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19 luglio 2012

Migliaia i posti di lavoro a rischio con questa nuova e pesante privatizzazione

La Spending Review riserva sempre nuove e pessime sorprese: non ultima l’obbligo di dismettere o vendere le tantissime società partecipate pubbliche e in house che in questi anni hanno, comunque, rappresentato un’alternativa alla privatizzazione selvaggia dei servizi pubblici.

L’art. 4 della c.d. Spending Review  di fatto prevede lo scioglimento o l’alienazione (vendita) delle partecipazioni pubbliche delle società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni, laddove il FATTURATO  conseguito dalle stesse nel 2011 superi il 90% per prestazioni di servizi a favore delle p.a.  se non si liquidano e/o non si vendono,  le società partecipate pubbliche non possono avere proroghe degli appalti con l’Ente pubblico che ne detiene le quote societarie o rinnovi senza passare da gare. Laddove si opti per l’alienazione delle quote pubbliche le società privatizzate, invece, godranno del rinnovo automatico degli appalti pubblici in essere per altri 5 anni. Vengono escluse dalle previsioni dell’art.4  solo le società che svolgono particolari attività (servizi ai cittadini, centrali di committenza), e le società che saranno individuate con DPCM, le società Consip e Sogei. e  le società quotate e le loro controllate (ad esempio eni, enel,ecc…). In ogni caso si prevede l’applicazione anche a tali società dei limiti assunzionali previsti per l’Amministrazione controllante e il taglio del 50 per cento del personale precario, cioè il licenziamento. Infine a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2014 si sospende di fatto la possibilità di aumenti contrattuali derivanti dalla contrattazione nazionale e aziendale.

 

Una norma che di fatto ha il solo obbiettivo di regalare fette consistenti del mercato degli appalti pubblici alle società private di servizi, alle centrali della cooperazione e forse anche alle banche.

 

Un pezzo di mondo del lavoro rischia di essere sconvolto da questa privatizzazione

sia in termini di perdita di occupazione che di diritti e tutele.

Infatti molte di queste società hanno rappresentato una forma di ricollocazione per lavoratori già licenziati da precedenti dismissioni e lsu ma nel contempo soprattutto una forma di ritorno o mantenimento dei servizi sotto il controllo pubblico, cioè un argine alle logiche privatistiche e affaristiche del mercato e alle gare al massimo ribasso garantendo così in molti casi e in settori delicati la funzionalità dei servizi e il rispetto dei diritti degli utenti e dei lavoratori.

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