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30 agosto 2012

Quando Google farà anche l’autista

Ebbene sì, cosa potevano inventarsi dai quartieri generali di Mountain View per superare se stessi?

Dopo l’infinita lista di servizi online che big G ha integrato nelle proprie funzioni anno dopo anno, la sperimentazione più innovativa e tra le più ambiziose è quella che vede una decina di veicoli sparsi in tutto il mondo per circolare sulle strade di tutti i giorni…senza che nessuno li guidi, se non l’avanzato sistema computerizzato di bordo in comunicazione costante con i satelliti coadiuvato da telecamere e sensori di bordo.

Il concetto è quello di mettere su strada una vettura che grazie al calcolo di ogni movimento effettuato attraverso il monitoraggio satellitare, sia in grado di prevenire incidenti e manovre insidiose nel traffico quotidiano. L’auto che si guida da sola nasce, infatti, nelle intenzioni di Google, proprio come oggetto di prevenzione e incremento della sicurezza stradale, dato il noto e triste primato che spetta al traffico urbano per quanto riguarda le conseguenze mortali di incidenti stradali.

Sul blog di Google, l’idea venne presentata un paio di anni fa così: «Larry and Sergey founded Google because they wanted to help solve really big problems using technology. And one of the big problems we’re working on today is car safety and efficiency. Our goal is to help prevent traffic accidents, free up people’s time and reduce carbon emissions by fundamentally changing car use. So we have developed technology for cars that can drive themselves» (Larry e Sergey hanno fondato Google volendo aiutare a risolvere grandi problemi con l’utilizzo della tecnologia. E uno dei problemi maggiori che ci troviamo ad affrontare oggi è la sicurezza e l’efficienza delle automobili. Il nostro obiettivo è quello di aiutare a prevenire incidenti stradali, aumentare il tempo libero delle persone e ridurre le emissioni di carbonio attraverso un cambiamento radicale nell’utilizzo dell’auto. Così abbiamo sviluppato una tecnologia per le auto perché siano in grado di guidarsi da sole, ndr).

Se i fondatori Larry Page e Sergey Brin decisero di portare avanti con tanta convinzione un progetto così avvincente, ad oggi si può dire che la loro caparbietà è stata senza dubbio premiata. La notizia di pochi giorni fa orgogliosamente pubblicata dal team di sviluppo di big G che segue la sperimentazione è che a partire dal 2010 le Google Cars  hanno percorso 300 mila miglia (quasi 485 mila km) in tutto il mondo senza che si verificasse un solo incidente, grazie all’attento occhio del computer sempre attivo.

Una delle dimostrazioni più suggestive delle potenzialità che l’idea offre è data dal video che Google ha messo in rete nel quale si vede uno dei modelli di auto utilizzati per l’esperimento (l’ibrida Toyota Prius) scarrozzare letteralmente un signore (insieme a tre ingegneri di Mountain View) e riportarlo a casa in piena sicurezza e, mentre l’auto svolta impeccabilmente o si ferma ad uno Stop con precisione millimetrica, il signore, seduto al posto di guida, racconta di essere da tempo ipovedente e quindi del tutto incapace di guidare un’auto tradizionale. Ecco perché, nell’ultimo fotogramma, sotto il nome ed il cognome del signore in questione, compare la scritta “utente della Google car n. 0000000001”.

La strada percorsa è tanta, e da Google dicono che altrettanta li attende per perfezionare un’idea che se si dimostrerà all’altezza delle infinite e complicate situazioni che il traffico stradale presenta, potrebbe essere una rivoluzione da immaginario fino ad oggi solo fantascientifico e cinematografico. Solo la casa costruttrice Volvo, finora, nell’ambito di un programma di road safety patrocinato dalla Commissione europea, ha intrapreso una sperimentazione in parte simile a quella del colosso informatico della grande G (ne abbiamo parlato qui).

Per spingersi oltre e progredire nell’affidabilità del progetto Google inizierà, quindi, una seconda fase di test affrontando percorsi come strade completamente innevate o con lavori in corso, stavolta con l’aggiunta di un nuovo modello nel parco auto (la Lexus Rx 450h, Suv ibrido del gruppo Toyota).

Chissà che questa idea non sia venuta ai Google Boys proprio partendo da quelle che tutti abbiamo considerato le Google Car, ovvero le auto tappezzate di scritte Google Maps che ognuno di noi ha visto almeno una volta girando in macchina, caratterizzate da quell’enorme complesso di fotocamere digitali piazzate sul tetto grazie alle quali possiamo vedere, ormai, ogni angolino del mondo, dall’atollo sperduto a Bora Bora al terrazzino della casa in un vicolo di Taiwan.

I più ironici probabilmente penseranno che in realtà l’idea l’abbiamo avuta tutti davanti a un qualunque episodio di Supercar nel quale l’indimenticato protagonista Michael Knight si rivolgeva alla sua spettacolare KITT con un «KITT, guida tu: pilota automatico». Peccato che quella del telefilm fosse finzione, e KITT solo una bellissima Pontiac Trans-Am tirata a lucido ma con una tecnologia che si fermava a cristalli liquidi e led colorati.

Da un certo punto di vista anche Google ha voluto esagerare, portando qualche mese fa la sua idea a bordo di una delle Ford Fusion che corrono nel campionato americano Nascar, ma dopo aver ottenuto la bizzarra sensazione di guidare un’auto da corsa senza doverla in realtà guidare, a Mountain View hanno deciso che era il caso di rientrare nei ranghi e tornare alla sicurezza stradale.

Insomma, visto l’impegno di big G nella vicenda, domani potremmo trovarci nel tragitto da casa al lavoro con con uno chaffeur senza pari: invisibile, ecologico, silenzioso, meticoloso, infallibile e tecnologicamente avanzatissimo.

 

Fonte immagini: http://googleblog.blogspot.it; foto di Tommaso Sabbatini.

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