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10 luglio 2012

Religione a scuola: un’ora inutile?

Arriva la novità anche per i docenti di religione che potranno insegnare solo se laureati. Tuttavia la questione rilevante è se tale modifica sia davvero necessaria o se sarebbe meglio prendere atto che in molte scuole l’ora di religione è inutile, superficiale e non adatta ai fini educativi.

Ci sono insegnanti che magari ci provano anche a svolgere un determinato programma scolastico, ma ai ragazzi spesso non interessa perché tanto il voto in religione non fa media.

Forse il mondo spirituale poco importa agli studenti già sono sovraccaricati da compiti e interrogazioni.

La religione è un fatto personale, poco attinente alla natura e al fine perseguito dalla scuola.

Gli studenti non vanno a scuola per incontrare Dio, ma semplicemente per ampliare le loro conoscenze e competenze.

Se considerassimo la scuola come un luogo di formazione professionale, che precede l’inserimento nel mondo del lavoro, forse ci accorgeremmo che lo studio della religione per tali scopi è assolutamente superfluo.

È vero anche che spesso i docenti di questa materia affrontano tematiche importanti legate alla morale, all’etica, alla natura umana; ma non è forse compito di ogni insegnante essere prima di tutto educatori?

È giusto pregare in aula? L’insegnamento della religione cattolica non costituisce un limite al ruolo di integrazione che la scuola svolge tra i ragazzi di diversa etnia?

La fede, la religione, il proprio credo sono scelte personali radicate profondamente nell’intimità della propria anima.

Karl Marx ha scritto: “La religione è il sospiro di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. Essa è l’oppio dei popoli”.

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