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14 ottobre 2012

L’autismo a scuola

A volte basta poco per capire che non si è diversi, ma “speciali”. A scuola la diversità e la disabilità sono problemi quotidiani che hanno il volto di tanti ragazzi.

Comprendere l’autismo significa fare un viaggio alla scoperta profonda dell’essere umano, un’avventura in cui l’amore ha un volto segnato da mille problemi e difficoltà.

Chi convive con l’autismo si trova in una sorta di paralisi, uno stato di impotenza che solo con una grande forza di volontà può riuscire a sopraffare. Essere autistici non significa essere diversi né tanto meno prigionieri del proprio corpo o della propria mente; come chiunque altro l’autistico può respirare la libertà dell’esistenza, può sognare, immaginare, comunicare e relazionasi con gli altri solo in modi differenti dall’ordinario.

Nelle scuole gli studenti apprendono in ogni momento, imparano ascoltando l’insegnante, leggendo e relazionandosi con l’intera classe. Per un ragazzo autistico le cose sono ben diverse: c’è bisogno di un ambiente modificato, di tecniche di apprendimento specifiche – in genere strutturate in sequenze – e di personale docente competente.

La scuola deve cambiare e iniziare ad adattarsi alle esigenze dei suoi componenti. Un luogo in cui i ragazzi trascorrono la maggior parte del proprio tempo, imparando a crescere e a relazionarsi con gli altri non si può continuare mantenendo delle vere e proprie “barriere” – architettoniche e mentali.

L’autismo non si può combattere, si può solo vivere.

Per vivere, però, un ragazzo autistico ha bisogno di essere trattato con dignità e rispetto, al pari di qualsiasi altro coetaneo.  La scuola deve essere un’occasione per tutti.

Oscar Wilde ha detto: «Siamo tutti nel rigagnolo della vita; ma alcuni di noi fissano le stelle» 

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