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7 luglio 2012

Giovani e lavoro? Due mondi distanti

18.6%: questa è la percentuale di disoccupazione, in Italia, dei giovani nella fascia d’età 15-24.

Questo vuol dire che più di quattro giovani su cinque non riescono a entrare a far parte del mondo del lavoro. Nel “migliore” dei casi studiano, gli altri, finito il liceo (anche se professionale) inviano curricula in ogni dove, ininterrottamente senza ricevere alcuna risposta.
Subentra, poi, quella che viene definita dai più la “depressione giovanile”, che caratterizza purtroppo i nostri anni: consiste nel ragazzo demoralizzato che non si affanna neanche più alla ricerca di un impiego e preferisce stare a casa, quasi non voglia affrontare il mondo all’esterno.

In Europa, i giovani senza lavoro sono oltre 5,5 milioni. A battere il nostro Paese sono la Grecia e la Spagna, con oltre il 50% dei disoccupati, mentre in Germania e in Austria c’è solo l’8/9% di disoccupazione giovanile.
Eppure i rimedi ci sarebbero e ci sono già nei paesi che non soffrono di questo problema.
In Italia lo studente universitario, o meglio, lo studente in genere, non ha guide, è abbandonato a se stesso. Sono pochissime le università che offrono orientamenti, stage, concorsi, alternanza e opportunità di inserimento nel “mondo dei grandi”. Queste cose, che sono la normalità nei Paesi europei e non che dal punto di vista della disoccupazione non hanno preoccupazioni, da noi sono un optional, una rarità.

Inoltre, la convinzione che la laurea sia ormai il diploma dei giorni nostri, quindi quasi un attestato da avere a tutti i costi, spinge i giovani a iscriversi all’università per non essere l’ultima ruota del carro chiamato “società” e non perchè realmente si ha la voglia di continuare gli studi, finendo così col perdere anni senza concludere nulla. Questo perché? La risposta è semplice: è ormai pensiero comune che senza una laurea è impossibile lavorare. Cosa del tutto falsa. Questo porta l’allontanamento dei giovani dal lavoro manuale, da quelle tradizioni industriali e artigianali che continuano a reclamare posti vacanti.
Il futuro è di coloro che hanno la forza di farcela da soli, data la mancata guida del Paese e dei suoi rappresentanti.

 

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