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14 agosto 2012

L’Università del Texas in preda a follia omicida

L’ennesimo atto di violenza che conferma le parole dette in questi giorni dal presidente Barack Obama,  riguardante la regolarità con cui sparatorie sanguinose stanno accadendo, arriva dal Texas. Un uomo ha aperto il fuoco con un’arma automatica da una finestra di una casa, a un isolato dal campus della Texas A&M University di College Station. Il bilancio, ancora provvisorio, è di almeno tre morti, tra cui un agente di polizia. Alle 12:30 (19:30 italiane), l’ateneo diffondeva l’allarme dal suo sito web, e 15 minuti dopo, la polizia locale, riferiva che l’uomo era stato a sua volta  ferito dalla polizia ed è poi morto in ospedale.

Rigo Cisneros, che abita nelle vicinanze, ha riferito che la sparatoria è andata avanti per alcuni minuti e che dopo diversi colpi, “mi sono messo al riparo e ho potuto vedere che c’era un agente a terra”, come viene riportato dal sito LaStampa.it. Inoltre aggiunge sempre Cisneros, che in Afghanistan è stato ufficiale medico, l’omicida riportava  ferite alle gambe e nella parte alta del torace, ma era cosciente e chiedeva perdono per aver ucciso l’agente. Tempo dopo un portavoce della polizia afferma che, il  killer è morto in ospedale.

Intanto alla Texas A&M University, Sherylon Carrol portavoce della stessa università, afferma di non poter confermare o smentire se tra i feriti ci fossero anche degli studenti. Questo caso purtroppo non è l’unico in America, ma fa parte di una lunga lista di sparatorie che hanno lasciato  tanto sangue e che hanno preso molte vite a volte anche di giovani e giovanissimi. Basta ricordare anche solamente il mese scorso o poco più, l’irruzione di James Holmes altro omicida, nel cinema alla periferia di Denver, Colorado, dove stavano proiettando la prima del film di Batman che, aprendo il fuoco causò la morte di 12 persone o di Wade Michael Page che, facendo irruzione nel tempio sikh di Oak Creek in Wisconsin, uccise 6 persone e ne ferì altre tre prima di togliersi la vita,o di altri che, si preferisce non citare per non continuare a ricordare e rendersi sempre maggiormente conto della degradazione, della violenza e della crudeltà che oramai sempre di più attanaglia il mondo.

E’ sconvolgente vedere che l’età di questi killer oscilli tra i 22 e i 24 anni, fa venire i brividi. Spaventa maggiormente pensare che questo sia il mondo che dovrebbe accogliere nuove generazioni. Se nel lontano 1745 l’inno britannico più famoso al mondo diceva  “God save the Queen”, oggi -2012- sarebbe meglio allargarlo un po’ alla collettività e dire God save humanity”!

 

Fonte foto http://st.ilfattoquotidiano.it/

 

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