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10 settembre 2012

Ammissione universitaria: come funziona all’estero

Settimana di test nelle università italiane, ma fra discussioni accese e polemiche sulla legittimità o meno dei quiz di ammissione, viene da chiedersi come funzionano le cose in Europa e nel resto del mondo. Sono ormai noti a molti quei paesi dell’est europeo che offrono — senza troppe difficoltà — l’accesso a facoltà quali medicina o odontoiatria, causando la “fuga” all’estero di molti studenti italiani che da anni provano ad immatricolarsi in Italia.

Ma come stanno le cose nel resto d’Europa? Le direttive europee in realtà non prevedono l’istituzione del numero chiuso, richiedendo tuttavia che gli studenti abbiano un ottimo grado di preparazione culturale. In Italia si è scelto di adeguarsi alle direttive UE adottando quiz volti a verificare questa preparazione, limitando così a molti il diritto allo studio e provocando un diminuzione notevole dei laureati rispetto alla media europea. È bene far intendere che anche altri paesi come l’Inghilterra, la Spagna, gli Stati Uniti e molti altri, adottano misure utili per testare lo studente prossimo all’iscrizione utilizzando però metodi diversi. In Inghilterra e negli USA ad esempio la domanda di ammissione viene presentata ancora prima della fine della scuola superiore, complice un sistema di orientamento che perdura per tutto il percorso scolastico fino al diploma.

Nei college statunitensi inoltre viene prestata molta attenzione alle attività extracurricolari e non solo: vengono valutati i voti conseguiti durante il liceo, le particolari attitudini dello studente, le attività sportive e la partecipazione ad eventi e organizzazioni scolastiche, riuscendo da un lato ad avere un quadro completo della persona che si va ad ammettere, dall’altro conservando (per meritocrazia) il prestigio dell’università stessa.
In Inghilterra viene richiesto l’invio della “personal statement”, una lettera con la quale lo studente illustra le proprie peculiarità, le ragioni che lo spingono a fare domanda e i propri obiettivi; una pratica senza dubbio utile, che prepara lo studente anche al mondo del lavoro dove la lettera di presentazione è obbligatoria per porsi al meglio. In Francia invece, il numero chiuso è assente. In alcune facoltà il sistema francese valuta la volontà dello studente e il livello di preparazione mantenendo in formazione solo gli studenti che sono stati in grado di terminare il primo anno sostenendo tutti gli esami previsti.
Una panoramica sui vari sistemi universitari può essere utile per comprendere meglio la situazione del nostro paese e per capire se possiamo migliorare la nostra università magari adottando sistemi diversi, facendo si che né dopo il diploma né dopo la laurea gli studenti italiani si vedano costretti a fuggire dal proprio paese per cercare istruzione e lavoro altrove. La speranza di un cambiamento in positivo è auspicabile per noi come per tante altre nazioni dove purtroppo molti giovani si vedono negare davvero ogni diritto all’istruzione ( e non solo), a causa di selezioni che penalizzano l’individuo in base al sesso o alla classe sociale di appartenenza.

 

Fonti: www.menodizero.eu

Fonti foto: controcampus.it

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