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29 settembre 2012

Bando per insegnanti? Troppo “maschilista”

Concorsone per insegnanti, non c’è pace per il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo.

Non bastava l’ira di Flc-Cgil che per il 12 ottobre ha annunciato uno sciopero nazionale della scuola, o quella dei Cobas che minacciano di ricorrere al Tar del Lazio, adesso ci si mettono pure le femministe.

Dopo solo cinque giorni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il bando per il reclutamento di 11.542 docenti nel biennio 2013-2014 è già sul banco degli imputati.

Stavolta però la concertazione coi sindacati o l’atipicità del concorso c’entrano poco. E’ tutta una questione di “genere”. Femminile o maschile. Come spiega il Laboratorio di studi femministi  “Anna Rita Simeone”  dell’Università La Sapienza , da cui un gruppo di docenti  ha scritto una lettera aperta ai ministri Profumo e Fornero, puntando il dito contro il machismo del bando.

Un dissenso fiorito – si legge nella lettera– «in seguito alla lettura delle indicazioni su prove d’esame e programmi contenute nel bando».

«Basta scorrere gli elenchi di autori che il candidato dovrebbe conoscere – dicono – per vedere che tra i filosofi, non c’è nemmeno una donna, tra gli scrittori, una sola, Elsa Morante». Ma non basta. A spingere nell’ombra l’universo rosa ci si mette pure la storia delle questioni di genere: fra i requisiti fondamentali per il bagaglio culturale dei partecipanti, il bando salta a piè pari il capitolo femminismo.

«Quando si parla di educazione linguistica – continuano – non c’è nessun riferimento al linguaggio sessuato. Quando si parla di geografia, non c’è nessun accenno al genere come categoria di indagine».

Stesso copione per il programma di letteratura italiana dove rimbalzano i nomi di Benedetto Croce, e Cesare Segre ma nemmeno un’esponente del gentil sesso. «E nessun riferimento ai gender studies come prospettiva critica di rilievo».

Una sforbiciata, quella data alle protagoniste femminili del nostro secolo, in cui la spending review c’entra ben poco.

Nonostante gli ultimi indirizzi ministeriali sanciscano il diritto di ogni docente dell’autonomia di insegnamento il velo steso sul genere rosa e sul ruolo chiave nella storia rischierebbe, secondo le insegnanti, di passare sotto silenzio.

«Sulla base dei parametri indicati dal bando, il sapere di un insegnante attento ai meccanismi di genere, che determinano la formazione della tradizione e la storica scomparsa o marginalizzazione delle donne, costituirebbe un elemento non essenziale rispetto al bagaglio di competenze che lo renderebbero idoneo alla professione».

In poche parole ben venga la storia in rosa, basta che dia la precedenza ai “cavalieri”. Ma le docenti non ci stanno e rilanciano.

«Una scuola per l’Europa non può lasciare le questioni di genere ufficialmente fuori dalla porta. La domanda che le poniamo è – concludono – non le sembra giunto il momento di smettere di farle entrare dalla porta di servizio?»

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