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16 agosto 2012

Spegnete la televisione

«Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto» Karl R. Popper, filosofo. Da Cattiva Maestra Televisione, trad. italiana Marsilio Editore.

Truman Show

Truman Show

Spegnere la televisione é una scelta, una possibilità, un’alternativa. Se si parla di società dello spettacolo, sono due gli argomenti: la finzione del Truman Show e la vita degli altri, lo spettacolo che vuole una nazione tutta uguale, con un unico alfabeto, un solo linguaggio.

Il personaggio del film di Peter Weir è dentro una finzione costruita da un grande demiurgo. In un’analisi attuale, chi tesse i fili oggi è il pubblico televisivo, quello delle telenovelas, decretando il successo o meno di un format.

Truman siamo noi e non più i protagonisti dei reality longevi da anni. Il rapporto si è rovesciato, il protagonista dello show con la sua vita ripresa è consapevole del copione da rispettare (anche perché dopo anni di messa in onda di uno spettacolo quelle norme sono oramai metabolizzate) appena approdato in televisione. Le agenzie di modelli e modelle, dello spettacolo legato al corpo, alla visibilità, scelgono le persone da chiudere nel teatrino televisivo. Iniziata la recita, consapevoli delle norme (i fili sono cambiati di volta in volta, ma quello da sapere è come deve svolgersi la permanenza nel contenitore televisivo) Truman diventiamo noi: i personaggi dello spettacolo dirigono i giochi mentre il pubblico si trasforma in attore, quegli attori inconsapevoli, quelli ingenui i quali credono alla bontà delle loro azioni e del loro dire. Tutto programmato dalle regole delle pubblicità, è lo spettatore ora attore ad essere il capitalista, colui che con il telecomando porta alti ascolti al programma. I protagonisti dei reality e i finti critici o opinionisti sono nostre pedine, la loro sorte dipende da come usiamo il telecomando. Il protagonista del Truman Show oggi è l’occhio che guarda: il pubblico.

E’ come andare al teatro : macchinisti, autori, registi, truccatori e commedianti conoscono la storia e colui che deve apprendere il racconto è lo spettatore. E come è noto è il pubblico a far sì che una pièce teatrale abbia successo. Abbiamo portato al successo per anni prodotti televisi scaduti, ripetitivi e tristi. Siamo dentro la finzione, gli osservati siamo noi e non più il protagonista di The Truman Show. Veniamo osservati dal prodotto televisivo quando, con le statistiche, si studia il tipo di spettatore a cui rivolgersi, alle fasce di pubblico. Il rovesciamento ha portato lo spettatore ad essere attore, il vero conduttore dello show. Senza pubblico, dunque, un programma viene chiuso dalle pubblicità, poichè l’attore a cui destinare l’offerta del prodotto non è seduto davanti al televisore. E ogni prodotto di pubblicità è vivo, perche qualcun altro deve guardarlo.

Il secondo argomento è il pubblico che abbiamo chiamato attore, l’attuale Truman. Se nel film lo spettatore si affeziona a Truman per una vita intera, nella società mediatica lo spettatore si affeziona ad una stagione al personaggio proposto, mentre altri (sedicenti opinionisti o personaggi di gossip) persistono nel tempo. Sono le generazioni che hanno cambiato il loro linguaggio, il modo di parlare. Quello che si ascolta in Tv e è il vero linguaggio moderno. Un linguaggio morto, povero, crudo, assunto a verità dallo spettatore/attore moderno. Non sono solo guitti o maschere, i personaggi televisivi sono diventati modelli da imitare, quelli spavaldi, che si fanno rispettare. E nella propria vita quotidiana, in un momento di crisi sia economica che di valori o scelte, il destinatario degli show televisi vorrebbe emulare il proprio beniamino, quello che ce l’ha fatta, quello che è in tv e ora tutti riconosceranno nelle strade. C’è un’intesa tra chi parla e chi ascolta, il pubblico riconosce la star del momento, vorrebbe imitarla, carpirne la furbizia. Sono storie raccontate (ma costruite a pennello) dagli autori televisivi, mentre lo spettatore a casa è condizionato (se sceglie quel programma) a recepire quei racconti travestiti da realtà. Spegnere la televisione è rinunciare alla vita fittizia dello schermo, poichè non è nostra ma finta, artefatta, vuota. Le persone meritano di più che squallidi teatrini. Forse è questa una possibile soluzione in tutto ciò che ci siamo raccontati in questo articoletto, meritarsi di più. Poichè loro non meritano noi.

Danilo Ruberto

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