà, ma perché hanno fatto tutto ciò che potevano per convincere anche gli elettori più fedeli a non votarli più. Gli scandali che si sono susseguiti soprattutto negli ultimi due-tre anni hanno progressivamente allontanato da questi due partiti, Lega in primis, l’elettorato, che dopo aver dato loro fiducia scambiandoli per il nuovo che avanzava si accorge ora (con colpevole ritardo, sostiene Maltese) che in realtà Berlusconi e Bossi non sono poi meglio di Andreotti e Craxi.

Se a destra i partiti se la passano male e rischiano l’estinzione, non è che dall’altra parte le cose vadano meglio. C’è però, a detta di Maltese, una differenza tra il declino, forse inesorabile, di Lega e PDL e quello del PD: infatti il Partito Democratico, che in termini strettamente numerici è l’unico dei partiti “tradizionali” che mantiene le posizioni, sta mettendo in atto un vero e proprio suicidio, in quanto non solo non riesce a proporre una politica ben definita su temi importantissimi come l’economia, ma continua anche ad inseguire improbabili agganci con il Terzo Polo (che, nota ironicamente Maltese, è stato “ucciso” via Twitter dopo il fiasco delle ultime amministrative dal suo stesso leader Pierferdinando Casini) invece di guardare alla propria sinistra e alla società civile. Un partito come il PD, che non mostra alcuna capacità di autoriformarsi, è condannato a sparire, o nel migliore dei casi ad essere eternamente subalterno: questo il pensiero di Maltese, condiviso, a giudicare dagli applausi, dal pubblico.

Un altro segnale allarmante sull’incapacità dei partiti di capire cosa i cittadini pretenderebbero da loro è dato dalle ultime vicende relative alle nomine per l’Agcom e per l’Authority garante della privacy (ennesimo esempio di lottizzazione selvaggia, in spregio di qualsiasi criterio meritocratico) e dal voto negativo dato dal Senato sulla richiesta d’arresto per Sergio De Gregorio: simili episodi dimostrano che i partiti, ora più che mai, sono del tutto staccati dalla realtà del Paese.

A questo punto qualcuno ha provato a chiedere a Maltese se c’è una soluzione a tutto questo: le risposte, sebbene ironiche, hanno fatto intendere che secondo l’editorialista di Repubblica una buona dose di pessimismo è, in questo caso, ampiamente giustificata. Secondo Maltese l’unica, parziale novità che è emersa in tempi recenti è, ovviamente, il Movimento 5 Stelle: tuttavia, date le sue caratteristiche di partito “padronale”, alcune gravi lacune del programma, soprattutto per quanto concerne l’economia, e l’arrendevolezza mostrata nei confronti di Grillo da alcuni esponenti del Movimento (si veda a tal proposito il caso PizzarottiTavolazzi a Parma), è difficile, a giudizio di Maltese, pensare che possa essere questa la panacea di tutti i mali. Meglio sarebbe, secondo il giornalista di Repubblica, riuscire ad avere finalmente dei partiti con delle idee forti e non basati unicamente sul carisma del leader, ma la strada, oggi più che mai, appare lunga e in salita.

 

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